Quo vadis, baby?

di Gabriele Salvatores, 2005

Forse per leggere Quo Vadis, Baby? bisognerebbe partire dalla fine. Perché è da quel finale fisso, geniale e implacabile, che si capisce l’uso che Salvatores fa del noir, e del mystery: in poche parole, non c’è niente da capire e niente da scoprire, nessuna sorpresa, nessuna "verità nascosta", no lies beneath. La vita è tutta lì: semmai c’è ancora da capire il perché, e il percome.

Ecco, mentre la regia si concentra sul come, la protagonista, per deformazione professionale, ricerca il cosa. Una lotta tra sogetto e oggetto senza vincitori, perché la verità è un dono che è dato solo a noi spettatori. Noi che amiamo il cinema e siamo disposti (a differenza della protagonista) ad aspettare la fine di un film per leggerla, la verità.

La questione della prevedibilità quasi imbarazzante del plot, forse, e dico forse, è tutta qui: come è ovvio che la realtà sia quella che è senza abbellimenti, che il dolore vada affrontato e poi lasciato alle spalle come nella vita vera, così è ovvio che A sia Andrea sin dal primo momento in cui appare sullo schermo, o almeno da quella sua entrata in scena troppo, troppo trasparente. Calcolando anche che è la sua uscita è il titolo del film: una leggerezza inspiegabile in altro modo. Stesso discorso per il padre, comunque.

Quo vadis, baby? non si può dire comunque del tutto soddisfacente, almeno in senso relativo, visto il precedente splendido lavoro del regista milanese. Non che non abbia tutte le carte in regola: è diretto anche bene, e fotografato (dal solito Italo Petriccione) in un bel digitale che ha il rarissimo merito di non mostrarsi tale. Ma non lascia niente, e per buona parte non sa di molto. La sua psicologia è un po’ risaputa, da letteratura di serie B (ma senza il coraggio di essere davvero genere) e a differenza della protagonista Angela Baraldi, bravissima, Claudia Zanella è insopportabile ogni volta che apre bocca. E purtroppo la apre spessissimo, nonostante sia un cadavere su uno schermo.

Però Salvatores sa almeno cogliere i tratti dei suoi personaggi con uno sguardo, per una volta, non solo affettivo, e riesce a scavare abbastanza a fondo. Non è poco. Consideriamolo piuttosto un film di passaggio, piacevole e abbastanza insinuante, e almeno privo delle insopportabili cazzate di Amnesia. Facciamo che sia, nonostante le (compiute) ambizioni sperimentali, un medio film di transizione.

21 Thoughts on “

  1. utente anonimo on 4 giugno 2005 at 16:58 said:

    credevo che la cinefilia d’accatto dei poster di jules e jim e similia ti avrebbe fatto inorridire. parrebbe di no.

    Apprezzabile la giustificazione che dai sulla prevedibilità del plot, ma se il risultato non funziona c’è poco da fare.

    Ma tanto ho già visto che, post a parte, sul giudizio ci divide solo un mezzo voto.

    (ma Sin City? e Tarnation?)

    Andrea

  2. @tarnation era troppo tardi ieri sera, ho optato per Gabriele. mi mangerò le mani a vita, ma l’ho perso. Sin city tra mezz’ora, circa.

    la cinefilia non l’ho trovata proprio d’accatto, perché tutto sommato il film parla di: (1) una donna che non guarda film (2) un uomo che usava il cinema come trucco per scopare (3) una donna che voleva a tutti i costi fare cinema pur non avendo talento (4) la donna del punto 1 che scopre la verità sull’uomo del punto 2 grazie un film, e infine (5) una verità che si scopre a noi attraverso il cinema. e molto altro, in realtà.

    il cinema permea questo film, le locandine sono il meno. in fondo, è bologna, e si sa che le nostre stanze ne sono piene. no?

  3. somma recensione, passaggio sul come e sul cosa straordinario. mi piace persino un po’ più il film, ora, e mi piace che concordi con me almeno sul punto che “Ma non lascia niente”. i complimenti, al solito, abbondano.

  4. :-) troppa grazia, claudio!

