L’uomo che verrà, Giorgio Diritti 2009

L’uomo che verrà
di Giorgio Diritti, 2009

Quello che è riuscito a fare Giorgio Diritti con questo suo bellissimo, midiciale, straziante secondo lungometraggio di finzione dopo il "caso" di Il vento fa il suo giro ha davvero del miracoloso: narrare sullo schermo una pagina di storia italiana così dolorosa da essere quasi irraccontabile senza rinunciare in nessun modo alla meraviglia del cinema, accostando la matura consapevolezza del proprio doloroso messaggio a quella del linguaggio cinematografico, con un piglio spiccatamente neorealista (nell’accezione migliore e meno banalizzante del termine) e una realizzazione impeccabile che farebbe la gioia dell’Academy – se per una volta presentassimo loro il film giusto.

E come se non bastasse, Diritti non ha scelto certo la via più facile per raccontare la vicenda, bensì il più ostico, complesso, impossibile dei punti di vista: quello dei bambini, e quello delle vittime. L’uomo che verrà è un film che racconta l’insensatezza della Storia degli uomini attraverso gli occhi di chi non può comprenderla ("ecco una cosa che ho capito, che molti vogliono ammazzare qualcun altro") e di chi non ne ha alcuna intenzione ("chi se ne frega della storia e di chi la fa"), attraverso lo sguardo di chi vede soltanto l’essenziale, la morte, la vita, e che non può che lottare per la sopravvivenza di quest’ultima.

La scelta di Diritti, una scelta coraggiosa e che fa immediatamente la differenza nel film fin dalla prima sequenza, è quindi di accostarsi quieto dietro le spalle di Martina per parlare agli spettatori senza filtri e condizionamenti – non solo narrativamente ma anche a livello linguistico, con un uso sapiente quanto assolutamente spudorato della soggettiva – spalancando gli occhi di fronte a un mondo sporcato per sempre dall’insensata violenza dell’umanità.

Un mondo e un’umanità a cui viene data però ancora un’ultima possibilità: quella di raccontare alle nuove generazioni il proprio passato, di cantare anche a bassa voce le nenie di un tempo altrimenti soffocato dalla morte, perché l’uomo che verrà non deba ripetere gli stessi maledetti errori.

Un film dolente e universale, maledettamente stupendo.

Meriterebbe un post a parte la colonna sonora curata da Marco Biscarini e Daniele Furlati: tra ninna-nanne, trascinanti melodie morriconiane e inquietantissimi cori atonali, un autentico capolavoro. Si può acquistare su iTunes: lo stupefacente tema del film è la traccia 30.

9 Thoughts on “L’uomo che verrà, Giorgio Diritti 2009

  1. Spero di vederlo in settimana, anche perchè non so per quanto reggerà al cinema.
    Speriamo bene.
    Ciao

  2. utente anonimo on 26 gennaio 2010 at 12:51 said:

    Dici che siamo all’alba di un nuovo cinema italiano che verrà oppure ci troviamo di fronte a qualche isolato colpo di coda? Nell’ultimo mese si è passati attraverso Dieci inverni, La prima cosa bella e poi questo di Diritti….non è che stiamo esagerando??? ;-)))
    Sol

  3. Dunque, "Dieci inverni" da queste parti non è passato, "La prima cosa bella" neanche, speriamo che almeno questo si degnino prima o poi di proiettarlo, altrimenti dovrò prendere in seria considerazione l’ipotesi di alzare il culo dal divano e cercare un borgo postindustriale decente.

    Lu

  4. utente anonimo on 27 gennaio 2010 at 16:11 said:

    È bellissimo e commovente, DOVETE andarlo a vedere!

  5. utente anonimo on 5 febbraio 2010 at 02:03 said:

    Di una bellezza devastante, completamente d’accordo con te, anche per quel che riguarda la colonna sonora meravigliosa… Davvero straziante…

    Lenny Nero

  6. utente anonimo on 10 febbraio 2010 at 15:42 said:

    decisamente buono, e mi fermerei qui. ALP

  7. io vado a vederlo domani… 

  8. Meraviglioso. Mi sono commossa. E non mi ha fatto dormire.

  9. utente anonimo on 23 marzo 2010 at 20:15 said:

    Il film più banale e sopravvalutato del 2010.

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