Che ora è laggiù


Il cinema di Tsai Ming-Liang non corrisponde, per qualità formali e per l’idea di cinema che lo muove dall’interno, ai miei ideali. Ma non posso non apprezzare l’apporto estetico sotteso a questa fissità imperterrita e sottilmente ironica, e riconosco che il discorso sulla solitudine ne esce fuori con una notevole forza.


Questo film, è da dire, mi è piaciuto meno di The Hole dello stesso Tsai, che era illuminato da quelle fantasmatiche (pur se posticce) finestre musical che attutivano la malinconia apocalittica dell’assunto narrativo.


Però anche Che ora è laggiù è mosso da un’idea metanarrativa davvero profonda: il tempo, l’incomunicabilità, la solitudine, non sono distanze incolmabili finché c’è il cinema. E’ sguardo immerso nello schermo l’unica salvezza concessa, è il cinema che può unisce Parigi e Taipei nel tempo minimo di un fotogramma, grazie al viso invecchiato e bambino di Jean-Pierre Leaud.

5 Thoughts on “

  1. ho perso la seconda puntata di taken e non ho intenzione di vedere la terza stasera, ho altro da fare. beh, pazienza, mi sono perso anche questa serie.

  2. di Tsai ho visto tutti i film (grazie a Ghezzoz).Il mio preferito rimane vive l’amour che avrò visto 2-3 volte (per me è eccezionale vedere un film più di 1 o due volte,se è un capolavoro).Mi riconosco nella solitudine dei personaggi e nell’attore feticcio del regista…

  3. :-) io ho “il fiume” lì che mi aspetta da un po’, sarà una delle prossime visioni…

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