[Gruppo E - Concorso Cortometraggi]
[Milano Film Festival 2007]

The Lonely Bliss of the Cannonball Luke di Levi Abrino (USA 2007)
Con un’idea una e con un finale rallentato e davvero emozionante, senza esagerazioni ma con un perfetto senso dell’understatement, Abrino realizza un corto indie memorabile, che riesce a raccontare tutta una fetta di provincia americana in una partita di calcetto e nel tuffo di un uomo-cannone. Delicato e divertente.

Amin di David Dusa (FRA/DEU/NL 2007)
Dusa affronta la scoperta del razzismo da parte dell’occhio innocente di un bimbo. Quello che il bimbo fa nella prima metà del corto (gioca con la prospettiva, immaginando di schiacciare le persone per strada con le dita) è una cosa che tutti noi facciamo da bambini, e che mai avevo visto rappresentata sullo schermo: chapeau. Per il resto, la buona dose di angoscia civile difende il film dalla prevedibilità e dai suoi limiti formali.

La última noche en la tierra de Esther Piscore (Last Night on Earth of Esther Piscore) di Carlos A. Morelli (Uruguay/MEX 2006)
Una signora anziana, rimasta sola senza alcun parente, decide di spendere tutti i suoi risparmi con un accompagnatore. Quest’ultimo, wannabe ballerino, accetta il lavoro per potersi pagare un’audizione per Broaway. Due quotidiane solitudini che si incontrano: pacatissimo e sofferto, con qualche lampo di lucido umorismo. Deprimente, ma con il cuore. Stay off the gas.

Come on Inside di Diego Marcon (ITA 2006)
Una ragazza invita un compagnuccio nella casa della nonna e gli fa una pompa. A rischio di essere cinico, davvero, non c’è molto altro. Ma l’idea di base – utilizzare un supporto video che porti automaticamente con sé l’immaginario a cui appartiene, in questo caso il VHS e gli anni ’80 – è davvero intelligente.

Deutschland im Sommer
(Germany in Summer) di Philipp Doering (DEU 2006)
Un corto che sarebbe anche interessante, se ci si capisse qualcosa. Tutto appare (più o meno) chiaro alla fine, ma ci si è già stufati dei continui giochetti temporali.

Patty, kratki film v perverzih (Patty, Short Film in Perverses) di Matej Lavrencicand and Roman Razman, (Slovenia 2006)
Pochi minuti in cui i disegni di scena di uno spettacolo su una soubrette almodovariana prendono vita, animati in stop-motion, sopra la colonna sonora dello spettacolo stesso. Realizzato molto bene, ma poco influente sotto qualunque altro aspetto.

One Thought on “

  1. utente anonimo on 19 settembre 2007 at 21:37 said:

    rispetto al corto di diego marcon, come on inside, mai sentito parlare di un tale che scriveva dei racconti che si chiamava carver?

    insomma, nel 2007, si può anche decidere di esprimere attraverso l’antinarrazione. e fin dagli anni 60 il cinema si confronta con le non storie, con l’incomunicabilità.

    a me quel pompino ha messo addosso un disagio che raramente il cinema riesce a mostrare. è una pompa è basta, esattamente. ed è questo a essere infinitamente triste. e vuoto. poteva essere qualcosa d’altro, ma non lo è stato. il sesso come ultimo baluardo difensivo per una ragazza. piuttosto di parlare ( vorrebbe ma non riesce o crede che non sia giusto farlo, inadatto al suo ruolo di femmina adolescente) si infila in bocca un cazzo. poi osa dire qualcosa, fuoriluogo certo, e si becca uno schiaffo.

    che sia stato realizzato da un ragazzo me lo fa apprezzare ancora di più.

    rispetto al corto tedesco.

    i giochetti temporali credo siano la doverosaforma per la ricostruzione di un dramma storico mal digerito e mai assimilato. ciò che non si riesce a spiegare, ritorna in noi frammentato, spaccato, a brandelli.

    personalmente rispetto chi usa il cinema per quello che è. un’arte del tempo.

    anna

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