[non è un'idea mia...]


…ma del vero protagonista della settimana. Altro che Zodiac.
Tutto nel nuovo episodio di Friday Prejudice. CLICCA.
[non è un'idea mia...]


…ma del vero protagonista della settimana. Altro che Zodiac.
Tutto nel nuovo episodio di Friday Prejudice. CLICCA.
[apollineo vs dionisiaco - 1]

Io, l’altro
di Mohsen Melliti, 2007
[spirito dionisiaco]
C’è Raul Bova che fa il pescatore e parla siciliano. C’è Raul Bova che guarda una profuga morta in mare e dice "poverini, cercano la speranza e trovano la morte". C’è la svolta thriller. Scult tra gli scult, c’è una specie di morphing tra il ritratto di Bin Laden e quello di Padre Pio. Era l’unica ragione per andarlo a vedere, e ve l’ho rovinata. Bin Laden! Padre Pio! Bin Laden! Padre Pio! Bleah.
[spirito apollineo]
La mia recensione su Cinema4Stelle.
nota: questa stupida rubrichetta si propone, almeno per oggi, di mettere un po’ di ordine nella mia recente schizofrenia privata e professionale. Trovo comunque che l’immagine sia deliziosa: potrebbe diventare un’abitudine.
Fascisti su Marte – Una vittoria negata
di Corrado Guzzanti e Igor Skofic, 2006
Mettiamo subito in chiaro una cosa: chi scrive considera Corrado Guzzanti uno dei più grandi uomini di spettacolo dei nostri tempi, e la mia ammirazione per lui ha rasentato in passato (quando era più presente, come con quell’assoluto Capolavoro della TV italiana che fu Il Caso Scafroglia) forme persino ossessive. Detto questo, e messo quindi alla luce dei fatti che non ho un briciolo di oggettività di fronte a tutto ciò, è chiaro anche che non pretendevo che il film di Fascisti su Marte fosse anche un bel film. Soprattutto per una ragione: conoscevo la tiritera.
Se ci si approccia al film conoscendone i contenuti, il gioco non può che durare poco. Il film è infatti troppo lungo, troppo lento, troppo ripetitivo, troppo risaputo, almeno per chi conosce già la materia di cui è fatto. Ciò nonostante, Una vittoria negata, anche in questa prospettiva, è un film migliore di quanto ci si aspettasse: la struttura a sketch rimane quasi intatta, ma sotto a questo progetto assurdo, insieme amatoriale e sperimentale, c’è una struttura portante ben più radicata, che viene fuori con molta chiarezza e che possiede la forza risanatrice della Vera Satira – sempre a costo di prescindere dalle troppe tentazioni all’eccesso di Guzzanti & C.
Poi mi sono immaginato un approccio "vergine" al film, senza insomma aver avuto l’esperienza della versione "seriale" di Fascisti su Marte andata in onda sulla RAI. In tal caso, vi sfido a trovare nel cinema recente del nostro paese qualcosa di così spudorato, libero, svincolato da ogni legame con i linguaggi e gli stili dominanti, e soprattutto così spaventosamente divertente, così innegabilmente geniale.
Ecco, Geniale è un’altra di quelle parole che mi tengo ben stretta e che non sputtaneggio in giro. Questa è un’eccezione.
[tonite]
[in realtà yesterdaynite, ma la rubrichetta si chiama così]
Non voglio che Clara @ Goganga, Milano
Sito, Myspace, Wikipedia, Last.Fm
Indiepop, Rockit, S/A, Ondarock, Musicboom
Cary Grant video directed by Mauro Lovisetto
"La storia più porno che hai
tienila in serbo per quando torno da lei"
Them (Ils)
di David Moreau e Xavier Palud, 2006
Controindicazioni del non avere materialmente tempo: dover aspettare quattro giorni e quasi la mezzanotte per scrivere un piccolo ma decoroso post su un piccolo ma decoroso horror francese.
Controindicazioni dello scrivere un post dopo quattro giorni: non mi ricordo granché. Ho visto Them di sabato sera, da solo e al buio, mi sono sommariamente divertito, giusto una volta o due mi sono pure spaventato, appena appena. Ne ho apprezzato l’assoluta essenzialità, la gestione coerente delle unità aristoteliche, il gusto del recupero-del-puro-racconto, alcuni momenti che non saprei ripetere, la brevità (sembra poco, ma è un fattore importante) e il finale-beffa, risaputo ma dal buon effetto, e poco altro.
