agosto 2006

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Spia + spia – Due superagenti armati fino ai denti (La gran aventura de Mortadelo y Filemón)
di Javier Fesser, 2003

Dal titolo non si direbbe, ma il film live action di Mortadelo y Filemón, personaggi di un celebre fumetto nato in Spagna negli anni cinquanta dalla penna di Francisco Ibáñez, e uscito in Italia a metà Luglio senza che nessuno se ne accorgesse, è il secondo più grande successo commerciale del cinema spagnolo dopo The others, e il film più visto in assoluto nel 2003 in quel paese.

Ora, il fatto che da noi abbia tardato tanto per una volta è più che comprensibile*: ci mancano i riferimenti testuali e culturali, ci manca l’attaccamento ai personaggi, non conosciamo queste facce assurde (a parte un ironico Dominique Pinon in trasferta, forse il migliore del film). Quanto è difficile pensare a Aldo, Giovanni e Giacomo fuori dai confini di Milano, tanto lo è per Mortadelo e Filemón lontano da Valencia. E tanto meno siamo avvezzi a questa comicità fatta di gente che viene schiacciata da cose pesantissime ogni 5 minuti, e che può risultare indigesta in fretta. Il primo quarto d’ora, prima del titolo – con la mosca karaokofila e gli effetti del "demoralizzatore di truppe" – sono piacevolissimi, una via di mezzo tra un Jacovitti filmato e una Amelie cocainomane, ma più di un’ora e mezza così e uno rischia di diventare pazzo, o completamente scemo.

Ma in fondo, LGAdMyF non è altro che un cartoon (peraltro che usa il digitale con una certa consapevolezza), e come tale è abbastanza innocuo, magari fastidiosamente innocuo, ma una tale scemenza non fa male a nessuno e – nonostante l’iperattività adatta forse più ai bambini o ai nostalgici duri e puri – qualche risata la strappa. Dubito che per la visione in italiano si possa dire la stessa cosa: potendo scegliere, fate uno sforzo e vedetelo in spagnolo.


*nota: quanto detto sulla comprensibilità dei tre anni di ritardo nella distribuzione di questo film non giustificheranno
mai e poi mai la scelta dell’orrendo titolo italiano da parte dei distributori. Siamo alle solite, insomma. Vergogna.

Romance & cigarettes
di John Turturro, 2005

Sfuggitomi incolpevolmente a Venezia e più colpevolmente alla sua uscita in sala, l’ultimo film di John Turturro è un "musical selvaggio", come recita la tagline, che racconta la storia inusualmente periferica – almeno per i canoni del genere – di una famiglia di proletari italoamericani, di un tradimento e di una redenzione, ma lo fa con le armi più tipiche, come l’affondamento del melodramma nel ricorso al sogno e alla fantasmagoria.

Turturro ha più di un’intuizione, a volte ne ha di (quasi) geniali, come Chris Walken che canta Delilah uccidendo la sua donna, o i poliziotti danzerecci. Peccato che il film sia evidentemente irrisolto, sia per una certa ingenuità nella messa in scena – comunque adorabile quando solo passionale e non ricercata – e nel (pessimo) montaggio, sia a causa dell’incapacità di gestire i registri e i ritmi per tutta la durata del film, alternando entusiasmo, noia, e quieto interesse.

Comunque sia, il film non è poi così male, ma forse è tutto merito di Kate Winslet, puttanella parolacciara con un adorabile accento manchesteriano. La scena in cui dice porcate al telefono mentre la Sarandon canta Piece of my heart in chiesa è assolutamente irresistibile, e se tutto il film fosse come quella sua immagine nel palazzo a fuoco, con i pompieri e gli idranti-falli, sarebbe un capolavoro.

Chissà se piacerà agli americani: ne dubito ma, mondo strano, da loro non è ancora arrivato.