Redacted
di Brian De Palma, 2007

Fece un po’ effetto, a chi De Palma lo coccola come qualcosa di prezioso da sempre, la notizia che il suo film presentato a Venezia sarebbe stato un aperte virgolette atto di accusa nei confronti della guerra in Iraq chiuse virgolette. Non che il cinema del regista americano sia del tutto avulso dall’impegno "politico" (pensiamo a Vittime di guerra, ma anche al sottovalutatissimo Falò delle vanità e ai suoi primordi godardiani), ma il suo interesse principale, soprattutto negli ultimi anni, è stato perlopiù una riflessione sugli statuti di realtà dell’immagine (del cinema, in particolare), che rivelava spesso la sua natura teorica tra le pieghe di generi come il noir, la fantascienza, l’action.

Niente di più sbagliato: il nuovo film di De Palma non è in realtà affatto dissimile, e basta guardarlo da lontano e con un occhio chiuso per capirlo, e gli strascichi polemici (di natura prettamente politica, leggi "rappresentazione semplicista e unilaterale dei soldati americani") non hanno evidentemente colpito il bersaglio. Ma nemmeno avvicinato. E’ chiaro che c’è uno stilmolo politico profondo nel girare questo film. Quasi un’impellenza, direi: ed è forse l’unico motivo che attutisce la grandezza del film. Perché per il resto, Redacted è un magistrale collage di linguaggi che passa dalla rarefazione del documentario europoide alle vere fotografie di vittime della guerra in Iraq, dalla tremolante a pagine web e videochat di assoluto realismo. Realismo, appunto: perché in ogni verità, come in quelle che chiudono il film e i nostri occhi terrorizzati, c’è menzogna. E viceversa, ovviamente.

Non dimenticando un’ironia che diventa da sibillina e accennata a feroce e spietata, una necessità dello sguardo che tradisce lo sguardo impietosamente curioso del suo autore (quasi) di fronte a nulla (e che contiene la vera politica del film), e – ovviamente – anche un senso del racconto che si costruisce e cresce sui suoi stessi frammenti, e che invece di spezzettarsi riesce a ricompattarsi con una tensione a tratti insopportabile (tutta la sequenza del "fatto": ma più i preliminari che l’atto vero e proprio).

Un film destinato a far parlare di sé per i motivi sbagliati, ma che meriterà senz’altro la vostra attenzione, sempre se – e non è così scontato come sembra – avremo la fortuna di vederlo dalle nostre parti.

Assolutamente da segnalare il pezzo veneziano dell’esimio dottor infamous, la cui attenta lettura del film condivido riga per riga, sulle pagine di sulle pagine di cineblog.

Particolare e stimolante il confronto con un mediometraggio tutto italiano, intitolato Teo-sofia, che pur trattando temi più "leggeri" utilizza un metodo del tutto simile. L’ho visto mesi fa e non ne ho mai scritto: mi riprometto di farlo.

9 Thoughts on “

  1. E attendiam con ansia il suo film “gemello”: il romeriano Diary of the Dead di cui già si dicon meraviglie.

  2. Quoto l’affermazione sulla sottovalutazione del Falò delle vanità (tra l’altro con un cast in forma strepitosa), film favoloso quasi quanto il romanzo di Wolfe.

  3. Uh ma come, rischiamo di non vederlo qua Redacted? :( no dai non dirmi ste cose e non dirmele dopo una recensione del genere che riattizza di brutto l’attesa già spasmodica…

    [anche perché son curioso di confrontarlo con la "versione" di Haggis..].

    p.s. Io Adoro Vittime di guerr

  4. wowa penso che su cineblog sei l’unico che ha capito quel post ^_^

  5. PS: anche io credo che il maggiore fascino del film di De Palma sarà quello (apetto di trovare conferme dopo la visione) di evidenziare la menzogna dell’immagine.

    Un concetto peraltro vecchio come il cinema (mi viene in mente Welles, ma mille sono gli esempi).

    Usare le immagini per “colpire lo spettatore?”

    Ma quando mai, oggi lo spettatore non è colpito da nulla, figuriamoci da uno stupro in diretta/differita.

    E poi: è veramente accaduto quello stupro?

    Il soldato piange? E allora? Non è che l’ennesimo reality.

    Pregiudizialmente, io lo vedo come una sorta di snuff movie per conto terzi. Per questo mi interessa oltremodo.

    L’ambiguità di usare vero sangue per fare finto cinema.

    Veri corpi per fare fiction.

    Vera morte? Vera guerra?

    Mah, chissenefrega.

  6. Lo attendo con smisurata impazienza!!!!!!!!!!!!!!

  7. alla premiazione del Leoncino d’oro a Venezia mi dissero che fu comprato dalla Eagle, quindi presumo esca.

    Ciao!

  8. sì sì, è stato comprato dalla Eagle. appunto.

    Ora bisogna vedere:

    - se lo faranno uscire in sala o solo in DVD

    - se ne faranno uscire una versione guardabile.

  9. http://lavit

    [..] Escono oggi due film, ognuno con la sua piccola storia. Il primo e’ il film di cui vedete i manifesti originali, di cui non diro’ il titolo italiano perche’ reputo i miei lettori abbastanza intelligenti da capire di quale film si tratta, e perche’ s [..]

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