[poi, avevo un sacco di altre cose da aggiungere che non ricordo, c'era anche una cosa tipo "se vai a vivere in culo ai lupi nelle campagne rumene, e in più sei la macchietta dello scrittore inetto che si fa mantenere dalla fichetta, e in più sei il clone di Rodrigo Santoro (si intenda, in versione Paulo-di-Lost, non in versione Serse-di-Persia), e in più usi un portatile vecchissimo che monta un windows vecchissimo su cui giochi a Space Cadet 3D Pinball, cielo, un po' te la sei cercata", e altre osservazioni molto meno trattenute su Olivia Bonamy.]
Controindicazioni dello scrivere un post quasi a mezzanotte: ho già finito.
Hot fuzz
di Edgar Wright, 2007
“I may not be a religious man, but I know the difference between right and wrong.”
“Oh, fuck off, grasshopper.”
Mi trovo in difficoltà a scrivere di questo film: non perché non trovo le parole, ma perché mi vengono alla mente soltanto superlativi. Il regista Edgar Wright e l’attore principale Simon Pegg, entrambi anche sceneggiatori e amici dai tempi di Spaced, sono riusciti a replicare quello che in Shaun of the dead ci poteva essere sembrato il frutto di una miracolosa e irripetibile magia. E invece – a quanto pare – c’è molto di più.
Ci vuole poco a spiegare il film: prendete Shaun, appunto, e sostituite gli horror di George Romero con gli action movie americani (Bad boys 2 e Point break in prima linea, ma non solo). Il risultato è lo stesso: ovvero, un film che è insieme una commedia pura, la vivace parodia dei suddetti film d’azione (con un’attenzione particolare ai sottotesti slash dei buddy movie), e un film d’azione con una trama coerente, coinvolgente e credibile, con tanto di incredibile sparatoria finale: senza però che nessuna delle tre cose ostacoli l’altra. Già per essere riusciti a imbroccare due volte di fila un progetto simile i due ragazzacci del South West England meriterebbero tutta la nostra stima. E invece – possiamo dirlo – c’è molto di più.
Hot fuzz è infatti molto più spassoso di quello che poteva far presagire il trailer: anzi, è probabilmente la commedia più bella e divertente dell’anno. Merito di una sceneggiatura ancora illuminata da tantissimi dialoghi geniali e ancora basata sul un numero spaventoso di riferimenti esterni (citazioni, spesso molto esplicite), semi-esterni (le decine di gustose autocitazioni di Shaun of the dead), e interni (i dialoghi che si “anticipano” e si “ripropongono”, in un gioco di rimbalzi narrativi che fa impallidire la maggior parte deli screenwriters d’oltreoceano, e non solo quelli action). E invece – insisto – c’è persino qualcosa di più.
Perché, per quanto Shaun rimanga nei nostri giovani cuoricini come una delle più belle scoperte degli ultimi anni – e per quanto l’infamia con cui è stato accolto dalle nostre parti bruci ancora – Hot fuzz per alcuni aspetti (mi sento di dire: aspetti cruciali) è un film – persino – forse – quasi – migliore. Si tratta di maggiore dimestichezza nella regia, maggiore coraggio nello sperimentare in fase di montaggio (ed è una delle cose che più salta agli occhi, basti pensare alla sequenza del viaggio da Londra alla campagna), ma ne guadagna anche il disegno dei personaggi e delle relazioni tra di essi. E c’è l’incipit più formidabile degli ultimi tempi.
Visto che stavolta ci fanno la cortesia di metterlo nelle sale – in tempi infami, a metà Agosto – speriamo solo che non venga svilito e spacciato per una semplice volgare parodia. Almeno, speriamo che nessuno ci caschi: Hot fuzz è un film a cui vogliamo già un porco bene. Guai a chi lo tocca.
Nelle sale italiane dal 17 Agosto.