PTU

di Johnnie To, 2003

Hong Kong, di notte, è una giungla. E in una notte come tutte le altre, con la Police Tactical Unit (PTU, appunto) che pattuglia i quartieri e due boss che si fanno la guerra attraverso piccole corruzioni e beffardi omicidi, Lo perde la sua pistola e Mike lo aiuta a ritrovarla, mentre una bella agente del Crime Investigation Department si finge irreprensibile e cerca di capire.

PTU è un noir che parla di livelli sociali, di gerarchie repressive, e del loro sovvertimento: lo si intuisce fin dalla prima apparizione di Lo, alla caffetteria, e ne è conferma la disperata ricerca di un marchio di status, e la riproduzione/falsificazione di quello stesso oggetto. Allo stesso tempo, un noir nerissimo che però in più di un’occasione si rifà alla tradizione della farsa, diventando una specie di thriller degli equivoci: scivoloni (due) su bucce di banane, telefonini scambiato per sbaglio, e via dicendo.

Come se ciò non bastasse ad indicare che PTU non è un semplice noir, il tono di To è liberissimo, e alterna momenti di terribile violenza (come la splendida scena del tatuaggio) ad un’ilarità diffusa, sorniona e irrisoria. Lo stile invece è semplicemente ineccepibile: i soliti piani lunghissimi, le solite perfette "composizioni per corpi umani e arredo urbano", e una fotografia che è un piacere per gli occhi: un affresco della notte metropolitana che ha pochi eguali, tra echi scorsesiani e kafkiani, tra il buio sotto i muri e le luci bianche e accecanti dei lampioni, fino a un (tradizionale) ricongiungimento stradale/narrativo, e a una chiusa (molto) meno tragica del previsto.

Insomma, ancora un film che dimostra l’indipendenza (economica e dal pubblico) di To. A dimostrarlo, la scena delle scale: cinque minuti contati di silenzio illuminato dalle torce elettriche, vetta di una politica di dilatamento temporale, che potrebbe essere pura tensione ma che To contrasta con una musichetta che nessun essere umano avrebbe mai messo, proprio lì. E che si concludono in modo paradossale e frustrante, con un niente di fatto. Geniale.

Visionaria e scioccante la scena delle gabbie: da brividi. Ultima menzione, meritatissima, per uno degli attori-feticcio di To, Suet Lam: splendidi il suo urlo ralenti e la sua ghignante risata finale.

Due cinebloggers: uno molto più estasiato di me, l’altro un po’ meno.

13 Thoughts on “

  1. finalmente l’ho ripreso in mano, dopo una prima visione a Marzo (!!) non terminata a causa nel sonno (!!!).

  2. Freddo, freddo, troppo freddo e con personaggi troppo disanimati. Poi son gusti.

  3. sì è vero, è glaciale, almeno rispetto ad altri film di To.

    questa te la passo. ^^

  4. nota: ho aggiunto i link a murdamoviez e softbulletin.

    [ho visto i primi 10 minuti di Breaking News: °_°]

  5. Se devo dire la mia, è da un bel po’ ormai che To non fa più un film con personaggi a tutto tondo (Throw Down incluso, a parer mio).

    E comunque mi sono rotto di non aver ancora visto PTU.

    Kek, hai visto che roba? Puoi quasi evitare di vedere il resto del film. Anzi no, dai, che ti diverti.

  6. Ringrazio molto del link, anche se PTU l’ho proprio descritto in due parole..! ^^

    Comunque freddo freddo e un po’ vuoto… Breaking News non è eccezionale, ma molto divertente… e poi ci sono quei primi minuti…

  7. utente anonimo on 1 giugno 2005 at 18:01 said:

    “Allo stesso tempo, un noir nerissimo che però in più di un’occasione si rifà alla tradizione della farsa”

    Secondo te Johnny To si rifà ai toni della farsa? Perchè bisogna usare strumenti e categorie occidentali per valutare opere che nascono in contesti culturali differenti? I soliti provincialismi…

    “Insomma, ancora un film che dimostra l’indipendenza (economica e dal pubblico) di To.”

    Ma veramente To è un mercenario senza scrupoli, ormai è con due piedi nelle scarpe dei facili gusti del pubblico. Solo ogni tanto tenta la carta del film personale, ma sepre più spesso con un frainteso presupposto festivaliero.

    PTU è un’eccezione rara nella sua produzione recente…

    A kekkoz…. dormi di più e guardati meno film!

  8. utente anonimo on 1 giugno 2005 at 19:34 said:

    Kekkoz, naturalmente scherzavo! :P

    Però è vero che Johnny To è spesso ben attento ai soldini che gli entrano in tasca!

  9. utente anonimo on 3 giugno 2005 at 17:52 said:

    johnnie to è l’uomo più cinico e avido del mondo, NON C’è ALCUN DUBBIO, ma quando si mette in testa di girare qualcosa che gli piace, diventa davvero il regista più libero e sperimentatore del mondo.

    se devo tirar fuori una categoria occidentale per definire PTU, più che la farsa evocherei beckett e l’assurdo, che andavano bene anche per THE MISSION.

    attese che non portano a nulla, gente che spara nel vuoto…

    quanto alla critica di GOKACHU…boh, a me i tre personaggi principali sembrano sbozzati magnificamente, con pochi tratti e soprattutto attraverso i singoli gesti…cazzo, simon yam pare lee marvin ne IL GRANDE UNO ROSSO o in I PROFESSIONISTI! chi se lo dimentica più mentre prende a schiaffi il banditello…

    in un film come PTU, basato sulla dilatazione dei tempi narrativi e sul girotondo di figure in spazi ristretti, che senso avrebbe avuto concentrarsi maggiormente sui caratteri?

    è come rimproverare a memento di essere costruito al contrario o a PERSONA di avere poca azione…

    lonchaney

  10. anonimo: non venirmi a dire che non è “farsa” una scivolata su una buccia di banana, dai! :-)

  11. utente anonimo on 3 giugno 2005 at 19:59 said:

    forse è farsa una scivolata su una buccia di banana, ma quando sono due, in quel contesto, diventa tutt’altra cosa.

    è lo scherzo di un destino dispettoso, lo stesso che predisponeva due inseguimenti automobilistici identici in expect the unexpected. è l’eterno ritornio dell’uguale, impossibile e inquietante.

    e perturbante.

    lonchaney

  12. ah beh non ho dubbi sul significato, io parlo proprio della forma.

  13. utente anonimo on 4 giugno 2005 at 20:35 said:

    tu dici farsa, io dico slapstick, allora…

    diovrei documentarmi sulla farsa, boh, forse non mi piace come parola e basta…mo’ studio e ti dico

    lonchaney rompiballe

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