La mala educación

di Pedro Almodòvar, 2004

"Io non credo in Dio! Sono un edonista."

"Cos’è?"

"Sono quelli a cui piace divertirsi. L’ho letto sull’enciclopedia"

Ignacio ed Enrique, Manolo e Ignacio, Manuel e Juan, "La visita" e "La visita": chi non ha visto non capirà molto (meglio così), ma La mala educaciòn fa girare la testa, per il modo in cui è concepito. La struttura è basata sulla confusione (nostra, ma non solo) tra vita e cinema, con molti livelli di realtà che si intersecano tra di loro: prima di tutto il reale e il filmico (al tempo stesso metacinema e immagine mentale provocata da una lettura), e all’interno di quest’ultimo il presente e il ricordo (anch’esso a sua volta immagine mentale di matrice letteraria).

Tolto tutto questo, il film è sostanzialmente un melodramma, ma dichiaratamente noir: nella seconda parte un cinema dove due personaggi si nascondono proietta una rassegna di "cinema negro". Un personaggio dice: "Mi sembra che tutti questi film parlino di noi". Come a dire: è questo film a parlare di tutti quei film, dell’universo di di Hawks e Wilder, di quell’immaginario. Certo, un noir un po’ inusuale. Ma c’è l’intrigo di coppia e il tradimento, il mistero del doppio svelato, il gioco perverso delle identità, l’omicidio passionale.

Almodòvar è (ancora) un grande regista, non si può negare. La mala educaciòn è però un film tutto di testa, occupato ad affastellare piani diegetici, prolessi e analessi, film e vita, mescolati con una maestria ineccepibile e senza una sbavatura. Concentrato negli sforzi per parlare solo e unicamente di passione e ossessione (rendendo sterile ogni polemica sui preti pedofili), lascia però un po’ da parte quell’intensità melodrammatica che avevamo amato nei suoi ultimi due capolavori.

E resta un’opera straziante ma molto ironica, genialoide ma molto matura, molto dura e certamente molto bella. Ma sicuramente più asciutta e glaciale di quanto avremmo voluto che fosse.

nota: Gael Garcìa Bernal mi ha fatto l’effetto che mi fece Jaye Davidson in The crying game: quest’uomo è una gran bella donna. Bravo bravo, comunque.

16 Thoughts on “

  1. Bene, bene…sicuramente questo è il prossimo film che andrò a vedere.
    Buona giornata
    Carlos

  2. Io a parte CARNE TREMULA che ritengo imbarazzante, credo che PEDRO abbia fatto dei bellissimi film, ogni volta mi stupisco nel modo che ha di raccontare la SOLITUDINE.

  3. utente anonimo on 13 ottobre 2004 at 14:28 said:

    Scusa blogger…
    ma cosa e’ “prolessi” e “analessi”

  4. L’analessi è l’evocazione a posteriori di un evento passato (flashback). La prolessi è il racconto in anticipo di un episodio futuro (flashforward). Sono definizioni trovate sul web: sempre meglio essere precisi!

  5. beh…. che il film ti lasci un pò “scombussolato” non si può certo negare…… ma è pieno di significati sociali, anche se molto meglio è stato “Parla con lei”

  6. Perfettamente d’accordo! Anche se le prolessi e le analessi me l’ero dimenticate… ;-)

  7. anto: intesi, lo scombussolamento è un pregio del film!

  8. OT : @ kekkoz : grazie del linkaggio ^_^ te ne sono molto grato

  9. Qui ancora non è uscito. Darò il mio piccolo giudizio appena possibile (contenti eh? temevate di non sapere il mio giudizio, scommetto)
    ;)

  10. sempre il prof: “almodovar fa di tutta l’ erba un fascio”. La settimana prima era entrato in classe maledicendo Michael Moore, la volta dopo era irritato contro il nobel alla “pazza furiosa austriaca”…Cioè, questo inizia tutte le sue lezioni così, senza alcun motivo sensato…

  11. L’ho appena visto… Non m’è piaciuto un granché…
    Troppo costruito (o meglio, la costruzione traspare troppo), con uno stacco narrativo che ho trovato fastidioso (tra prima e dopo la scena della ripresa cinematografica). E un finale buttato un po’ lí… Ma devo pensarci, lo recensisco tra qualche giorno…

    PS. Gael Garcí Bernal è anche un bell’uomo, eh, non solo una bella donna!

    A proposito della polemica su Ferrara, mi verrebbe da dirti non ragioniam di lor, se non stessero – a mio parere scientemente – devastando quello che resta della cultura italiana…

  12. l’ho visto stasera…
    spettacolare.
    noir postmoderno: la femme fatale è un trans eroinomane
    altro che rapporto omoerotici alla hammett!
    bravo bravo bravo Pedro.

  13. l’ho visto venerdi’ scorso perche’ Almodovar non e’ uno che faccio attendere… :D
    Leggermente inferiore rispetto ai suoi film piu’ recenti per quel che concerne il piano emozionale, resta comunque riuscitissimo… mi ha un po’ irritato la pubblicita’ che ne e’ stata fatta, tutta puntata sul discorso del collegio come se quello fosse IL tema del film.
    Misato-san

  14. infatti misato. i trailer e le trame pubblicitarie buttano tutta l’attenzione sulla parte sbagliata… beh così almeno c’è sempre il tempo per una sorpresa, no? :-)

  15. forse c’è un po’ di autocompiacimento in questo film, però non mi è dispiaciuto. Quella parola finale “passione” sul cinema poi per me era spettacolare.

  16. utente anonimo on 31 marzo 2007 at 16:48 said:

    bello…ma ci ho messo un pò ad apprezzarlo…

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