Dog bite dog (Gau ngao gau)
di Cheang Pou-soi, 2006

Se Soi Cheang non le azzecca proprio tutte (Hidden Heroes pare sia bruttarello, e Home sweet home lo è di sicuro), quando le azzecca ne escono delle cose davvero belle e inaspettate. Al di là dei begli horror degli inizi, Love battlefield fu una sorpresa quasi sconcertante, e Dog bite dog – fatte le dovute proporzioni, perché non arriva a quei livelli – non fa che confermare il talento, insieme essenziale e spudorato, di uno dei più interessanti, forse il più interessante tra i "nuovi" registi di Hong Kong.

Anche il finale di Dog bite dog, allo stesso modo di quello di Love battlefield, fa discutere, citato in moltissime recensioni come un enorme punto a suo sfavore. E’ vero, il film è troppo lungo, e una sforbiciata della parte finale, la più solare e la più stilizzata, avrebbe giovato eccome: ma la parossistica coerenza con cui Cheang tratta la sua materia (là era un romanticismo portato alle estreme conseguenze, qui a farla da protagonista è l’istinto bestiale) non riesce a farcelo odiare davvero. In qualche modo, è persino affascinante. Almeno, è sicuramente coraggioso.

Comunque, Dog bite dog è una storia di caccia all’uomo tra un poliziotto hongkonghese e un killer cambogiano, che inizia senza tanti fronzoli con due lunghe sequenze autenticamente da antologia (la ricerca silenziosa di Lam Suet tra i banchi del mercato) e si trasforma in una corsa infernale che trascina con sè amici, colleghi, parenti, identificazioni e canoni narrativi, diventando in fretta una sorta di caccia reciproca, cane contro cane appunto, una lotta in cui l’unico modo per essere in gara è rinunciare definitivamente alla propria umanità e confrontarsi con la propria bestialità, con la vendetta, con la furia. Perdendocisi, irreparabilmente.

Un film fatto di poche parole, di fiammate di violenza e lampi di rabbia, di corse sfrenate e di attese, di dolci quanto false speranze, prima buio e blu scuro come la notte, poi virato nel colore della terra e della carne. A modo suo, sensazionale.

7 Thoughts on “

  1. coma, ti avverto già che non sono in grado di sostenere un confronto dialettico sulla questione del finale. mi schiaccieresti. ^^

  2. ahahaha, non ti preoccupare. guarda, dirò solo avessero almeno scelto un’altra canzone, CAZZO

  3. All’inizio ero come gli omini della Ghermandi sulle pagine del “Manifesto”: ovviamente con le maracas in mano. La prima parte è da cardiopalama. Avrei pure io alcune perplessità sul finale, comunque, sì, un film semnsazionale!

  4. vero, gran bel film. ho letto che Cheang Pou-soi sta lavorando sull’adattamento di shamo, manga sangue violenza e arti marziali che prima o poi comprerò. promette bene.

  5. utente anonimo on 3 aprile 2007 at 17:13 said:

    filmone.

    toni

  6. tanto per dire, ho anche riaperto il blog.

  7. wa wa wa, waa waa waa.

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