Le vite degli altri (Das leben der anderen)
di Florian Henckel von Donnersmarck, 2006

Non sono nemmeno il primo a farlo, ma anch’io devo chinare la testa: avrei avuto un pregiudizio negativo, o almeno, diciamo così, una buona dose di diffidenza, nei confronti di qualunque film abbia strappato di mano l’Oscar come miglior film in lingua straniera a Il Labirinto del Fauno. Ancora di più, trattandosi in questo caso di un film tedesco, nazione da cui negli ultimi anni sono usciti davvero ben pochi titoli che abbiano destato la mia attenzione. Invece, Le vite degli altri è un film assolutamente eccezionale.

E non solo: è un film di grande successo, non solo in patria e non solo nel circuito dei festival (dove ha comunque ricosso una quantità innumerevole di premi), diretto da un regista emergente, cosa ammirevole in un continente spesso troppo restio a "spingere" sui nomi nuovi. La ragione vive nella dote rara di riflettere su un dolorosissimo passato recente senza limitarsi ad un registro da "cinema civile", ma appassionando e coinvolgendo come un grande e complesso romanzo. In tutte le sue manifestazioni, sia visiva che narrativa, grazie anche a un tono che non rifugge i "comic reliefs" e una certa ironia mai forzata, e soprattutto grazie a una ricercatissima essenzialità che permette di tuffarsi in veri e propri varchi emozionali quando quella libertà e quella verità, spesso solo tratteggiate a parole, diventano azione, e diventano speranza.

Resta pochissimo da dire su un film che (quasi) tutti hanno già, giustamente, elogiato, impreziosito da una delicatissima e forse irripetibile armonia alchemica tra esigenze d’autore e cinema popolare. Una delle interpretazioni più incredibili e allo stesso tempo misurate degli ultimi anni (quella di Ulrich Mühe, enorme), alcune sequenze impressionanti (sopra tutte quella della doppia ispezione, che si conclude tragicamente, e il finale malinconico, catartico e perfetto) e la sceneggiatura di Henckel stesso, equilibrata e a tratti davvero sorprendente, fanno il resto.

12 Thoughts on “

  1. avverto chi fosse interessato che NON ho ancora visto Sunshine.

  2. utente anonimo on 25 aprile 2007 at 16:08 said:

    MERAVIGLIOSO.UN CAPOLAVORO.

    MR.DAVIS

  3. assolutamente un capolavoro ,non ci sono parole, quando un film tocca il cuore così da vicino come questo

  4. Credo siamo in molti quelli che sono entrati in sala col pregiudizio “faunistico” (mi sa che così vuol dire un’altra cosa però) e che poi ci siamo dovuti ricredere. Però è curioso che entrambi i film candidati esorcizzassero/indagassero – in modi e forme del tutto opposte – alcuni “mostri” della storia del loro Paese.

  5. Però c’è il solito incidente automobilistico risolutore, che fa un po’ Muccino e dispiace.

  6. Leggendo il tuo post mi è tornata la pelled’oca che avevo durante la prima e seconda visione. La sorpresa cinematografica del 2007. Sunshine…”devi”

  7. utente anonimo on 25 aprile 2007 at 19:47 said:

    finalmente! pensavo che il tuo ritardo su questo film fosse dovuto a tue perplessità ( ank’io ho i miei pregiudizi ! :-) ) invece vedo che hai apprezzato e giustamente sottolineato i pregi. alp

  8. utente anonimo on 25 aprile 2007 at 23:00 said:

    un capolavoro e basta. dispiace che abbia una distribuzione tipo Lynch, in Sardegna una sola sala da 100 posti quasi sempre piena da tre settimane,

    vedo su http://www.cinematografo.it/Box_Office/00000020.html

    che è il film in classifica con meno sale.

    Magari sarebbe uno dei film con indice di gradimento più alti, di quelli che uno entra al cinema ed esce a bocca aperta, contento dentro di aver visto una cosa rara e preziosa.

    Francesco

  9. utente anonimo on 26 aprile 2007 at 09:41 said:

    Sushine = cacchetta.

    ^.^

  10. utente anonimo on 30 aprile 2007 at 01:58 said:

    Sai, a me questo film pareva quasi fantascienza…che so, un po’ come Alphaville. Ha una forte carica visiva…il regista riesce a rendere Berlino surreale, gotica. Non mi aspettavo un film esteticamente cosi’ raffinato e fantasioso.

  11. bellobello.

  12. Capolavoro!!!

    Io non avevo alcun complesso “faunistico” in quanto già WATER lo preferivo per la corsa all’oscar, anzi penso che Il Labirinto sia un po’ troppo sopravvalutato.

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