Motel Woodstock, Ang Lee 2009

Motel Woodstock
(Taking Woodstock)

di Ang Lee, 2009

A volte annuncio che sarò breve e poi non lo sono. Stavolta lo sarò. Guardate quanto è corto questo paragrafo, guardate.

Mi sembra evidente, circa, che questa per Ang Lee sia una pausa per respirare. E allora, dico io, lasciamolo respirare. Lasciamogli fare un filmetto leggero in cui prende una istituzione pesante come un pilone, fa come per sbatterci contro – e poi invece si mette lì accanto e parla di tutt’altro, punta tutto su un personaggio e su un volto (lo splendido Demetri Martin, che qui si era addocchiato e apprezzato da un po’) e alla fine parla di cose molto intime ma anche molto note al cinema e agli spettatori, come il contrasto ineliminabile tra il desiderio di fuga e il legame con le proprie radici.

Woodstock? Chi se ne frega. Woodstock sta bene dove sta, dietro la palizzata.

Ho letto da molte parti, sui media d’oltreoceano, di gente imbufalita perché il concerto di Woodstock non si vede, perché Ang Lee frustra le attese degli spettatori. Ma questo è il cardine del film, dannazione, palese ed esplicito, c’è pure un personaggio che si mette lì e lo dice chiaro e tondo – il concentrarsi sulla cosa personale mentre intorno accade la Storia, in modo che il cinema in definitiva ci riesca a parlare dell’una – ma pure dell’altra, state tranquilli. Pure dell’altra. Anzi. Ecco.

Tutto sommato non è niente di che, me ne rendo conto. Ma non è nemmeno un film così sciocco, impersonale, banale, come fa di tutto per sembrare dal di fuori. Tutto sommato, ci sta.

13 Thoughts on “Motel Woodstock, Ang Lee 2009

  1. ciao, anch’io sono appassionata di cinema.
    Eccoti il link del mio sito
    http://parliamone_adesso.ilcannocchiale.it

    Mi piacerebbe creare un forum di discussione riservato a cinefili
    Commenta i miei post

  2. Concordo su ogni singola sillaba di questo post.

    Chimy

  3. Sono d’accordo, anche sul giudizio.
    Alla fine la mancanza del concerto non si sente, è evidente che il focus della storia è da tutt’altra parte.

    (e poi: quanti dei 500.000 avranno visto/sentito qualcosa al di là delle "formiche che fanno i tuoni"?)
    (lo split screen che richiama quello del documentario… mah)

  4. dannatamente carino.
    si esce dal cinema col sorriso ebete e la scena del trip e dell’oceano di gente riesce a commuovere.
    consigliato per un venerdì sera in cui gli amici sono a casa scazzati e nessuno fa niente.

  5. Mi ricorda un po’ quelle discussioni che si facevano su The Hurt Locker, che non piaceva perche’ non si schierava sulla guerra. Ma checcazzo, era uno dei migliori film d’azione degli ultimi anni!!!

    Nanni

  6. Magari se questo venerdì nessuno fa niente allora me lo vado a vedere. In genere i film su quel periodo non mi ispirano, ma per Ang Lee faccio un’eccezione.
    Ma aspetto Life of Pi, potrebbe essere un gran bel film.
    Ciao

  7. Non mi attira per niente

  8. sei stato breve. Io andrò a vederlo.

  9. "gente imbufalita perché il concerto di Woodstock non si vede".
    Quella gente è scema.
    Il problema però è che se non fai vedere il concerto, come minimo, i personaggi su cui incentri la tua storia li rendi un zinzino più interessanti di Emile Hirsch che fa le facce e Imelda Staunton che fa la bocca a culo di gallina. E insomma secondo me sto film è una mezza sola indipendentemente da Woodstock.

    -Fedra-
    (un giorno rifarò il login, ah! se lo rifarò)

  10. utente anonimo on 15 ottobre 2009 at 12:05 said:

    Ci sta di brutto….

    "Squirrel!"

    Alfius

  11. utente anonimo on 15 ottobre 2009 at 14:37 said:

    ma a che serve un post così mi chiedo? … mah …

  12. utente anonimo on 16 ottobre 2009 at 14:54 said:

    Sette euro (ecinquanta) magnificamente spesi.

    missBorghetti

  13. Anonimo on 21 novembre 2009 at 18:02 said:

    il punto fu che 400’000 persone mangiarono 400’000 (o più) dosi di LSD. Porte della percezione spanate per tutti, anche per chi non lo meritava. Andrebbe detto, se si volesse essere cineasti onesti.

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