Spring Breakdown, Ryan Shiraki 2009

Spring breakdown
di Ryan Shiraki, 2009

C’è la remota possibilità che qualcuno di voi sia stufo della commedia americana contemporanea radicalmente virata al maschile, delle brocom et simila. Ecco, Spring breakdown invece, nella buona tradizione del Cinema Vaginale, è progettato e diretto esclusivamente a un pubblico femminile – e più in particolare, a quelle che al liceo erano sfigate e/o carine-ma-intelligenti e/o maltrattate dalle ragazze più popolari.

C’è qualcosa di morbosamente attraente, per quanto mi riguarda, già solo nel vedere in scena un trio di attrici così (Amy "Parks and Recreation" Poehler, Parker Posey e Rachel Dratch, un’altra fuoriuscita dal SNL) ed è il motivo per cui mi sono procurato questo film, presentato all’ultimo Sundance. Ma mi rendo conto che è un problema mio. Volevate una ragione per procurarvi questo film? Non c’è. Davvero. Non insistete.

Ciò non toglie che le mie quattro (ma anche otto) risate me le sono fatte, è roba nata vecchiotta e nemmeno particolarmente graffiante, ma c’è Rachel Dratch che qui fa ridere più delle altre due messe assieme, e c’è Missi Pyle (una che negli ultimi 10 anni avete visto dappertutto) fa ancora più ridere nel ruolo irresistibile di una che era troppo sbronza per accorgersi che l’adolescenza era finita da 15 anni.

E c’è Jane Lynch nei panni di una specie di assurda e meravigliosa candidata vicepresidente repubblicana Sarah Palin-esque. Qualunque cosa abbia Jane Lynch nel cast diventa immediatamente necessaria, anche se il più delle volte l’impressione che dà Spring breakdown è di un film tirato su dal fondo dei cestoni del supermercato che hai comprato perché costava 4 euro ed è già tanto se hai tolto la plastica.

Infatti: negli USA è uscito direttamente in DVD. Si potrebbe ragionare, a questo punto, su cosa comportil’uscita straight-to-video di un film simile, pur dopo il successo commerciale di Baby Mama, per il futuro della commedia americana al femminile. Si potrebbe.

2 Thoughts on “Spring Breakdown, Ryan Shiraki 2009

  1. si potrebbe anche discutere sulla necessità della commedia al maschile e sul suo incredibile successo commerciale nell’ultimo decennio nonchè dell’interesse critico che scuscita.

    Ma per me è decisamente più interessate studiare il fascino che la commedia al maschile – anche quella misogina – esercita su molte donne.

    E credo però che alla fine è molto più interessante cercare di conoscere mondi (filmici o meno) che non ci appartengono, come tenti di fare anche tu, piuttosto che rifugiarci nella coperta filmica delle proprie certezze come fanno altri.

  2. utente anonimo on 20 giugno 2009 at 16:48 said:

    cos’è questo tabù nel dire “scaricato”? anche perchè “procurato” è notoriamente la parola-surrogato ufficiale, quindi tanto vale…

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