24 hour party people
di Michael Winterbottom, 2002

Con un modello simile a quello che formerà Tristram Shandy tre anni più tardi (infatti lo sceneggiatore è il medesimo, Frank Cottrell Boyce), Winterbottom racconta vent’anni di scena musicale manchesteriana lungo tre decenni, uniti dalla presenza costante del producer Tony Wilson – che se nel film di Corbijn è paternalisticamente interpretato da Craig Parkinson, qui ha il volto geniale e strafottente di Steve Coogan, che ne aveva già fatto una sorta di parodia con il suo celebre Alan Partridge televisivo.

Cominciando dal leggendario concerto dei Sex Pistols al Lesser Free Trade Hall, si passa dal Factory in cui suonavano i Joy Division negli anni ’70, alla Hacienda in cui impazzavano New Order e Happy Mondays negli anni ’80, fino alla nascita della Rave Culture e oltre. Il tutto condito dalle interpretazioni e apparizioni di quasi tutti i migliori attori inglesi degli ultimi anni (ci sono anche Christopher Eccleston e Simon Pegg seminascosti, mentre John "Sam Tyler" Simm canta una versione acustica di Blue Monday davvero strappamutande) in un’irresistibile sarabanda di musica, cinema, meta-cinema, cinema-concerto, documentary, mockumentary, e il frullato di tutto questo.

Forse è un film che per una quantità di ragioni è difficile prendere troppo sul serio: ma tanto meglio, se alla fine riesce a ritrarre così bene le complesse vicende della scena di Manchester, abbozzandone solo i tratti essenziali, mescolando realtà e leggenda metropolitana, azzeccando persino i tratti più malinconici e/o assurdi, e riuscendo anche in questo caso a non svaccare nel mero calderone postmoderno in cui ci sta bene tutto e si mescolano i linguaggi tanto perché suona bene e fa figo. E ci voleva poco, pochissimo, a cascarci. Invece, se visto con lo spirito giusto, 24 hour party people è una delle cose più originali che vi possano capitare tra le mani, ed delle più divertenti.

Anche perché Winterbottom non ha troppi peli sulla lingua, si dimostra ancora un regista furioso e quasi incontrollato (almeno in apparenza) e si permette di "osare" in più di un’occasione. Ed è lì che diventa davvero irresistibile: i piccioni che si avventano sugli Happy Mondays con le valchirie di Wagner in sottofondo, Dio che si presenta nel finale a un fattissimo Wilson "a sua immagine e somiglianza", i camei dei veri protagonisti che vengono "svelati" tutti insieme nella seconda parte (contravvenendo a una regola "non scritta" del cameo stesso), cosette da niente come il vero Howard Devoto dei Buzzcocks che appare nel bagno dove l’attore che lo interpreta si sta scopando la moglie di Wilson vestito da lavacessi e commenta "Non mi ricordo proprio che questo sia mai accaduto". Da rotolarsi.

8 Thoughts on “

  1. in definitiva, se doveste fare una scelta con una pistola alla testa, meglio questo di Tristram Shandy.

    Transformers invece l’ho visto giovedì e non ne ho ancora scritto. rimedierò presto, credo.

  2. Allora è davvero il Miike occidentale?

  3. A me 24 Hour Party People era piaciuto da impazzire. Splendido e credibilissimo. Puro Madchester.

  4. @ohdaesu: ti aspettavo al varco. ^^

    (la risposta è boh)

    @onanrecords: eh ma pure a me è piaciuto… non si capiva? :-)

  5. Si, certo che si capiva. Volevo solo confermare. :)

  6. E’ un piccolo capolavoro. Riesce a essere divertente e surreale e comunque colpire dove deve nella memoria. C’è in dvd? Che così finalmente me lo prendo originale.

  7. utente anonimo on 22 gennaio 2010 at 11:56 said:

    qualcuno sa se è possibile trovare la versione di "Blue Monday" semiacustica completa?

    Alessandro

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

You can add images to your comment by clicking here.

Post Navigation