Shrek 2

di Andrew Adamson, Kelly Ashbury, Conrad Vernon, 2004

Pur avendo apprezzato Shrek per quel che è (necessariamente, un gran bell’oggettino), non nutro una spassionata simpatia per l’orco verde di Andrew Adamson. Un po’ per la mia predilezione per i prodotti Pixar, sempre spanne sopra a quelli Dreamworks (e quello era pure l’anno di Monsters, Inc.), un po’ per i difetti che il film riscontrava, già dalle "seconde visioni".

Nel suo insieme, il secondo capitolo è, non di molto ma in maniera evidente, superiore al primo. Superati con professionalità i seri problemi di ritmo di Shrek, l’evidente interesse degli autori per una maggior profodità e coralità dei personaggi porta buoni frutti. Il discorso sbocciato nel film precedente viene sviluppato: da valore da rispettare, la diversità diviene un valore da conservare, e da difendere a tutti i costi. E il lieto fine è davvero convincente per la coerenza con cui chiude questo dittico (e che ci permette di liberarci dell’orco per almeno tre anni). Senza contare il "solito" divertentissimo numero musicale alla fine (che sta a questo film come i "corti" stanno alla Pixar).

Ancor più del primo, questo secondo Shrek si rivolge a un pubblico disincantato e adulto, che riconosce gli ammiccamenti cinefili, quelli scatologici e (in misura controllata) sessuali. Qualche cosuccia non funziona, è irrimediabile: l’eccesso citazionistico non è più riferito solo (o soprattutto) al mondo delle fiabe e dei cartoon, ma questa volta in modo massiccio al cinema hollywoodiano: gag irresistibili, ma il metodo non convince del tutto. Così come la colonna sonora, un paio di volte persino irritante. Ma Capitan Uncino che suona il piano nella bettola cantando con la voce di Nick Cave è la trovata più geniale di tutto il film.

Mostruosi passi avanti nella tecnica: si vede nei grandi spazi e nei paesaggi (durante il viaggio verso il "land far far away"), ma soprattutto si nota nel personaggio della fata madrina (tra l’altro, azzeccatissimo), che raggiunge una verosimiglianza e un’espressività impressionante.

Infine, impossibile non nominare la vera star del film. l’impagabile personaggio zorresco del Gatto con gli Stivali. Al di là delle scene mostrate negli spot (purtroppo tra le migliori, come quella della palla di pelo), tiene davvero testa a tutti, tiene persino in piedi molte scene da solo, e fa sganaciare ogni volta che apre la bocca, ma anche solo standosene in disparte. Oppure aprendo i suoi occhioni dolci.

15 Thoughts on “

  1. Trooooooppo buono Kek, troppo buono. Talmente buono che inizi a farmi venire i dubbi: non sarà che sono andato al cinema TROPPO condizionato dalla mia antipatia per Shrek e Dreaworks?

  2. Hmm non l’ho so, a me ha divertito, ma nulla di più. Tutto questo messaggio profondo non ce lo vedo. E secondo me, continua a essere più per bambini che per adulti.
    Ciaoo rob

  3. utente anonimo on 27 dicembre 2004 at 22:06 said:

    capitan uncino mi pareva tom waits piu che cave cmq secondo me rimane un ottimo film

    federico

    erba gatta….no es mia

  4. Il mio dubbio è stato fugace; sei stato decisamente te ad esser troppo buono ;)

    Concordo con Rob (e anche con Federico: non era Waits?)

  5. ho controllato, abbiamo entrambi ragione: capitan uncino nel film canta due canzoni. una è di tom waits (Little Drop of Poison) e una è di nick cave (People ain’t no good).

    federico: “erba gatta….no es mia” mi ha fatto davvero piegare in due.

    comunque non è un capolavoro. però è un gran buon film, e comunque migliore del primo. “alla cinebloggers”, un 3 e mezzo. mi riservo di smontarlo alla seconda visione.

    rob: non ho detto messaggio profondo, ho detto messaggio sviluppato.
    magari ho parlato di maggiore coralità e profondità dei personaggi rispetto al primo. riconfermo.

  6. capitan uncino che canta tom waits e nick cave? wow!

  7. Su, non sentirti in colpa, perché riservarsi di smonmtarlo alla seconda visione? Molti di noi (io compreso) siamo condizionati dalla rivalità Pixar-Dreamworks e reagiamo di conseguenza. Abbiamo (ho) un pregiudizio anti-dreamworks. Invece andrebbe fatto notare che è bello che pur senza raggiungere l’eccellenza assoluta del prodotto Pixar c’è anche qualcun’altro che cavalca il genere “animazione digitale” con dignità e padronanza dei mezzi. Secondo me Shrek eccede nel citazionismo, è un’apoteosi del postmoderno, tecnicamente non è al livello de Gli incredibili, dà un po’ fastidio il fatto che abbia incassato negli USA MOLTO più de Gli incredibili; ma è così divertente da farsi perdonare molto.

  8. hai detto più o meno quello che penso anch’io. siamo perfettamente d’accordo su tutto.

    sullo smontarlo, l’ho detto perché è quello che mi è successo con shrek: alla seconda botta non funzionava più (se non in lingua originale: eddie murphy è una furia della natura)

  9. molto (OT), ma che si deve fare per entrare nel magico mondo della cinebloggers connection? Domanda in carta bollata? Versamento su C/C? :D
    Ciaoo Rob

  10. devi farti invitare. e ti sto invitando io. quindi, a breve, benvenuto.

  11. utente anonimo on 28 dicembre 2004 at 14:33 said:

    quel gatto…lillo

  12. quel gatto, lillo!

  13. grazie mille!! :D
    Ciaoo Rob

  14. il Gatto *___________*

    Misato-san

  15. ma il capitan uncino non canta con la voce di tom waits?

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