Hostel
di Eli Roth, 2005

Da queste parti, spesso le questioni sono relative. Per esempio, si può dire che Hostel è un film bruttarello, che forse è un (piccolo) passo indietro rispetto a Cabin fever (che pure non mi aveva fatto impazzire), eppure per suddette questioni relative mi sento in parte di difenderlo, o almeno di cercare i suoi "pregi" di modo che possano essere poi sepolti dai difetti sottolineati altrove.

C’è un’estesa quantità di ragioni per cui farlo. Per esempio, il modo in cui Roth si relaziona ai personaggi, che se non inedito è comunque straniante. Cioè, costruisce un personaggio convincendoci che sia il protagonista (anche perché è il tipico protagonista) e poi lo fa schiattare in quattro e quattr’otto. Lezione hitchcockiana, si direbbe. Con le dovute distinzioni. Allo stesso modo, l’uso che Roth fa del ribaltamento è interessante: ovvero, il passaggio da una (pur inquietante) commedia sexy "american road pie trip" ad un violento massacro è studiato alla perfezione. Il risultato non è perfetto, perché alcune incertezze e sbavature rovinano tutto. Insomma, mostrare il corridoio prima che ci si tuffi del tutto nell’errore è un fastidioso contentino per un pubblico che si immagina già annoiato ed in preda agli spasmi nell’attesa del caro vecchio succo di pomodoro. Lo ammetto, è così, a quel punto si è già stufi. Ma la coerenza non fa mai male.

Qui cominciano i problemi, perché finché si parla di Hostel in senso assoluto sembra che sia un’horror inessenziale e innocuo, uno slasher old style tanto per farsi quattro urla (e/o risate, a vostra scelta). Invece, tramite forse anche la supervisione e/o amicizia dello zio Quentin (che invece di apparire come in Sin City, il suo spirito è in uno schermo con la faccia incazzata di Samuel Jackson doppiato in slovacco: già cult), Hostel vorrebbe essere un po’ di più, un po’ più postmoderno, un po’ più "progettuale". E come ha dichiarato Roth mille volte, come Cabin Fever era un omaggio agli horror seventies americani, Hostel dovrebbe essere un omaggio agli horror nineties nipponici. Domanda-chiave: lo è? Domanda vera: ha importanza?

Non lo è, e non basta la comparsa di Miike che dice una boiatella a omaggiarlo, né tantomeno un espianto oculare purulento in bella vista. Chiunque abbia visto un film di Miike sa che ne siamo lontanucci. Importa, dunque? L’unica cosa certa è che Roth ha solo voglia di abbattere i limiti della visione che spesso ci si dà nell’horror, fregandosene degli appigli commerciali del "parental guidance" (per cui se in America fai un film vietato ai minori ne decreti la morte economica). Dunque, basta questo? No, perché Roth alla fine si appoggia a una concezione dell’horror molto semplice e basilare, quasi elementare, e facendo l’errore imperdonabile – ma appunto elementare – per un film del terrore. Ovvero confondere il soggetto per l’oggetto: cioè, Derek Richardson dovrebbe farci urlare solo perché non fa altro che urlare?

C’è insomma qualcosa di buono in Hostel? C’è, e non è poco. L’uso delle location, per esempio, oppure – sempre nello stesso "settore" – il ribaltamento prospettico notte giorno (per esempio, sul volto delle due "femme fatale", ma anche sui "profili" di Bratislava) che richiama l’iconografia vampiresca afferente ovviamente all’est europa. Dove gli slavi sono come un americano si immagina uno slavo: un classico. Oppure il finale, che è davvero impietoso e coerente come gli si è richiesto, e anche se non arriva inatteso (è anzi logico) è un toccasana. Jay Hernandez, dalla sua, è assolutamente poco credibile, ma si dà da fare, e la sua fuga e la "rivincita" sono irresistibili.

Ecco, è magari il suo slancio da eroe ad essere incompatibile con l’ecologia del film, e a dare la sensazione di "ecco, cazzo, hai rovinato tutto". E in effetti è così: Hostel è un film che costruisce composizioni ordinate e pregevoli (all’interno dei relativissimi meccanismi di genere) e poi le rovina. Un film che azzecca il progetto e lo applica male, oppure che fa il contrario, ma che mai e poi mai li azzecca entrambi. Possiamo accontentarci solo se – come ci chiede Roth – lasciamo a casa il cervello e ci portiamo al cinema le budella. Ma almeno facesse paura: faremmo una festa in suo onore. Peccato che più che altro non faccia che ribrezzo.

