I love shopping, P.J.Hogan 2009

I love shopping (Confession of a shopaholic)
di P.J.Hogan, 2009

Voi l’avete mai letto, un libro di Sophie Kinsella? Io no. Ma sono sicuro che ci sono un sacco di sue fan, tra le amabili lettrici di questo blog, e quindi vorrei liberare il campo da possibili fraintendimenti: ogni possibile avversione preconcetta del sottoscritto nei confronti della chick-lit non ha nulla a che fare con il giudizio sul film tratto dai libri della scrittrice londinese, che, state tranquille, riesce a essere una baggianata anche senza bisogno dell’autrice che arriva a dargli man forte.

Purtroppo infatti, nonostante Hogan abbia nel suo CV un film come Il matrimonio del mio miglior amico, una delle commedie leggere più riuscite del decennio scorso (o almeno, una delle poche wed-com a non essere un massacro intestinale), dimostra di aver dimenticato quasi tutto – diciamo pure tutto. Scritto da un generatore automatico di sceneggiature (probabilmente inceppato sul grado zero), basato su assunzioni bislacche e grottesche (e su una sospensione dell’incredulità buona giusta per un pubbico di alienati), recitato come un cartoon ma senza un briciolo di ironia (né tantomeno di risate), e tragicamente moralista, I love shopping è un film maledettamente idiota: un po’ perché gli piace esserlo, d’accordo, ma può essere una giustificazione.

Se siamo un gradino, o anche qualche gradino, sopra Bride wars, è merito di Isla Fisher e del suo Candido shopaholico: ce la mette davvero tutta, e riesce a risultare quasi simpatica – o meglio, la cosa meno insopportabile della baracca – nonostante alla fine sia poco più che una Amy Adams con più tette e meno talento.

17 Thoughts on “I love shopping, P.J.Hogan 2009

  1. utente anonimo on 25 febbraio 2009 at 20:15 said:

    Secondo me sono più espressive le. sue. scarpe. Mmmm scarpe.

  2. Decennio scorso?

  3. Sì, gli anni ’90, ne avrai sentito parlare.

  4. I libri oltrepassano senza fare troppo sforzo la soglia dell’illeggibilità. Detto fra noi, eh.

  5. so che quel libro della Kinsella a Milano ha avuto un certo riscontro (e non solo tra le donne a quanto pare).

    Il termine shopaholic è terribile quanto il film, temo.

  6. già da una che si fa chiamare “sophie kinsella” c’è da stare alla larga.

  7. è vero alla isla ci vuoi bene, ma al al trentenne col cervello da tredicenne e le prada vuoi sparare e basta, spariamo sul cast e il regista e pure patricia field!

    d:elle

  8. Ops, pensavo fosse proprio Amy Adams, quella.

    Maria Sung

  9. utente anonimo on 26 febbraio 2009 at 11:04 said:

    Sophie Kinsella, eh, Madeleine Wickham non era abbastanza chick lit

  10. le prime 5 pagine del primo libro (il prossimo sarà, immagino, I love shopping con mia nonna, quella morta) sono quantomeno graziose.

    poi, vorresti ucciderla.

    Come dire, io lo eviteri senza troppi patemi

  11. utente anonimo on 26 febbraio 2009 at 13:23 said:

    Beh, il libro farà schifo, ma sarà sempre meglio di un libro (libro?!?) di Moccia.

    Il film farà schifo, ma sarà sempre meglio di un film tratto da un libro (libro?!?) di Moccia.

  12. utente anonimo on 26 febbraio 2009 at 13:24 said:

    A quando “I love fist-fucking”?

    ;-)

  13. Reductio ad Mocciam.

  14. domanda retorica: perchè è diventato americano? l’unica cosa che salvava la kinsella era la inglesitudine…

  15. http://garna

    [..] A me Sophie Kinsella non dispiace. Peccato che in occasione dell’adattamento cinematografico di siano stati eliminato umorismo e arguzia, sostituite l’ambientazione britannica e più in generale l’intera trama. Somiglia un po’ a , nel senso che & [..]

  16. io credo che il difetto principale stia nel fatto che si prenda troppo sul serio. Se la buttava a ridere senza finto moralismo sarebbe stato meno stucchevole.

  17. Le varie gag non sono particolarmente divertenti, la trama appare poco originale (lo scontato imperversa), la verosimiglianza con situazioni reali latita, la narrazione -che dà l’impressione di essere eccessivamente lunga- procede senza sorprese e in modo eccessivamente lineare (e tendente a un moralismo un po’ fastidioso col suo conclamare che le cose importanti della vita siano gli affetti, la famiglia e gli amici).

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