Basta che funzioni, Woody Allen 2009

Basta che funzioni (Whatever works)
di Woody Allen, 2009

"I’ve seen the abyss"
"Don’t worry, we’ll watch something else"

All’inizio del film, rivolgendosi al pubblico (abbattere la quarta parete è stato spesso un elemento caratterizzante del cinema di Woody Allen, da Io e Annie a La rosa purpurea del Cairo), il protagonista avverte il pubblico: "if you’re one of those idiots who needs to feel good, eh, go get yourself a foot massage". E come da copione, quello che Allen ottiene è esattamente l’opposto: Whatever works, senza rivelarvi il perché e il come, è alla fine una delle cose più rasserenanti e sanamente liberatorie che vi possa capitare di vedere in sala di questi tempi. Cosa gradita. Predica bene e razzola male: un modo perfetto per aprire chiudere a cerchio il suo circa-quarantesimo film.

Sapere come il film è nato, ovvero da una sceneggiatura scritta e accontonata 30 anni fa, ai tempi di Manhattan, dice già molto: qui siamo in pieno e incontrastato territorio alleniano, un ritorno nel brodo newyorkese ancora caldo – come se non l’avesse mai abbandonato. Ancora una volta con una fiducia (quasi una fede) e uno spirito incondizionato e positivo nei confronti della Grande Mela – e per questo lo script (che anticipa anche figure di film che sono venuti nel frattempo come l’ipocondriaco Allen in Hannah e le sue sorelle) funziona ancora così bene dopo così tanto tempo: perché nei suoi occhi New York non è mai cambiata, né gli angoli delle strade, né i personaggi che la popolano, né i rapporti sociali tra di essi, né soprattutto la capacità (persino taumaturgiche) della Città.

Mi spiace essermi soffermato poco sul fatto che Whatever works, oltre a tutto ciò, è anche un gran bel film. Ma do per scontato che non ce ne sia bisogno.

Nota: ho avuto la fortuna di assistere, in una sala milanese, alla versione originale sottitotolata. Visto quel che ho sentito del doppiaggio, vi consiglio di cercarne una anche voi. Come sempre, ne vale la pena.

6 Thoughts on “Basta che funzioni, Woody Allen 2009

  1. E allora, perchè solo 3.5 nella connection?

  2. Devo dire che a me invece non ha convinto del tutto. Intendiamoci, è uno spasso ed è piacevolissimo stare in sala a guardarlo, ma il rivolgimento finale, la ricerca anche forzosa del tanto agognato Happy end mi ha fatto storcere un po’ il naso.

  3. mi è piaciuto proprio perché è un classico film di Allen (e sì, ripenso a Vicky Cristina Barcelona). Ad ogni modo aspetterò il dvd per la versione originale perché qui le sale con i sottotitoli sono pura fantascienza. Doppiaggio pessimo, le voci uno schifo.

  4. utente anonimo on 3 ottobre 2009 at 12:46 said:

    Mah, se lo dici tu….

  5. utente anonimo on 6 febbraio 2010 at 18:09 said:

    Un graditissimo ritorno al vero cinema di Woody Allen dopo le digressioni degli ultimi anni. Figo. Strano che la critica l’abbia accolto tanto freddamente…

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