19 Thoughts on “

  1. L’unica scena cattiva e terrificante dell’intero film è quella in cui i bambini di strada che si vendono per un sacchetto di caramelle.

  2. Esatto: “Un film che azzecca il progetto e lo applica male, oppure che fa il contrario, ma che mai e poi mai li azzecca entrambi”… la corretta sintesi del film e di Roth… troppi registi si sentono Tarantino, ma senza il suo rigore etico (non scordiamoci il finale di Kill Bill e quello di Grave Danger, la puntata di CSI da lui diretta)…

  3. @giordano: accidenti, me l’ero “segnata” (in testa), e mi sono dimenticato di citarla.

    hai ragione, oltre che la più terrificante è proprio la scena più bella del film (e oltretutto massacrano il cranio di un tizio, evvai)

    @jerry: sì, ma boh, tutto sommato, non so….

    quando lo rivedrò probabilmente lo rivaluterò del tutto, e comunque voialtri siete stati un po’ troppo cattivi… :-)

    (“grave danger” è nella mia wishlist da mesi… great expectations)

  4. Sì ma fa ribrezzo perchè brutto, mica perchè osa lo splatter. ‘Sto film è più innocuo di una commediola trash…

  5. Secondo me Roth con Tarantino ha davvero poco a che fare, e ingiusto mi pare il dichiarare il suo fallimento nell’essere Tarantino; non mi pare che cerchi di esserlo, nonostante il “presenta”.

  6. Hostel mi ha deluso, e non poco, per tutta una serie di motivi.

    E una delle cose che mi ha infastidito è che, forse, se ci fosse stato meno hype prima dell’uscita, lo avrei apprezzato un pò di più…

    Non so, sentire gente definitrlo ‘horror del millennio’ mi ha disturbato più dell’intero film :-P

  7. @gokachu: non ho detto (oppure non volevo dire) che “Roth fallisce nel voler essere Tarantino”. nah, non l’ho pensato. il fatto che voglia essere (come invece ho scritto) “postmoderno” – tra virgolette – non è proprio la stessa cosa. o almeno non intendevo quello.

    piuttosto, fallisce perché *vedasi la parte virgolettata da Jerry*.

    tarantino l’ho nominato così, quasi per scherzo, non trovavo un modo per citare la presenza di PF in slovacco. giuringiurella :-)

  8. capisco cosa vuoi dire…ma il film più che fare ribrezzo (magari lo facesse…) annoia…semplicemente perchè tutte le buone intuizioni di cabin Fever qui sono riproposte ma disattese, rovinate. Se in Cabin Fever morivano tutti, qui c’è il lieto fine. Se in Cabin Fever il rovesciamento commedia sexy-traggedia splatter funzionava, qui proprio non funziona. Se in Cabin Fever il tributo e l’ironia erano dosati alla perfezione, qui è tutto un po’ a cazzo, un tot al kilo. Forse è proprio Tarantino che ha rovinato la genialità iconoclasta che si intravedeva in Cabin Fever…meglio che torni ai suoi film e al suo compare di fiducia, il grande Rodriguez, unico suo pari…Vatti a vedere Doom, lì si che c’è equilibrio, ci si diverte, ci si mangia le unghie e si esce carichi dalla sala, pure nella sua totale idiozia da shoot ‘em up….

  9. Kekkoz la mia era una risposta a JerryGarcia ^^

  10. …non c’entra un cazzo, ma gli Oscar sono sempre la solita farsa, la solita diapositiva su ciò che non va nel cinema contempotaneo, la solita parata di contentini anon si sa bene cosa, la solita masturbazione istituzionale: che schifo…

  11. Posso sfogarmi giusto un attimo? Francamente, mi hanno tremendamente rotto le palle quei beoni che vengono a chiederti se hai visto l’ultimo film di tarantino riferendosi a Hostel. Unica nota di colore del film: il cameo del buon vecchio Takashi Miike. Il resto da dimenticare.

