Tekkonkinkreet – Soli contro tutti (Tekkon Kinkreet) (Tekon kinkurîto)
di Michael Arias, 2006

Prima di tutto, risolviamo le due stranezze presenti qui sopra. La prima è il titolo italiano: il film infatti, vista la presentazione-evento al Future Film Festival, è uscito per l’home-video anche da noi: si trova già a noleggio e sarà in vendita dal 12 Febbraio, e prestissimo anche in formato blu-ray, piacevole eccezione a un mercato, quello della distribuzione di titoli nipponici anche chiacchieratissimi come questo, assai lento e distratto. La seconda è il nome del regista, che effettivamente non è giapponese: Michael Arias è un quarantenne californiano, anche dal look piuttosto tamarro, che vive e lavora in Giappone da molti anni, dove tra le altre cose ha sviluppato il software per le ombreggiature che viene usato da Miyazaki da Mononoke in poi. Per dire.

Passate queste curiose inezie che potevate pure leggervi da soli su Wikipedia, mettiamo subito in pace il cuore di Andrea: Tekkon kinkreet è uno straordinario pezzo d’animazione nipponica, trascinante e avventuroso: ma soprattutto visivamente impagabile. Se vogliamo proprio andare a cercare il pelo nell’uovo, ha una struttura un po’ involuta e prevedibile, basata su un’opposizione/sintesi reiterata allo sfinimento -  quella tra bianco e nero, insomma, la classica solfa del taijitu in cui bene e male si compendiano. Ma nulla che pregiudichi il divertimento e lo stupore di fronte alle corse, ai salti, ai veri e propri voli dei due amici Shiro ("bianco") e Kuro ("nero"), due orfani di strada che proteggeranno la "loro" città dagli yakuza e dagli assassini, e che sapranno trovare insieme, con l’amicizia, una loro strada per sfuggire al loro destino segnato. Che tenerezza?

Eh no, altro che tenerezza: prima di tutto perché Tekkon kinkreet è tratto da un seinen manga, e seinen rimane anche sullo schermo: sia nel linguaggio che nella rappresentazione della violenza, che non manca, anche ai danni dei due giovanissimi protagonisti. Che sanno difendersi, ma le prendono pure, e di santa ragione. Ma anche perché intorno a Shiro e Kuro viene costruito, ed è uno dei maggiori pregi del film, uno stuolo di bei personaggi, nessuno dei quali prevedibile o macchiettistico, dal poliziotto frigido a esseri crudeli come il "serpente" e i suoi temibili ed enormi scagnozzi, e tutti questi caratteri secondari arricchiscono moltissimo il film, dando una profondità maggiore al dualismo che regge il film, e tenendolo in piedi per tutta la sua durata.

E il rischio di svaccare per via della lunghezza c’era: tanto che a un certo punto il film prende una piega completamente diversa dall’ora e mezza precedente, una svolta peraltro rischiosissima: da robusto – per quanto coloratissimo ed eclettico – racconto di strada, Tekkon kinkreet diventa nell’ultima parte un deliberato delirio visivo, per ragioni legate allo sviluppo della trama (e che non sto a raccontare) ma con impressionante – e slegata dal contesto, in un certo modo – libertà visiva. Ed è lì che Arias e soprattutto lo Studio 4*C tirano fuori davvero gli artigli: perché con una roba così volutamente surrealista, il pacchiano è una tentazione fortissima.

E invece il risultato di questa interminabile sequenza è un autentico spettacolo per gli occhi, un viaggio cupo e psicotico il cui turbamento viene reso ancora più inquietante da parole minacciose. Quelle che accompagnano la sconfitta, ma insieme l’accettazione definitiva e necessaria del proprio lato oscuro.

6 Thoughts on “

  1. Gia’ a noleggio ??? Sto gia’ correndo a prenderlo, era uno dei pochi titoli del FFF che mi interessava !!! grazie della preziosa informazione, ho fatto proprio bene a darti la nominescion ! ^____^

  2. @ohdaesu: ma boh, dipende dal classificone. Nel mio no.

    @kusanagi: onoratissimo.

  3. (Oh: secondo me no)

  4. utente anonimo on 6 febbraio 2008 at 14:47 said:

    oh, BENE.

    è che ne ho sentito solo parlare male o malino, avevo bisogno di un po’ di sostegno.

    vedrai che a breve arriveranno due palermitani a dire “bah, carino”, o qualcosa di ugualmente svilente.

    Andrea

  5. nono andrea, io non ne ho parlato perchè sono morto, però se vuoi sostegno hai anche il mio…ho fatto solo una puzza (daccordo con kekkoz), per il fatto del BIANCO/NERO…però non pregiudica la visione totale.

    Bello…

  6. per me un capolavoro. vero che il tema dell’equilibrio, dello yin e yang, in campo orientale è dominante, ma qui c’è una delle massime realizzazioni.

    ci ho scritto qualcosa anche io

    http://slowfilm.splinder.com/post/15733813/TekkonKinkreet+%28Michael+Arias+

    ciao.

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