Cemetery Junction, Ricky Gervais e Stephen Merchant 2010

Cemetery Junction
di Ricky Gervais e Stephen Merchant, 2010

Se il primo film come co-regista di Ricky Gervais, acclamato autore/attore di serie come The Office ed Extras, era stato il sorprendente The invention of lying, scritto e diretto insieme a Matthew Robinson, la sua opera seconda non si poteva immaginare più differente di così. Ma è anche, sicuramente, una pellicola più personale e sentita: d’altra parte la presenza al suo fianco di Stephen Merchant, amico di lunga data e braccio destro in entrambe le serie tv oltre che nel podcast di culto (poi trasformato in serie animata) chiamato The Ricky Gervais Show, è più di un indizio in tal senso.

Messa da parte la satira politico-religiosa del film precedente, Cemetery Junction è infatti un piccolo e delicato romanzo di formazione che racconta di un gruppo di tre ragazzi di Reading, nel Berkshire – non a caso, il paese dove Gervais è nato e cresciuto. Bruce, con tante parole di libertà in bocca ma una carriera già segnata nella fabbrica locale e un padre perdente, alcolizzato, abbandonato dalla moglie, che spende le sue giornate davanti alla telly. Freddie gli occhi blu, faccia da divo e faccia da schiaffi, una voglia irrefrenabile di "fare i soldi" e di non diventare come i suoi sgradevoli e reazionari famigliari. Infine "Snork", comic relief del trio, occhialuto e sgraziato, che non si rassegna ad abbassare la barra dei suoi canoni estetici per trovare finalmente una ragazza che si possa innamorare di lui.

Gervais e Merchant mettono in campo una riproposizione malinconica ed efficace della loro adolescenza, delle velleità di fuga e della rabbia da ventenni che si scontrano con la realtà delle cose e con la scoperta profonda delle responsabilità del mondo adulto, lasciando ai margini la loro comicità più acuta (relegata ai dialoghi tra la nonna e il padre di Freddie, interpretato dallo stesso Gervais) e accogliendo a braccia aperte il canone del period movie. Tanto che, in verità, Cemetery Junction è un film che non fa un passo più in là di quanto richiesto dalle regole del gioco, forse per la consapevolezza di voler narrare una storia molto semplice, piccola, forse "banale", ma che grazie alla brillantezza dei dialoghi (soprattutto quelli tra Freddie e la sua vecchia fiamma, interpretata dall’abbagliante Felicity Jones) e alla perfezione del cast riesce, senza fare troppo clamore, riesce a superare una certa sensazione di meccanicità (e quella, ben più palpabile, che Gervais non sia proprio un gran metteur en scene) a conquistare ben più che la nostra simpatia.

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