This is England, Shane Meadows 2006

This is England
di Shane Meadows, 2006

Avete presente quando si dice che le stroncature sono molto più divertenti e stimolanti degli elogi? Ecco, il discorso vale anche per This is England, straordinaria opera nona di Shane Meadows, trentacinquenne regista inglese, originario dello Staffordshire, ancora piuttosto sconosciuto – purtroppo – dalle nostre parti. Sulla quale non ho nulla da dire. Il film è bellissimo, è intelligente, profondo, commovente, sincero. Ho pianto. Che altro devo aggiungere? Guardatelo e basta.

Per ovviare al problema, potremmo utilizzare quattro artifici.

Artificio numero uno: l’invettiva contro quei cattivoni dei distributori.
E non vedremo nemmeno questo film di Shane Meadows, nelle sale italiane. Diamine. Pare che i distributori, con le guance ancora piene degli avanzi del cibo scartato dai sottocloni dei film in costume tratti dai romanzi di Jane Austen, si siano dimenticati che c’è anche un altro cinema inglese, in giro. Va bene, ora distribuiscono i film di Edgar Wright, ma ci basta? Ci può bastare? No! Non ci basta mai! Qualcuno glielo può dire, a quei cattivoni, che ci sono – per dire – i film di Winterbottom con Steve Coogan? E soprattutto, che ci sono i film di Shane Meadows? Che non avranno Liz Bennet e Mister Darcy e anatre starnazzanti nell’aia, ma che riescono, senza guardare in faccia nessuno, con la delicatezza di una carezza e la forza di un pugno, e scegliendo di non banalizzare il male, a tutti i costi, cogliere – come fa This is England – il senso profondo dello sguardo di un ragazzino sul mondo? Peraltro, di un bambino così pucci?

Artificio numero due: il secco riconoscimento di una secca lettura storica.
La cosa che più sorprende di This is England è come sia riuscito a far sì che dal ritratto, estremamente intimo e racchiuso tra poche mura e cortili, di alcuni ragazzi di Nottingham, fuoriesca un vero affresco storico, quello di un decennio e dell’intero sistema che ne reggeva le sorti (Margaret Thatcher, la guerra nelle Falkland, l’ascesa del nazionalismo bianco), facendo rispecchiare con perfezione millimetrica – nascosta sotto l’illusione del lo/fi e del low/cost – il collettivo nell’individuale. E viceversa.

Artificio numero tre: l’aneddoto personale che non c’entra un cazzo.
Io qualche anno fa ho incontrato, di sfuggita, il signor Shane Meadows. Mi ricordo che da principio era parecchio paurosetto a vedersi, ma in realtà una personcina davvero a modo.

Artificio numero quattro: manifesta vacuità per interposta spocchia.
E alla fine il nostro Shaun, della sua bandiera, della sua croce ammazzadraghi, non sa più che farsene. Si lancia sulla spiaggia, quella stessa spiaggia da cui il padre, omericamente, non tornerà mai più, e lancia la bandiera nell’acqua. La guarda affogare, come una speranza che si cancella nell’acqua, o come una speranza, forse, da ricostruire altrove. Nel proprio animo, confuso e tradito. Nel proprio cuore, contuso e trafitto. Nello sguardo, privato dell’innocenza e pieno di morte e dolore, lo stesso sguardo che rivolge a noi prima del buio, lo stesso sguardo che chiudeva la storia di Antoine Doinel e apriva la sua vita, quella vera. Ehi, hai visto? Ho riconosciuto la citazione. Cosa ho vinto? Buio in sala, titoli di coda.

22 Thoughts on “This is England, Shane Meadows 2006

  1. hai scritto crocie.

  2. bel commento, b.

  3. hai scritto Tatcher

  4. Hai scritto “del il nazionalismo”

  5. adoro i miei lettori.

  6. Concordo, che readership.

    L’unico modo in cui potesti migliorarla è convincerli tutti a fondare una cellula del British National Front, circa 1983.

  7. è un’idea.

  8. Io ci sto, le bretelle vanno rivalutate.

  9. Eppure a me non è che mi abbia fatto impazzire This Is England.

    Mi è piaciuto ma moderatamente, magari più la prima parte che il finale con lo showdown e il necessario dramma…

  10. Ma si trovano i sottotitoli, almeno in inglese?

    Perché io l’ho in disco fisso da tempo, ma non sono mai riuscito a guardarlo perché ho difficoltà con la lingua parlata.

    Lu’

  11. Dipende da che *versione* hai.

    Fatti un giro su opensubtitles.org e vedi.

  12. @gparker: beh, nello sviluppo del film, così com’è concepito, anche solo narrativamente (oltre che tematicamente), il *trauma* mi è sembrato piuttosto necessario.

  13. utente anonimo on 13 novembre 2007 at 20:37 said:

    voglio commentare il videoblog!!!!!!!

    ugo

  14. Un ilm bellissimo che quando vidi alla Festa del cinema di Roma, mi lascio stupefatto per fattura. Mai avrei pensato che non sarebbe stato distrubuito in sala, tanto é piacevole e eprfetto per qualsiasi tipo di pubblico.

    Mi hai fatto venire voglia di pubblicare sul mio blog quanto scrissi all’epoca per Filmup.

    Ciao!

  15. utente anonimo on 15 novembre 2007 at 19:53 said:

    sì quel coso moderno che hai tu.

    quel tumblr lì!!!

    voglio poterlo commentare!!!!

    ugo

  16. non si può commentare un tumblr!

    è contronatura!

    (i modi socialmente accettati per “commentare”:

    - creare un tumblr a tua volta

    - scrivere una mail ^^)

  17. utente anonimo on 16 novembre 2007 at 02:09 said:

    beh la fai sempre complicata tu.

    u

  18. eheh. non sono io che la faccio complicata. sono i tumblr che non hanno i commenti, mica li ho inventati io.

    (e poi puoi sempre commentare qui, se vuoi)

  19. Un quesito (posto ad altra gente che non ha saputo darmi una risposta). E’ normale, o giusto, o non so che altro aggettivo gravitante in una sfera morale-legale, che in questo bel film, il tema principale della colonna sonora, tolte le canzoni, sia quello di “Fuori dal mondo” di Piccioni, realizzato da Ludovico Einaudi? Si badi bene, non un pezzo di Einaudi usato nel film di Piccioni, ma un pezzo che Einaudi ha composto appositamente per un film di Piccioni (un po’ come se nella colonna sonora di “Romanzo criminale” il tema principale fosse quello creato da Nyman per “Lezioni di piano”). Non so, a un certo punto, mi aspettavo di veder comparire suor Buy assieme a Woody (l’amico che non ho e che vorrei avere, abbigliamento e tatuaggi inclusi).

  20. ma soprattutto hai scritto il finale!! ma ti pare il caso??

    fortuna che non ti leggo…

  21. [Outing]

    [..] In effetti speravo di riuscire a scrivere qualcosa in settimana. Giovedì sono persino riuscita ad andare al cinema a vedere Cous Cous, ad esempio, e ci sarebbe molto da dire in proposito. Poi però ho pensato no, davvero, è la setti [..]

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