The iron ladies (Satree lek)
di Youngyooth Thongkonthun, 2000

Quattro pallavolisti gay (più un transessuale, nonché drag-queen), messi ai margini della società e del mondo dello sport, decidono con l’aiuto di una coach lesbica e di un capitano carino e talentuoso ma dubbioso, di mettere insieme una squadra di pallavolo per sfidare gli "uomini veri" e dimostrare il loro valore, in campo e nella vita.

Uno dei pochissimi film thailandesi arrivati nelle sale italiane (con l’ausilio del Gender Bender di Bologna) è in effetti abbastanza masticabile: da commedia sportiva, segue tutti ma proprio tutti i cliché della commedia sportiva, e ne ribadisce esplicitamente anche le modalità retoriche, gli stereotipi casistici, i sorrisi e le lacrimucce. Nonostante ciò, non è così male come può sembrare, grazie alla verve dei protagonisti, a una regia che scarta i tempi morti, a alcuni eccessi programmatici (come il sogno di Jung verso la fine).

Ci si aspettava forse di più, vuoi perché è un film molto chiacchierato e poco visto, vuoi per la curiosità che suscita l’ormai espanso cinema thai, ma Satree lek è un film lieve come una bolla di sapone, chiaro negli intenti e sincero nelle intenzioni (soprattutto perché la storia – vera – è quanto di più esemplare si possa trovare in una società fortemente fallocentrica), insomma fresco e piacevole. Niente di che, ma ci si diverte. I titoli di coda mostrano i veri pallavolisti, ed è quasi uno shock.

Stentiamo a credere che la bellissima Kokkorn Benjathikoon sia un uomo, ma è così.

12 Thoughts on “

  1. Sei il primo che ne parla tutto sommato bene. Non so che fare, adesso.

  2. utente anonimo on 12 dicembre 2005 at 22:20 said:

    ma si può dire in un blog fallocentrico? :D

    Ciaoo Rob

  3. @ohdaesu: ti dirò la verità: è insufficiente. in vino veritas.

    @rob: qui no. il che, è preoccupante.

  4. “un film lieve come una bolla di sapone, chiaro negli intenti e sincero nelle intenzioni [...] insomma fresco e piacevole”. mah. io ci ho visto solo una squadra di checche che per vincere hanno bisogno di truccarsi, che giocano con unghie lunghe smaltate di fresco, che indossano magliettine aderenti, che parlano con vocina femminile di maschioni e fanno tutta quella serie di mossettine gay che solo gli etero possono pensare che gli omosessuali facciano per davvero. la sceneggiatura mi è sembrata senza idee, quella parodia (?!) di psycho è detestabile, non c’è mai un colpo di scena o un cambio di ritmo o anche solo una scena che spiazzi lo spettatore. le battute che vorrebbero essere spiritose non fanno ridere per niente e nemmeno per un istante si intravede un abbozzo di denuncia seria contro la discriminazione dei protagonisti. altro che società fallocentrica o fallocratica, questo film ci sguazza dentro le aspettative della società fallocentrica e fallocratica. di cinema capisco poco, di quello thailandese non capisco nulla. ma questo è un brutto lavoro che con volgarità maschilista e virile pretende pure di essere commedia di costume.

  5. boom.

    sono d’accordo con le seguenti parti: “”non c’è mai un colpo di scena o un cambio di ritmo”, “la sceneggiatura mi è sembrata senza idee”. per il resto, pur dati tutti gli enormi limiti del film, con tutto il rispetto, non condivido quasi niente.

    la parodia o la citazione ingiustificata e spregiudicata è un tratto quasi caratteristico di certo cinema popolare asiatico.

    non fa denuncia perché non vuole. fa morale. bassa, banale, ma è quello che gli interessa.

    c’è un gay che fa le mossettine, c’è un gay che fa il soldato (e le mossettine, vabbè). poi però c’è un transessuale (che è ben altro che un gay che fa le mossettine), e poi c’è – l’hai visto? – un gay insospettabile. la gamma mi sembra ben coperta, alla fine.

    tanto più che, non dimentichiamoci, questa è una storia vera. nei titoli di coda si vedono “quelli veri”, ed erano così, proprio così.

    quelle sono riproduzioni di “personaggi famosi”, non rispecchiano nessuna aspettativa fallocentrica, si limitano a riprodurre allegramente e in modo stupidotto una microrealtà.

    detto questo, vabbè, è una cazzata.

  6. io l’ho trovato tremendo.

  7. non è che quelli veri che si vedono nei titoli di coda erano così proprio così, in campo erano un po’ effeminati certo, ma mi sarebbe piaciuto vederli senza aver visto prima il film. voglio dire: la nostra valutazione delle immagini di repertorio di quelli veri è po’ falsata da quello che abbiamo appena visto, cioè il film con riproduzioni di personaggi famosi. detto questo, vabbè, io scrivo spesso cazzate, ma quando poi mi rispondi mi ricredo sempre. questo iron ladier però kekkoz è davvero tremendo. peggio anche di quando sei nato non puoi più nasconderti.

    non mi dire lo salvi perchè tu in quell’ambiente ci sei cresciuto. ;-) ciao, grandissimo.

  8. Mi sa che clos ha colto nel segno.

  9. mah, insomma. la trovo un’osservazione interessante (le immagini reali falsate dall’esperienza filmica: figo), che però non aggiungono discredito al film, che rimane comunque una cazzabubbola.

    anzi. adesso grazie a questa tua osservazione lo apprezzo un po’ di più di più. ;-)

  10. c’è un “di più” di più.

  11. Semplicemente una commediola leggera come un foglio di carta.

    Niente di che, ma ci si diverte…

  12. utente anonimo on 12 luglio 2006 at 16:42 said:

    non posso che essere d’accordo con claudioossani. Il film finisce alla fine per essere offensivo nei confronti del mondo omosessuale rafforzando stereotipi e non aiutando a capire quanto un ragazzo gay possa soffrire in un mondo fallocentrico. La scelta di attori eterosessuali per recitare nel film poi la dice lunga sugli intenti della produzione. Oscar

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