Giulia non esce la sera, Giuseppe Piccioni 2009

Giulia non esce la sera
di Giuseppe Piccioni, 2009

Se c’è un problema che non ha, il film di Piccioni, è il controllo delle emozioni: tutto avviene attraverso dinamiche di repressione, soffocamento, persino di reazioni come il pianto e la rabbia. Giulia è un film in cui la gente è felice, soffre, e muore in silenzio – o facendo poco rumore. In tal senso, meglio un film come Giulia che uno in cui la gente sbraita e si dimena – contando anche il ruolo centrale, palesemente metaforico – ma anche in qualche modo, che so, sinestesico? – dell’acqua.

Ma Giulia, nonostante le buone premesse e una realizzazione accurata (la fotografia del solito bravissimo Luca Bigazzi, che fa esattamente il gioco di Piccioni nell’uso delle luci e dei colori) non lascia veramente soddisfatti. Prima di tutto perché, se ne discende da quanto detto finora, è un film tanto riflessivo quanto deprimente – lo si sapeva: ma bisogna farsi trovare preparati. Inoltre, per un problema legato alla sceneggiatura, che cede alla tentazione di spiegare tutto, anche le metafore o – peggio – ciò che lo spettatore (anche da un punto di vista meramente narrativo) potrebbe immaginare da sé. Giulia è uno di quei film italiani durante la visione dei quali ci si ritrova spesso, troppo spesso, a pensare: potrebbe mai una persona dire davvero queste cose, con queste parole, con questo tono?

I due attori sono bravi (molto: Mastandrea soprattutto, che getta degli improvvisi lampi di tiepida ironia nella scena, ed è tutta farina del suo sacco), i comprimari pure, e il film tutto sommato non è deprecabile né ridicolo. Ma non si capisce dove finisca l’introspezione intima e dove inizi il guardarsi l’ombelico, il tipo di cinema insomma di cui per anni abbiamo cercato di liberarci – e se mi chiedete se adesso un film così abbia un senso e se faccia bene alla salute del cinema italiano, mi toccherà rispondervi che no, probabilmente non serve proprio a nulla. Non fa male a nessuno: e allora?

L’unica cosa indiscutibile, va da sé, è la bruttezza del titolo.

Update: mi rendo conto solo ora di non aver detto che la colonna sonora è dei Baustelle. Lo dico adesso: la colonna sonora è dei Baustelle.

18 Thoughts on “Giulia non esce la sera, Giuseppe Piccioni 2009

  1. Ciao, il tuo post è stato citato su Bloggando, blog della redazione di Splinder

  2. Peccato, c’era pure un errore ;-)

  3. Totalmente d’accordo. Visto ieri la prima a Milano con tanto di successivo dibattito con attori e regista. E’ un film che non trasmette nulla e che non commuove. Semmai, Mastandrea ogni tanto fa proprio ridere. E per fortuna. Come spesso accade al cinema italiano contemporaneo: forma impeccabile, sostanza quasi nulla, bravi attori sprecati.

  4. fico, i baustelli alla colonna sonora. Ma ne hanno scritta una originale proprio (musica e canzoni)? O hanno adoperato canzoni già note dei B.?

    Ma mi sa che è la prima che ho detto.

  5. utente anonimo on 26 febbraio 2009 at 17:36 said:

    ‘citato’ in senso positivo?

    oppure chennesso citato in giudizio?

    detto cosi’ fa un po’ paura…

    mastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandreamastrandrea

    con n!-erre

  6. @anonimo: ehm, no, si chiama MASTANDREA, non MASTRANDREA.

    (oppure non ho capito il tuo commento?)

    @NoodlesD: ci sono “La vita va” e “L’aeroplano”, più un inedito cantato insieme alla Golino.

    @crimsonqueen: c’ero anch’io.

  7. “Facaccia” ci piace. I film italiani, tolte alcune eccezioni, generalmente “facacciano”.

  8. Corretto.

    Uff.

  9. ecco, a me il titolo scoraggiava. E il trailer dove si sente:

    GIULIA

    Io non esco mai la sera

    VOCE OFF

    Giulia non esce mai la sera, nei cinemi

    Ecco, questo è molto brutto, ma ora che scopro che la Golino canta capisco che non c’è mai fine al peggio.

    Piccioni rischia sempre di guardarsi troppo l’ombelico, qualche volte ha rischiato ed ha dimostrato grande approccio sociologico al cinema, penso a Fuori dal Mondo ma anche quello con la Neri e la Celentano. Poi è anche un abile sperimentatore, è stato tra i primi del cinema non indipendente a sdoganare il digitale (L’amore probabilmente). Ovvio che però i passi falsi nell’intimissimo sono pesanti e ingombranti come le borse sotto gli occhi della Ceccarelli in Luce dei miei occhi.

  10. Ma povero Piccioni, il titolo gli è stato imposto. Ieri lo presentava a Bologna, e ci ha raccontato che tra “Il premio” e “Giulia ecc” il pubblico (credo a Roma, al Festival, ma potrei sbagliare) ha tributato un applauso più fragoroso a Giulia ecc. Così, per discolparlo un po’.

    Luc

  11. …cioè ha avuto quella che in Emilia si definisce la truveda (o truueda): bandire un miniconcorso senza nessun premio in palio “vota tu il titolo del film!”.

    Luc

  12. Il titolo è veramente brutto, però c’è Mastrandrea e soprattutto è un film italiano che non è nè una commedia giovanilistica, nè un cinepanettone, nè un cineombrellone, nè un cinecazzatone. Io già per questo lo andrei a vedere…

  13. utente anonimo on 28 febbraio 2009 at 14:04 said:

    questo commento è per l’articolista: “non capisci un cazzo”

  14. Non si può non rimanere perplessi dinanzi a un’opera dal ritmo lento che concede poco allo spettatore, stenta a coinvolgerlo e ad emozionarlo.

    Un film esteticamente apprezzabilissimo ma che non appassiona: un film non chiaro e lineare nel suo svolgimento e che fa pensare a un progetto ambizioso che non mantiene le sue promesse.

  15. Ma perché hai corretto? A me “facaccia” piaceva sul serio! Uff lo dico io.

    @milton1: Hai fatto un po’ di confusione tra Piccioni e Bertolucci (Giuseppe, non Bernardo). “L’amore probabilmente” e “Il dolce rumore della vita” (“quello con la Neri e la Celentano”) sono infatti del secondo.

  16. utente anonimo on 3 marzo 2009 at 16:35 said:

    i baustelle sarebbe la nota positiva? maronn.

  17. sta nella categoria “film non necessario”

  18. utente anonimo on 15 marzo 2009 at 21:35 said:

    carino il tuo post

    mi piace come scrivi, molto

    però non lo condivido in pieno

    trovo che il fil abbia una leggerezza miracolosa nonostante il tema

    e sia il miglior film di Piccioni

    soprattutto geniali le scene nell’acqua, per chi come nuota sono molto emozionanti.

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