marzo 2008

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[vogliamo anche, mh --- ecco]

Friday Prejudice non va mai in vacanza, nemmeno oggi.

[giovane un corno]

Venni alla luce ventisette anni or sono.

Sguardo nel vuoto (The Lookout)
di Scott Frank, 2007

Pare che ultimamente, nemmeno a farlo apposta, la gran parte dei film che mi capita di vedere trattino in qualche modo il tema della memoria. Quella contemporanea: malleabile, decadente, violata, frammentaria. In The lookout, il giovane e ricco Chris Pratt rischia la vita in uno stupido incidente. Perde l’uso regolare della memoria, si riadatta alla vita grazie all’aiuto di un bloc notes e di un amico non vedente (Jeff Daniels) finché non viene contattato da un sedicente ex compagno di scuola fico ma dallo sguardo losco che gli propone cose fiche ma losche.

The lookout è uscito in Italia, ma in pochi se ne sono accorti. E dubito che il premio come Miglior Esordio agli ultimi recentissimi Independent Spirit Awards – in un’annata con pochissime opere prime degne del riconoscimento, peraltro – possa essere uno stimolo al recupero, dalle nostre parti. Ma è senza dubbio un peccato, perché Scott Frank confeziona un film molto intelligente e stimolante, con un incipit incredibile (aprire con un incidente stradale, son buoni tutti), una parte iniziale davvero sorprendente e almeno un cattivo semi-memorabile – Bone, personaggio dichiaratamente "coeniano" interpretato dall’attore teatrale Greg Dunham.

Per fugare ogni dubbio, però, dobbiamo ammettere che il film ha qualche seria difficoltà, che il talentuoso sceneggiatore potrà semmai riaggiustare grazie all’esperienza sul campo in un’eventuale opera seconda. Oltre al solito prevedibile eccesso di sceneggiatura (troppo serrata, poco coraggiosa, troppo chiara ed esplicativa), dall’altra parte sono inaspettate le "assenze" nello stesso campo da gioco: alcuni personaggi fondamentali svaniscono davvero nel nulla da un minuto all’altro, e il fatto che non ci sia nessuno sviluppo narrativo dopo mezz’ora o poco più determina un certo qual calo di interesse durante tutta la seconda metà del film.

In ogni caso, si può tranquillamente recuperare, anche solo per alcune sequenze riuscitissime (quella in cui Chris "recupera" la memoria del fattaccio "rimettendolo in scena" è davvero emozionante), per alcune trovate curiose, per la colonna sonora (con My Morning Jacket e BRMC, tra gli altri), per i dialoghi più che buoni (come quello notturno tra Jeff Daniels e Isla Fisher in soggiorno), per le gambotte di Isla Fisher sulle scale, per Isla Fisher, e anche per Isla Fisher. Dite pure che vi ci ho mandati io.

Joseph Gordon-Levitt riuscirebbe a essere intenso e dolente anche accendendosi una scoreggia.