[Gruppo H - Concorso Cortometraggi]
[Milano Film Festival 2007]

Estamos por todos lados (We Are Everywhere) di Sofia Perez Suinaga (Mexico 2006)
Due ragazzi ribaltano uno scippo a loro vantaggio grazie alla loro faccia da culo. Un ritmo ottimo, montaggio iperattivo tipicamente messicano ggiovane, divertimento assicurato. La ragazza ci sa fare eccome.

Les jours (The Days) di Maxime Giroux (CAN 2006)
Un padre di famiglia si vendica con la natura per la morte della figlia. L’idea di isolare dei brevi "capitoli" girati quasi esclusivamente con camera fissa titolandoli con i giorni che distanziano la scomparsa dagli avvenimenti successivi è davvero sorprendente, e permette di distaccare ulteriormente lo sguardo, come se non bastassero già le distese di neve del Quebec. Tutto bello, pure da vedere: peccato che duri 25 minuti e ne regga 10.

Ujbaz Izbeneki Has Lost His Soul di Neil Jack (GB 2006)
Un breve corto in stop-motion in cui un giovane con una pettinatura emo arriva alle porte dell’Inferno, perché ha perso la sua anima. E non solo. Il corto scacciapensieri più divertente visto finora al Festival.

Nijuman no borei (200.000 Phantoms)
di Jean-Gabriel Périot (France 2007)
Decine, centinaia, migliaia di immagini del medesimo edificio, al centro della città di Hiroshima, prima e dopo la bomba, sovrapposte una sull’altra su una struggente canzone dei Current 93 in una sorta di straziante viaggio nel tempo immobile. Difficilmente vedremo un corto così bello da queste parti: recuperatelo ad ogni costo. Indimenticabile.

Raak (Contact)
di Hanro Smitsman (Holland 2006)
Raccontarlo è difficile, comunque si tratta bene o male del solito incrocio corale di destini, che stavolta coinvolgono un ragazzino insicuro, sua madre, e uno sconosciuto con la camicia a fiori. Ma Smitsman ha una mano abile e fermissima, ha degli attori formidabili, ed è bravissimo a giocare con i paradossi narrativi, trasformando la tragedia in teatro dell’assurdo. Massì, applausi.

Drake
di Christopher Rainer (Austria 2006)
Una inquadratura fissa di cinque minuti su un tramonto, dall’idillio familiare iniziale a una specie di violenza parossistica. Non può non suscitare sorpresa e, una volta entrati nel meccanismo, le grasse risate. Ed era meno facile di quanto non sembri.

2 Thoughts on “

  1. Ujbaz Izbeneki uber alles

  2. certo che anche quel BASTARDONE del corto finale REGNA.

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