The history boys
di Nicholas Hytner, 2006


"The best moments in reading are when you come across something – a thought, a feeling, a way of looking at things – which you had thought special and particular to you. And now, here it is, set down by someone else, a person you have never met, someone even who is long dead. And it is as if a hand has come out, and taken yours."

Riassuntino for dummies: il film è la versione cinematografica dello spettacolo teatrale scritto da Alan Bennett che sotto la direzione dello stesso Hytner spopolò nel Regno Unito un paio d’anni fa (vincendo tra le altre cose l’ambitissimo Tony Award nel 2005 come miglior spettacolo). Seguendo l’esempio di La pazzia di Re Giorgio, il dinamico duo Bennett-Hytner ha tradotto per lo schermo anche questo The history boys.

Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, ma l’adattamento cinematografico risente molto dell’impianto teatrale di partenza. Ciò significa, brevemente, la stessa qualità nei dialoghi, colti e molto più che brillanti, a tratti davvero entusiasmanti, e una regia abbastanza assente, o – almeno – non una delle più vispe che si possano immaginare. Tranne alcuni precisi momenti (soprattutto "musicali") in cui Hytner sembra voler girare un film degli anni ’80 e non solo negli anni ’80, con nostro sommo gaudio.

Ma anche con questi perdonabili peccatucci di personalità, The history boys è estremamente vivace e divertente, grazie soprattutto all’affiatatissimo team di giovani attori trascinati di peso dalla versione teatrale, e la sua ora e quaranta scorre che è un piacere. Certo, tutte la questioni più interessanti (la confusione del coming-of-age, le implicazioni "erotiche" dell’apprendimento) sono soltanto accennate, i "tagli" prodotti al testo fanno sentire il loro peso, ed è tutto un po’ troppo facilotto e sbrigativo (twist tragico compreso, anche se il "where are they now" finale è davvero ingegnoso), per riuscire a emozionare davvero.

Però se per il vostro sollazzamento possono bastare un gruppetto di liceali inglesi sessualmente ambigui in divisa nella Sheffield del 1983 (e non me ne chiamerei fuori, non con leggerezza), accomodatevi pure. Ce n’è per tutti. E poi ovviamente ci sono i New Order, i Cure, gli Smiths, gli Echo & the Bunnymen. Che ve lo dico a fare.

"How do I define history? Well it’s just one fucking thing after another, isn’t it?"

Nelle sale italiane dal 25 Maggio 2007.

3 Thoughts on “

  1. ma soprattutto nella colonna c’è il mitico brano “Papa’s Got A Brand New Pigbag”, una vera chicca per intenditori.

    La cosa che non ho capito è il perchè i brani utilizzati non abbiano il cantato.

  2. hai scritto “londa”.

    (pignols)

  3. dov’è che ho scritto londa? ^^

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