Control, Anton Corbijn 2007

Control
di Anton Corbjin, 2007
[Cannes a Milano 2007]

Come sia difficile raccontare la storia di un’icona o di una leggenda (del rock, ma non solo) senza capitombolare sopra i soliti vecchi errori, è discorso ben noto. Il fotografo olandese Anton Corbijn, anche prolifico regista di videoclip, sceglie al suo esordio sul grande schermo di aggirare il problema e ribaltarlo alle spalle, dipingendo il ritratto di Ian Curtis, indimenticato leader dei Joy Division morto suicida a 23 anni, in modo inaspettato e originale.

Ovvero, da un lato fornendo un ritratto del lato meno “leggendario” di Curtis, un ritratto più affettuoso e insieme consapevole e realista di quello di un mero fan – quello di un ragazzo normale, clinicamente sfortunato e affettivamente debole, lontano dai canoni del maledettismo a cui brutti biopic passati ci hanno abituato, anche se in ogni caso destinato ad essere divorato dal suo stesso talento. Dall’altro, scegliendo uno stile il più possibile “neutro” (anche se in realtà meravigliosamente fotografato da Martin Ruhe) e lasciando che l’incredibile, stupefacente interpretazione di Sam Riley – “mimetica” fino alla morbosità – faccia il grosso del lavoro.

Ne è scaturita un’opera rock inusuale e sconcertante, sommessa e dolente, proprio come le canzoni del gruppo di Ian Curtis, oltretutto bellissima da vedere – e da ascoltare. Si vede che è il prodotto di un fan (per la “vicinanza” sopracitata, pur nella secchezza dello stile) e di uno che sa perfettamente di cosa parla, non di uno capitato lì per caso (dubito che i fan duri e puri avranno di che lamentarsi), e tutto questo non fa che giovare al film. Gli giova meno, forse, la supervisione produttivo/narrativa di Mrs Curtis e di Tony Wilson, che infatti ne escono molto più che immacolati – mentre i futuri New Order passano per un gruppo di cazzoncelli.

Ma quasi non ci si bada. Bellissimo, punto.

18 Thoughts on “Control, Anton Corbijn 2007

  1. menomale, hype alle stelle.

    “Love will tear us apart” – IAN CURTIS

  2. maledetta la mia pigrizia.

  3. *cough* ricchione *cough*

    sul serio: ti è piaciuto veramente ? a me alcune cadute di gusto sono sembrate proprio moleste.

    - vb –

  4. sì sì, io sono contento, si capisce. ^^

    (…)

    *cough*

  5. … capiamoci: resta comunque un lavoro dignitoso, ma non la cosa strappacapelli che si era letta in giro (ad esempio nella recensione di Variety, talmente prona da sembrare una velina), e nemmeno la controparte introspettiva di 24 Hours Party People che ci si poteva auspicare.

    Poi, ovvio, tutte le opinioni sono espresse a titolo personale.

    - vb –

  6. concordo: non è una cosa strappacapelli.

    (quanto osservato nel mio ultimo paragrafo riguardo ai “punti di vista” espressi nel film ha in realtà una notevole rilevanza)

    (eppure, più ci penso e più mi piace. lo rivedrei, per dire.)

    (forse è tutta colpa di Sam Riley… *cough*…)

  7. D’ora in avanti al posto di dire “ricchione” e derivati si comincia a dire solo “*cough*” ?

    Via !

  8. utente anonimo on 18 giugno 2007 at 14:23 said:

    diversi miei amici di ormai una certà età fans dei Joy Division da sempre sono rimasti molto delusi dal film. perchè a quanto ne dicono non raccontano davvero tutto. ti linko la sua recensione casomai ti potesse interessare un opinione di una persona che, secondo me, ne sa abbastanza. Oltre che fans dei JD il recensionista fa il regista e il tecnico del suono.. e moltre altre cose (solo per dire che è un minimo preparato).

    nion / vespertime

  9. mi interessa sì, ma non hai scritto il link. ^^

    (comunque, il fatto che non racconti “tutto” è al centro dei miei succitati dubbi: insomma, quello non è per forza Ian Curtis, ma un Ian Curtis visto dalla prospettiva della moglie)

    (però: siamo proprio sicuri che un biopic o un simil-biopic debba davvero raccontare “tutto”? e poi, dopotutto, è mai successo davvero?)

    (la mia impressione in definitiva è che un eccessivo e dettagliato completismo – anche perché il film è volutamente ellittico – avrebbe potuto svilire l’operazione. invece così assistiamo a “una”, e non a “la” biografia di Ian Curtis. mi sembra del tutto lecito, oltre che – questo sì – usuale nei canoni del suo genere)

    (poi i gusti sono gusti, è ovvio!)

  10. io non comprendo una cosa, se si fanno great balls of fire, the doors, i walkthe line, elvis the early years, dream girls, ray li si accusa di essere eccessivamente didascalici (giustamente) quasi una raccolta di cartoline in sequenza senza un motivo cinematografico.

    Control è cinema con una storia intorno, i fatti, le canzoni partono sempre dalle inquadrature e mai viceversa, e fanno sì che sia probabilmente l’unico biopic con una cognizione ed un evoluzione spazio temporale decente.

    senza parlare della fotografia, mai stata a quei livelli neanche per i film di NON genere.

    quale è questo film poi (un film di NON genere dico)

    Junkiepop

  11. “Control è cinema con una storia intorno, i fatti, le canzoni partono sempre dalle inquadrature e mai viceversa”

    quoto.

    (che sia un limite, poi, sta a ciascuno deciderlo)

  12. Quindi? Posso smettere di temere 14enni con le frasi di Ian Curtis sulla Smemo? Fiuuu… :P

  13. E sì, quoto proprio MissVengeance: “maledetta la mia pigrizia.” (E maledetto lo studio)

  14. jerrygarcia, non farmi dire queste cose che mi fanno sentire vecchio, ma, per carità, lo studio era una pacchia (avrei visto tutta la rassegna cannense invece del solo vansant correndo come un disperato).

  15. e mi sono persa pure questo .-(

  16. Un grande omaggio e un grande film.Samantha Morton nel finale mi ha gelato il sangue.

  17. condivido… visto anch’io alla rassegna cannese…

    al cinema non esce ovvio

    un saluto

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