Dragon inn o Dragon gate inn (Long men ke zhen)

di King Hu, 1966

Uno dei film più noti di uno dei più celebrati registi della vecchia scuola di Hong Kong è un insolito wuxiapian dal respiro western, la storia di una sosta e di un assedio, una vicenda di onore e vendetta in cui si inserisce la figura misteriosa e sorridente al tempo stesso del protagonista, mercenario pronto a scoprirsi al servizio di un’idealismo storico, contro i soprusi e la coercizione violenta.

Aperto da un incipit didascalico e chiuso da un interminabile duello (impari, ma il fine giustifica i mezzi) contro un terribile biondissimo villain, il film è un susseguirsi di combattimenti (splendido quello che per primo vede protagonista la ragazza) ed attese, voli impensabili e arguzie dialettiche, il tutto al servizio di uno spettacolo che va al di là del pallido divertimento (rappresentando anche uno struggimento etico e sacrificale), ma, diamine!, appassiona e non fa sentire affatto la sua età.

Più d’una, forse sintomatiche (ma chissà), le sensazioni di un’ispirazione leoniana.

Il proprietario della locanda si chiama Wu Ming, e hai detto niente.

Il film, oltre ad essere stato remakato nel 1992 niente meno che da Tsui Hark e Ching Siu-Tung, è il "protagonista" del penultimo film di Tsai Ming-Liang, "Goodbye, Dragon Inn", ambientato in un cinema dove si proietta il film stesso. Il v.u.b. non l’ha ancora visto, ma lo farà al più presto.

4 Thoughts on “

  1. E’ proprio così, King Hu si ispira a Leone (più in altri film che in questo però) che scopiazza Kurosawa: un bel rimbalzo est ovest est con risultati notevoli.

  2. utente anonimo on 24 agosto 2005 at 20:50 said:

    la prossima volta che usi l’acronimo “v.u.b.” vengo lì e ti picchio :P

    ho visto Goodbye Dragon Inn, purtroppo questo mi manca…

    Andrea

  3. @gokachu: fossero tutti così i rimbalzi! (sono contento di non aver detto una stronzata)

    @andrea: v.u.b.

  4. Sono stato spettatore alla proiezione di Goodbye, Dragon Inn a venezia.

    Uno spettacolo memorabile, il pubblico in delirio alle prime battute degli attori dopo 45 e passa minuti di proiezione, risate fragorose e appalusi. Un gigantesca crisi isterica collettiva.

    Povero Tsai!

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