Solomon Kane, Michael J. Bassett 2009

Solomon Kane
di Michael J. Bassett, 2009

Non sarebbe l’atteggiamento più corretto e rispettoso nei confronti di un film, quello di andare a pescare soprattutto le considerazioni "relative", ma nel caso di Solomon Kane può essere almeno utile per apprezzare ciò che funziona – perché, diciamolo, non è moltissimo. Il film dell’inglese Bassett è una produzione europea che cerca un suo posto nel percorso del cinema epico-fantasy (a partire da un personaggio della letteratura pulp vecchio di ottant’anni e più) e lo fa con un budget abbastanza ridotto ("solo" quaranta milioni di dollari) e un cast di facce semisconosciute – a partire dal protagonista James Purefoy, quasi-sosia di Hugh Jackman che, lo capite da voi, non è che sia proprio un trascinatore di folle.

Insomma, relativamente alle condizioni produttive e alle ambizioni spettacolari, Solomon Kane si difende piuttosto bene e il tratto più caratteristico, quello che lo tiene in piedi quasi per tutta la sua durata, è la sua cupezza: tanta pioggia, tantissimo fango, botte, sangue, un aiuto considerevole dal minaccioso set ceco, qualche scelta trucida/violenta che un film hollywoodiano forse si sarebbe risparmiato, un personaggio con un dilemma morale vero e un look che lévati. E un Purefoy che, tutto sommato, ce la mette tutta per non sfigurare e alla fine porta a casa il suo risultato. Il divertimento non manca, almeno per metà del film: purtroppo ci sono anche intere decine di minuti in cui non succede sostanzialmente un cazzo e non ci resta che aspettare con impazienza che qualcuno si decida a tirar fuori pistoloni e coltelloni e faccia una bella stragetta. Poi, va da sé, basta guardare con entrambi gli occhi aperti per vedere spuntare le poverate dietro l’angolo: qualche fondale impietosamente brutto, una principessa da salvare non proprio carismaticissima (Rachel Hurd-Wood) e soprattutto la parte finale, con un villain (Jason Flemyng) conciato in quel modo e un super-mostro-demone in CGI che sembra uscito da un videogioco per la PS2 trovato nei cestoni del supermercato.

Ecco, quello dell’infamia dell’offerta speciale sembra essere anche un po’ il destino di questo film. Tornando al discorso iniziale: probabilmente, di quel cestone, Solomon Kane sarebbe il miglior film. Ma sempre nel cestone sta.

6 Thoughts on “Solomon Kane, Michael J. Bassett 2009

  1. Primo!!!
    Così, per dire.
    Alura come vanno ste ferie?
    Ci manchi, maestro.

  2. Non sono più in ferie da mo'. ^^

  3. utente anonimo on 15 luglio 2010 at 13:54 said:

    Dopo la recensione sui 400 calci mi ero gasatissimo. Così mi ridimensioni un po' l'entusiasmo. Ma se mai andrò al cinema sto week-end sarà per questo film (o al limite per rivedere Toy Story: approposito, ce ne parlerai?). Su Predators ho qualche dubbietto.

    Michele.

    (il filtro antispam commenta la mia voglia di rivedere Toy Story 3 facendomi scrivere 'gay' nello spazio per confermare il commento)

  4. Tra Predators e questo, Predators tutta la vita. Così, a priori.
    Di ToyStory3 scriverò sicuramente qualcosa appena smaltisco gli arretrati (troppi), intanto il mio entusiasmo l'ho già espresso su Friday Prejudice…

  5. utente anonimo on 15 luglio 2010 at 22:52 said:

    Si, be', avere fiducia in Predators è anche giusto. C'è Rodriguez produttore che anche se non ci mette la mano personalmente immagino che una qualche influenza l'abbia avuta, e questo è bene visto che di solito mi piace. C'è il fascino del personaggio che è quel che è. C'è Adrien Brody che fa effettivamente un po' strano al posto di Shwarzy, ma che comunque non dovrebbe andare sotto certi standard qualitativi (a quanto leggo in giro, tiene su l'ultimo di Dario Argento che sta facendo un po' cagare a tutti quelli che lo vedono). C'è il mio amico Laurence per cui provo stima allo stato puro da quando mi ha rimpiazzato Gil Grissom senza farmelo rimpiangere.
    Però devo dire che 'sto Solomon ha un fascino strano e inspiegabile su di me. Boh, sarà l'Europa.

    Ho letto di Toy Story, inutile dire che sono d'accordo. Fortuna che mi sono trattenuto dal piangere dopo la prima scena, sennò perdevo le lenti e mi fottevo il resto del film.

    Michele.

  6. utente anonimo on 30 luglio 2010 at 17:56 said:

    Ma… non ho capito: se Lucas fa un film che è la banalità fatta a film lo declamiamo come una divinità, se qualcun altro fa un film banale lo bolliamo come "film da cestone delle offerte"?
    No, mi spiace, non ci sto: sono 25 anni che macino film al ritmo di 10-12 alla settimana e le storie sono tutte banali da così tanto tempo che ormai non fa più misura.

    Anche in questo film l'impianto è banale, ma hanno aggiunto un po' di sale che mi rende una pellicola "saporita" : il dilemma morale in realtà è una cruda metafora del Cristianesimo (una critica, magari?) e, finalmente, la violenza.

    Dico "finalmente" non perché mi piaccia, ma perché se rappresenti una cosa, la devi rappresentare come si deve e qui la violenza, la rabbia di un combattimento sono rappresentate seriamente, non all'acqua di rose come ci abitua la sovrapproduzione americana dove "zing" e uno schizzo di sangue sono il massimo di un combattimento.

    E' come per gli horror: mentre i Giapponesi sono in grado di farti cagare addosso dalla paura, gli americani sanno fare solo una cosa: indurti il vomito.
    Ma non guardiamo i film giapponesi, perché realizzati male, c'hanno quella faccia… ma dai!

    Questo film è meglio almeno degli ultimi 15 film d'azione americani che ho visto. Che ci vadano loro, nel cestone.
    Questo me lo riguarderò volentieri, anche se sapevo come andava a finire già quando ho comprato il biglietto.

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