[Gruppo F - Concorso Cortometraggi]
[Milano Film Festival 2007]

Nowhere, No One di Ian Waugh (GB 2007)
L’incontro tra un uomo immaturo, in viaggio per raggiungere il compleanno della figlia a Edimburgo, e una ragazza disadattata, trovata a dormire nella boscaglia ai bordi di una superstrada.  Waugh racconta una storia fatta di quasi-niente ma che riesce a cambiare i destini dei suoi personaggi. Azzecca il tono e le facce. Niente male. In più, ci sta simpatico perché non vuole saperne di rispondere alle domande alla fine della proiezione.

Apnée (Hold your breath) di Claude Chabot (FRA 2006)
Un freeze-frame in 3D con la mdp virtuale che volteggia al suo interno in un unico piano-sequenza. Il trucco è che non è affatto un fermo immagine, ma si evolve narrativamente. Poco più che un esperimento, buono forse ad esemplificare i miglioramenti (:..) di un espediente molto usato nel cinema contemporaneo (dalla bullet time revolution in poi). Più che altro si stenta a capirne il senso, qui dentro.

Ieri (Yesterday)
di Luca Scivoletto (ITA 2006)
Si ammira l’impegno e la determinazione, la bravura dei due attori Andrea Bosca e Valentina Lodovini (peraltro bellissima), e se vogliamo la perizia tecnica, pur nella semplicità del tutto. Ma siamo ancora alla storia vista dalle parole buttate al vento, al tipicamente italico piagnisteo da camera, alle metafore spicciole. Un peccato, proprio perché manca tanto così.

Rauschen & Brausen I di Daniel Burkhardt (DEU 2007)
Impossibile o comunque molto difficile da descrivere a chi non l’abbia visto (vedi foto sopra), è un solo carrello all’indietro di 5 minuti circa: l’immagine, dal retaggio industriale dell’apertura, grazie ad un allucinato effetto di scomposizione, finisce dritta dritta nel mondo della pura illusione ottica. Roba da rimanerci secchi: io mi sono innamorato. Un Vero Viaggione.

Tommy di Ole Giaever (Norway 2007)
Un incontro sulle montagne tra un giovane e il padre di un ex compagno di classe: il primo cerca di svicolarsi, il secondo fa di tutto per metterlo in difficoltà. Giaever è tanto talentuoso quanto bastardo: costruisce una tensione che ricorda le quieti di Haneke, e che ti aspetti esploda, per poi negare ogni minima tentazione di catarsi, che sia rivalsa sociale o pura violenza, lasciandoci a bocca asciutta. Bravo, porcaccio cane.

Ma culotte (My Knickers)
di Blandine Lenoir (France 2006)
Una bella signora di mezza età si porta a casa uno sconosciuto, scopre che è padre, viene sgamata dalla figlia adolescente, con la quale finisce a discutere dei pro e dei contro del sesso anale. Molto più gradevole e maturo di quanto possa sembrare a descriverlo, ha soprattutto il merito di uno dei migliori dialoghi che io abbia sentito negli ultimi tempi. Quello sul sesso anale, appunto.

2 Thoughts on “

  1. io sono quello che urlava VIAGGIONE alla fine del corto dei palazzoni.

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