In the cut


Un altro film che mi ero perso del 2003. Ho poco da dire. Il thriller erotico ha dalla sua una profondissima cura nella rappresentazione del desiderio e dell’attrazione, grazie alla sensibilità femminile che non si può riconoscere alla Campion. Ma forse non basta.


L’inizio è straordinario, con i titoli di testa, le immagini a focale corta, il volto segnato della Leigh (splendida), que serà serà, il sogno in b/n di una pista di pattinaggio. Bellissimo. E per tutto il film la cosa che stupisce e affascina di più è il modo in cui la Campion gestisce l’immagine, i colori, le focali, le luci, mostrando una New York torbida, sporca, sudata, come l’incubo in cui la Ryan (intensa ma un po’ deludente) suo malgrado precipita. Tutto merito del direttore della fotografia, tal Dion Beebe (quello di Equilibrium Chicago). Che bravo.


Però è anche un thriller, e come thriller funziona ben poco. Uno schema usuale e abbastanza prevedibile, una risoluzione (il faro) che, se fascinosa visivamente, lascia il tempo che trova dal punto di vista narrativo. Non c’è tensione, non c’è l’ansia che il viaggio da incubo nei dubbi di una donna, tra attrazione e repulsione, vorrebbe trasmettere. Ripeto, lo scavo psicologico è perfetto, la cura dell’immagine sopraffina, ma (forse stavolta) non basta.

8 Thoughts on “

  1. non ho visto il film e quindi non mi esprimo ma sono qui per consigliarti una visita ad un sito meritevole (se ti piace ridere e mi pare che sei il tipo).E’ un mio concittadino apomatto che doppia film famosi in dialetto (credo comprensibile anche a chi non è di Perugia).Il pezzo forte è Shining.Fammi sapere cosa ne pensi e se hai compreso tutto .ciao.

  2. grazie – vado pazzo per queste cose – ci vado appena trovo una connessione veloce – ciao ciao

  3. a me non è piaciuto particolarmente… Hai visto “L’AMORE DI MARJA”? è molto bello!!!!

  4. non si è capito che non è piaciuto un granché nemmeno a me?

  5. scrissi a suo tempo che il film della campion va letto come viaggio nell’subconscio di una donna e non come thriller conturbante e narrativamente coerente. Il testo è percorso in superficie di parecchi rimandi psicoanalitici più o meno espliciti. Che poi il thriller e la ‘selezione’ di maschi nei meandri della mente della ryan si sovrappongono, è un’abile mossa di chi il film l’ha scritto e forse anche di chi l’ha prodotto.
    saluti
    DT

  6. un film da rivalutare. il thriller è un accidente. mi permetto di rimandare a me stesso (non ho il permalink) e al mio archivio.

  7. a mio parere il lato psicologico e metaforico, lo ripeto, è straordinario (si pensi a tutte le donne che la Ryan vede correre (scappare?) per strada)

  8. Sono completamente d’accordo con te. E il bello e’ che io gia’ me l’aspettavo un film cosi’, ma mi ci hanno trascinato lo stesso!

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