Sognando Beckham


Oggi sto scrivendo post un po’ brevi per i film visti nel weekend, perché alcuni di loro non meritano molta attenzione. Bend it like Beckham è una commediola, piacevole, divertente, molto british, molto indi, senza spunti particolarmente originali, se non un’immagine gioiosa, rispettosa e comedy delle comunità di immigrati in inghilterra. Forse è un po’ leggerino, ma di sicuro ci dice qualcosa sui rapporti tra tradizione e progresso.


Si vede che stamattina non muoio dalla voglia di postare?


Per approfondire non posso che consigliarvi il libro (bellissimo) di Zadie Smith, “Denti bianchi”.

4 Thoughts on “

  1. si vede, si vede… :D
    Ma non e’ un problema, anche perche’ parli malissimo di sonore schifezze e in maniera doverosa di pellicole senz’altro piu’ gradevoli come questa (che personalmente ho trovato deliziosa al cinema ormai piu’ di un anno fa)…
    E tanto basta XD
    Misato-san

  2. uhm… come al solito… evvabbe’, la cosa migliore di questo film sono i contenuti speciali del dvd con la regista che insegna a fare il riso tandoori :P

  3. utente anonimo on 24 febbraio 2004 at 15:35 said:

    Secondo me c’è di più, ed è che Sognando Beckham è uno dei pochi film che io abbia mai visto a riuscire a far vedere il calcio giocato, cosa che difficilmente avviene perfino in film dedicati a personaggi del mondo del pallone, come ad esempio “Best”.
    Altri esempi sono “Fuga per la vittoria” (bellissimo, ma non è un film sul calcio, anzi, è sul suo opposto, la tragedia confrontata con ciò che dovrebbe essere divertimento) e l’”Allenatore nel Pallone” che, checchè se ne dica riguardo a regia e contenuti, è un film sul mondo del calcio, parodiato in alcuni casi in maniera molto puntuale. Ad esempio la “saudade” di Aristoteles, le manovre di mercato con l’acquisto di Platini per ottenere metà Rumenigge e i tre quarti di Giordano, il viaggio in Brasile per cercar talenti. Tipici esempi dell’Italia calcistica anni ’80, susseguente la riapertura delle frontiere.
    Tornando a Sognando Beckham, il film merita soprattutto per questo: vuole narrare una storia di scontro culturale, ma lo fa usando quasi sempre il linguaggio del pallone. E il finale è, ovviamente, lieto: come la più bella emozione del calcio, il pallone che solca la linea di porta ed entra in rete.
    Teo

  4. teo, non posso che ringraziarti per l’escursus – puntualissimo come al solito – grande

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