La niña santa
di Lucrecia Martel, 2004

Secondo film dell’argentina Martel, prodotto sotto l’egida iberica dei fratelli Almodòvar, racconta delle vicende di alcuni personaggi nella cornice di un hotel termal-turistico invecchiato e decaduto. Mentre Helena – che gestisce l’albergo – cerca di ricostruire con il dottor Jano la sua vita sentimentale e sessuale dopo il divorzio, la figlia Amalia (nomen, omen), illuminata dalla strettissima dottrina cattolica a cui è sottoposta, decide di redimere l’anima dello stesso Jano dopo che l’uomo, nella folla, ha appoggiato il suo sesso al di lei fondoschiena. Come se non bastasse, una compagna di Amelia scopre di nascosto da tutti le gioie del sesso – non tradizionale – con il fratellastro cugino.

La possibile morbosità di un tale incrocio di vicende è tenuta lontana da una regia fredda e precisissima, fotografata in modo sublime, eppure molto accorata e vicinissima al pathos dei suoi personaggi, alla loro smania di perdono, o di peccato, o di salvezza (terrena). E dopo aver scoccato qualche freccia acida in direzione della confusione tra etica e morale cattolica – l’insegnante che cerca invano da settimane di insegnare alle ragazze il significato della chiamata, trovando un muro di incomprensione che si trasforma, a volte in ebetudine, a volte in disprezzo – la Martel conclude nel modo più disperato, inevitabile e frustrante possibile.

Con la consapevolezza cioè che il perdono della purezza di Amalia vale poco in una comunità-società alla ricerca dello scandalo a tutti i costi, della pecora nera da cacciare dal gregge, del capro espiatorio su cui travisare la trave che copre il proprio occhio. Perché se Jano è un personaggio sgradevole e incapace di controllare le sue "emozioni" di fronte alla bellezza di Amalia, egli è altresì l’unico a cui viene data, proprio dall’abbraccio casto e dalla perseveranza della giovane, una speranza.

Il film della Martel solleva questi e ben altri interrogativi, e il suo è un cinema maturo e adulto, sensibile e complesso, molto sottile ma a volte fuorviante e poco chiaro nel mostrare questo conflitto tra sacro e profano, tra desiderio e salvezza, tra malizia e santità. Ma La niña santa è anche il volto e il corpo immaturo di María Alche, la cui bellezza inusuale, improvvisa e ambigua dà a molte situazioni o scene, altrimenti risapute o banali, un incredibile vigore fotogenico.

14 Thoughts on “

  1. mi serve un favore se sei logato in splinder vai qua

    http://www.vipditurno.splinder.com/

    e scrivi nei commenti “salvo lo chic” grazie!!!

    anche x i lettori di qua…grazie mi fareste un piacer!!!

    sto film mi manca,,,

    x

  2. sto film mi era piaciuto molto. Anche questo post.

  3. A me non piacque.

    Che faccio, rimetto la testa nel forno?

  4. Lo vidi in lingua originale alla rassegna da Cannes a Roma nel 2004. Scrissi anche una recensione che sul mio blog.

    Mi piaque molto.

    Un saluto.

    Rob.

  5. l’amica andava col cugino, non era il fratellastro.

    (faccio la precisina solo perchè ho toppato il frame del post precedente! :D se poi ho sbagliato anche stavolta per fare ammenda mi compro il dividì)

  6. @violetta: no, ma se vuoi ti presto una corda. scherzi a parte, io stesso pensavo mi sarebbe piaciuto di più prima della visione, anche se poi scrivendone mi sono reso conto che MI è piaciuto di più di quando NON credessi dopo la visione. mi si è intorcigliata la lingua.

    @rob: io l’ho visto in italiano, con mia sfortuna.

    @cineolimpia: sì, probabilmente era il cugino, hai ragione. ho scritto fratellastro perché in realtà non avevo capito chi diavolo fosse il tizio, e perché parlavano della “nonna”. beh, quindi cugini, è molto più logico, e poi c’è di mezzo pure la zia. che scemo che sono, grazie.

  7. Sulle pratiche sessuali “non tradizionali” a cui accenni: quando il film passò a Cannes ci interrogammo brevemente su ciò, concludendo che si trattasse di meri strusciamenti.

    Vedemmo male, yes ?

  8. non lo so… chiedilo alla martel!

  9. no no, altro che meri strusciamenti.

    diciamo che i cuginetti praticano il metodo anticoncezionale più sicuro e diffuso dell’epoca.

    chi ha orecchi per intendere…

  10. Ah, ecco. I ciellini argentini ci danno dentro lo stesso: solo in quel modo là. Del resto in un simile quadro di autolesionismo flagellante ci sta tutto.

    (scusate, ricominciate a discutere di cose serie)

  11. P.S.: la Martel l’ho intervistata. C’è più gusto a cavare sangue da una rapa. Figuriamoci se entravo in dettagli inguinali.

  12. Anche a me non e’ piaicuto granche’, ma non ho gradito nemmeno La Cienaga quindi sono un caso disperato (o lo e’ la Martel).

  13. ho visto i tuoi rossi quadratini or ora. giusto mezza meno di me, eh, mica mille. ^^

  14. Nel dare i quadratini cerco di valutare più il film in sé che il mio gradimento, anche se il secondo ovviamente influenza. Il film in sé è discreto ma il mio gradimento non è stato alto; comunque sicuramente l’ho preferito alla Cienaga.

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