  12. A parte ormai l’irritazione che provo a vedere il nome di Tarantino in ogni locandina di film da lui prodotti o consigliati, il fatto di cadere sotto la protezione del Quentin nazionale comporta sicuramente, in termini di stile: esplosioni di violenza estrema; citazioni a go go (il più delle volte da film asiatici, italiani anni ’70 o del Quentin); tono ironico-beffardo; finale giustizialista (senza i risvolti umani di Kill Bill o universali à la Park)… che poi Roth fallisca, è sicuro: ma nel costruire un horror degno di questo nome (si veda l’ultimo Romero o The descent), non nell’imitare Tarantino, che è una scommessa persa in partenza…

  13. kekkoz Auguri!!! ^_____^

    E poi dicono che mi scordo le cose….

    Bacio,

    Ila.

  14. utente anonimo on 6 marzo 2006 at 15:26 said:

    hostel è un film “strano”. Non terrorizza, infastidisce. Infastidisce visivamente e turba gli stomaci e la sceneggiatura è abbastanza esile e il riscatto del finale piuttosto scontato se si considera come complesso il finale dove nessuno vince. Ma come dici tu cinefilo, ha il pregio di coinvolgere emotivamente e di patteggiare per l’eroe a cui prima va tutto storto e poi tutto si ricompone nella vendetta. Un paio di particolari mi hanno colpito più di altri, se non altro per essere metafilmici (la lingua tedesca, l’aneddoto dell’annegamento) e che rendono hostel un pò più rotondo. Lo considero un film brutto ma affascinante per il fatto di aver trasportato in maniera spietata l’Europa slava in tutta la sua cattiveria e l’opportunismo che sterotipicamente ci (mi) spaventa da anni (“speigazione di mi”: sono terrorizzato dagli zingari e ho conosciuto più di una zoccola slava)

    Tarantino però non c’entra veramente nulla. Magari sbaglio…

    Lillo l’anticinefilo. auguri cinefilo che a 12 anni aveva l’erre moscia

  15. di film ne ho visti tanti. forse troppi. dire che Hostel sia un film “brutto” è il minimo. due urla e un ambientazione “sporca” non fanno di certo un film. Mi aspettavo una trama abbastanza scontata ma contavo sul fattore splatter – disturbante di cui tanto si parlava. e invece niente di niente. il film a parer mio non riesce neanche a disturbare lo spettatore! lo splatter è poco e poco mostrato.. insomma una vera delusione. mi chiedo come mai miike abbaia fatto una comparsata nella pellicola.. se pensate davvero che Hostel sia disturbante allora andatevi a vedere l’originale Miike-style in “Visitor Q”. e allora capirete cosa è davvero disturbante.

  16. visto ieri sera. l’unica cosa che mi ha colpito positivamente è stato l’utilizzo del “finto protagonista”, come hai sottolineato tu. e il gadget sacchetto per vomitare. comunque per quanto riguarda lo spostare in avanti il limite della visione, mi è parso assolutamente privo di gore o scene estreme. e non solo in confronto agli altri horror degli ultimi tempi… cioè, anche una sola scena di nip/tuck si spinge oltre quel che (non) si vede in hostel.

  17. oops, questo qui sotto sono io. ecco che succede a commetnare distrattamente dai computer altrui.

  18. utente anonimo on 27 marzo 2006 at 15:01 said:

    ciao checco!ho letto il tuo commento..volevo farti i complimenti..quando ho qualche dubbio su un film vengo sempre a leggerti grande..e condivido il tuo giudizio sul film..anche se io ero davvero terrorizzata..ma forse perche’ il mio occhio nn e’ molto abituato ai film splatter, horror e via dicendo. e perche’ io lavoro attualmente in un ostello in scozia per giovani senzatetto..e la sera nn volevo tornare dormirci!!:)

    ciao simona(amica danilo)

  19. vabbè commento anche se è passato un secolo ma la questione mi interessa davvero: no dai kekkoz io ti rispetto e ti eleggo a faro dei cinebloggers ma questa recensione non la comprendo. Ma scherziamo? Hostel è una ciofeca totale e qualche buona intuizione di regia non lo salva. Tutti gli stereotipi vacanzieri della prima parte (noiosa perchè lunga) e poi quella seconda parte che m’aspettavo gore e splatter da farmi vomitare (pensa io non reggo proprio lo splatter, in genere mi fa subito senso) e invece sbadigliavo, e pure parecchio. Il cinema moderno offre a volte delle pacchianate davvero terrificanti.

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