Una storia moderna – L’ape regina

di Marco Ferreri, 1963

L’essenziale Cineteca di Bologna, tra le tante cose, offre in questi giorni alcune proiezioni del primo Ferreri (all’Officinema, ex Lumiére). La parola magica è: pellicola. Per di più: restaurata. Che vuoi di più dalla vita?

Marco Ferreri è un’autore che ho sempre amato moltissimo, da quando lo scoprii per caso, anni fa. Il film era L’ultima donna, e non era nemmeno tra i migliori. La grande abbuffata è immenso e Non toccare la donna bianca uno dei miei cult-movie. La lista potrebbe proseguire, anche se me ne mancano molti (tra cui il periodo messicano). Questo primo film italiano di Ferreri, appunto, mi mancava.

L’ape regina è un apologo sull’istituzione familiare cattolica. Costruito (per autodefinizione) con un andamento cinicamente favolistico ed allegorico, il film utilizza alcuni cliché della commedia all’italiana (e quell’uomo monumentale che era Tognazzi, grandissimo) per sparare a zero sulla visione cattolica del matrimonio. Il tutto condito ovviamente da una misoginia (misantropia, in realtà) impressionante, ma senza perdere mai per strada il senso e gli obiettivi morali dell’opera. C’era già molto Ferreri già qui, dai temi dell’impotenza e della castrazione, all’annuncio visionario di una rivincita del matriarcato.

La censura non fu gentile con questo film, e i tagli sono ben visibili. Ma, tolto lo scandalo, resta prepotente la forza del messaggio. Ancora attuale.

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