Aprile


Poche parole per scarsezza di idee. Ha detto tutto lui.


Già l’ho scritto qualche giorno fa: io detesto i film politici. Ma c’è un modo per parlare di politica che è anche un modo di parlare di un paese, e quindi di una comunità, e ultimo ma non meno importante, per ricollegare lo spirito della comunità con il senso dell’individualità. Nanni Moretti possiede queste qualità, e le mette a frutto con pudore, con un feroce sorriso (a tratti malinconico) e con lo spirito di chi sa di essere al di sopra delle parti (in quanto artista) ma non si crogiola nel suo complesso di superiorità, nè rinuncia a combattere per ciò che crede. Nonostante il tempo che passa, nonostante un figlio che ti riempie la voglia di tornare bambino…


Ma la sua “regressione” in realtà non è tale, è solo (quasi) un’espediente narrativo: alla fine Nanni ci parla di tre anni d’Italia, senza farcene accorgere, con una splendida e sorniona scaltrezza.


L’unica nota veramente negativa è che la forza del messaggio (probabilmente sentito) si perde un po’ a favore di una poeticità diffusa e che pur facendo i conti con alcuni grandi temi dell’umanità – mantiene come sempre la prospettiva micro, il sè, lo studio autoreferenziale: Moretti su Moretti.


 

One Thought on “

  1. utente anonimo on 27 dicembre 2005 at 17:53 said:

    teniamoci stretto Moretti: perchè sono rimasti veramente in pochi in Italia a fare cinema…

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