Cold souls, Sophie Barhes 2009

Cold souls
di Sophie Barthes, 2009

Non è un caso che l’esordio di Sophie Barthes, regista francese trapiantata a New York, sia stato spesso confrontato con l’opera di Charlie Kaufman: difficile soprattutto non pensare a un film come Essere John Malkovich di Spike Jonze, ma se il suo spirito non è più così inusuale come sarebbe stato una decina di anni fa, Cold souls è comunque un film molto originale, non tanto per la bizzarria della sua trama ma per la lente surrealista attraverso cui la regista sceglie di guardare un mondo in cui sembrano annullarsi le distinzioni tra realtà e sogno.

A New York, e per l’esattezza a Roosevelt Island, esiste una società il cui servizio è l’estrazione e il deposito dell’anima, nel caso quest’ultima diventi troppo pesante per l’invidividuo. L’attore Paul Giamatti, in difficoltà di fronte all’interpretazione a teatro dello Zio Vanja e reso inerme da un’indefinibile depressione, decide di sbarazzarsi temporaneamente della sua, senza però sapere che è già in atto un fitto commercio in nero dalla lontana Russia. E quando la sua minuscola anima a forma di cece sparisce dall’archivio, sarà necessaria una visita ai minacciosi trafficanti di San Pietroburgo, con l’aiuto di una donna che fa da corriere di anime attraverso l’Oceano.

Coltissimo e colmo di riferimenti letterari e cinematografici, Cold souls è in definitiva un esordio davvero sorprendente, che seppure coltiva con malcelata superbia la palese ambizione di far parte di una precisa tradizione che va da Gogol a Bunuel, dal teatro dell’assurdo a Woody Allen, possiede senz’altro anche un avvicinamento ai dilemmi filosofici molto personale. E ambivalente: da una parte sardonico e distaccato, con una sceneggiatura divertita e a tratti quasi comica, in cui è d’aiuto la prova del protagonista, costretto nei panni di se stesso con spietata autoironia, e poi improvvisamente cupo e malinconico – un metodo che permette alla sagacia simbolista dello script di non annichilire il cuore dei suoi personaggi.

Ma Cold souls è anche un film con una New York onirica e spettrale, fotografata splendidamente da Andrij Parekh, con una riflessione per nulla banale sul lavoro dell’attore, e con quello che è probabilmente il miglior Paul Giamatti di sempre.

Non è prevista alcuna uscita italiana. Il dvd britannico esce a metà marzo, si può già ordinare.

4 Thoughts on “Cold souls, Sophie Barhes 2009

  1. fammi indovinare: non è prevista nessuna uscita italiana?

  2. Sei perspicace

    Adesso lo scrivo.

  3. Cavolo il miglior Paul Giammatti di sempre e nessuna uscita prevista in Italia?
    Bah.

  4. utente anonimo on 20 aprile 2010 at 06:15 said:

    Completamente d'accordo, Giamatti sembra sceso dalla luna… Film bellissimo e davvero intelligente.

    Lenny Nero

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