  5. d’accordo su tutto, sia con te che con andrea83

    prevedibile, fiacco, vacuamente cine-citazionista,e ancora con questa fissa degli anni 70…se ne libererà mai il Nostro? vabbè che tutti gli autori in fondo fanno sempre lo stesso film ma proprio Salvatores, un autore che si misura coi generi, con la sperimentazione, perchè insiste con questa ossessione?

  6. Si può dire tutto di Salvatores tranne che sia milanese, infatti è napoletano anche se la ColoradoFilm e il suo amico Abatantuono sono di Milano.

    Il film non mi è dispiaciuto. Non ho letto il libro, so che al posto delle vhs alla protagonista arrivano le lettere della sorella.

    Al cinema, non appena è iniziato il film ho sentito un brusia…dicevano…ma è Bologna! :-D

    Ciao

  7. siamo abbastanza in sintonia stavolta, ma io sono piu’ generosa XD

    Ti e’ venuto davvero bene questo pezzo, bravo :D

    Misato-san

  8. Sì, in definitiva lo considero anche io un film di passaggio.

    Ciaoo Rob

  9. utente anonimo on 5 giugno 2005 at 11:56 said:

    @Paco: Salvatores è nato a Napoli, ma siè trasferito a Milano credo intorno ai 18 anni, dove è nata ed è maturata la sua vita artistica, attraverso il celeberrimo teatro dell’elfo. Per cui sì, Salvatores è un regista Milanese. Non solo per Abatantuono ^^

    A.

  10. utente anonimo on 5 giugno 2005 at 13:26 said:

    vai su http://www.cinema4stelle.it/PortaleBlog.htm e si cuntent. La regina pigra

  11. utente anonimo on 5 giugno 2005 at 19:30 said:

    la seguo con attenzione e rispetto

    Fabio Melelli

    fabiomelelli@libero.it

  12. inciso ot… c’e’ l’ennesima anteprima di Film tv… ci andrai? Io vorrei ma l’orario non me lo consente (non saprei come tornare da Napoli e ho un esame il giorno dopo)… ç_ç

    Misato-san

  13. @andrea: litigatevela pure, ma tanto ha ragione paco. è napoletano. sono un pirla io.

    @alpoisson: mi sembra che a me sia piaciuto un pelo di più, però…

    @misato: grazie misato-chan! :-) sull’anteprima non so, perché stamattina mi son dimenticato il numero a casa. vedo domani se c’è ancora posto.

    reginapigra: ma hai messo il mio sottotitolo come descrizione? :-( sembra un insulto! °° eheheh!

    @fabio: grazie a lei.

  14. Io ho preferito Amnesia. Cazzate a cuor solare e leggero, almeno.

  15. Ogni singola scena è cinematograficamente bella ma nell’insieme il tutto sa troppo di costruito e di operazione intellettualoide. Ho avuto l’impressione che Salvatores non abbia creduto molto nella trama e che quindi l’abbia usata come pretesto per una esercitazione stilistica che lascia il tempo che trova.

  16. Non è che l’abbia proprio disprezzato… gli do’ la sufficienza, a cospetto di un bel 8 per Io non ho paura e un bel 3 a AMNESIA, solo per citare i piu recenti

  17. la querelle Napoli o Milano mi pare un tantino risibile…

  18. ehm, quell’A. che discuteva sulla milanesità di Salvatores non sono io. Così, tanto per essere chiari ^__^

    Andrea

  19. Artisticamente sarà milanese, ma i primi 18 anni della sua vita li ha passati a Napoli e non sono bruscolini. :-D

    Alla fine contano i suoi film.

    Ciao

    Paco

  20. utente anonimo on 13 giugno 2005 at 02:07 said:

    kekko che ne dici del parallelismo/confronto con M il mostro di dusseldorf? chi lo conosce sa la sua portata espressiva e di linguaggio e quanto salvatores ne abbia fatto un analisi/ridiscussione (seppur spicciola magari) del mezzo filmico. come la celluloide si sciolga nel morbido digitale “classico” di soggettive, flashback e luci. pensavo snocciollassi di più l’argomento.

    edo

  21. chiedo perdono (anche a donne ed elefanti) se ho postato sul raro blog l’uscita di omar dal cinema…

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