The wicker man
di Robin Hardy, 1973
Tornato in auge negli ultimi anni anche dalle nostre parti grazie al bistrattato remake americano di Neil Labute, dopo l’uscita nel Regno Unito come "lato B" di Don’t look now di Nicolas Roeg, The wicker man visse una lunga stagione nel dimenticatoio. Conquistandosi però nel corso degli anni lo statuto di cult movie grazie a una fedelissima schiera di ammiratori – ovviamente, soprattutto oltremanica.
E anche a distanza di 35 anni si capisce perché questa definizione calzi così a pennello sul film, che del cult ha molte delle caratteristiche peculiari: scelte stilistiche, linguistiche (le canzoni di Paul Giovanni), di casting, di location, scenografiche, narrative, una carica erotica davvero impressionante, un senso dell’humor nerissimo misto a un diffuso senso d’angoscia – in cima alle quali si trovano le sue travagliatissime vicende produttive (venne girato in gran fretta, d’inverno nonostante fosse ambientato d’estate, e parte del cast, tra cui Christopher Lee, vi lavorò gratis) e distributive: una censura infuriata, la difficoltà di "vendere" un prodotto così bizzarro, i tagli impietosi che ne ridussero la durata di molti minuti per l’uscita in sala.
Ma nonostante le innumerevoli ingenuità e le stranezze di questo fenomenale e anarchico scontro tra natura e cultura, il film di Hardy (che non riuscirà più a dirigere quasi nulla, dopo questo: e sono anni che si vocifera del simil-sequel Cowboys for Christ, che potrebbe uscire quest’anno) fa sfoggio ancora oggi di un eclettismo davvero ipnotico e di un talento per il pastiche senza rivali, che grazie anche alla contaminazione con il musical crea sequenze di grande impatto (prima tra tutte, quella famosissima della danza di seduzione di una Britt Ekland con nudissima controfigura) che culminano con un finale infuocato, visionario e apocalittico, che ha fatto scuola.
Dalle nostre parti il film si è visto solo sul satellite, e fu presentato nella sua versione restaurata al Bergamo Film Meeting qualche anno fa. In DVD inglese si trovano invece diverse edizioni: la più consigliata è questa, che contiene (1) la versione theatrical di 84′ (2) il director’s cut di 99′ creato sulla base di una copia "sopravvissuta" e (3) il CD della colonna sonora.
Se invece siete completamente pazzi, c’è questa.

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