Rango, Gore Verbinski 2011

Rango
di Gore Verbinski, 2011

“Is this Heaven?”
“If it were, wouldn’t we be eating strawberry Pop-Tarts with Kim Novak?”

Dopo una carriera di una dozzina d’anni passati a prendersi carico con variabile professionalità di progetti radicalmente differenti, alla filmografia di Gore Verbisnki mancava un film che sfruttasse finalmente le sue innegabili doti di mestierante all’interno di un progetto più personale e sentito. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stato un film animato? Prodotto e co-ideato infatti dallo stesso regista, e realizzato (per la prima volta) dalla Industrial Light & Magic, Rango è un “piccolo” gioiello da 135 milioni di dollari, un inaspettato inno cinefilo che mostra la grande dimestichezza di Verbisnki con i generi e l’amore profondo nei confronti del cinema, non solo western. Un concentrato irresistibile di citazioni, ammiccamenti e omaggi, realizzato con una cura del dettaglio impressionante, con un’inventiva decisamente sopra la media nel disegno dei personaggi e delle scene, con una sceneggiatura vera (di John Logan, lo stesso di The Aviator di Scorsese) e soprattutto con una qualità visiva spettacolare, spesso vertiginosa, a tratti persino visionaria: al di là della citazione esplicita di Paura e delirio a Las Vegas, è facile vedere aleggiare nel film lo spirito di un autore come Terry Gilliam, e non solo quello di Corbucci e di Leone, o del Mel Brooks di Blazing Saddles. In ogni caso, Verbisnki non si limita ad accatastare cliché del cinema western, né si spinge fino a una rilettura critica e completamente intellettuale del genere: affronta invece la materia con una schiettezza fanciullesca, con una passione liberatoria che conosciamo bene, quella di un ragazzo che ha appena scoperto il cinema e se n’è innamorato perdutamente. Ma il vero valore aggiunto è il coraggio di Verbisnki nello sviluppare la storia senza badare in alcun modo alle abitudini spesso ritrite o canoniche del cinema d’animazione contemporaneo; perdendo probabilmente per strada l’attenzione di un pubblico come quello più giovane (probabilmente confuso di fronte alle divagazioni più surreali o esistenzialiste) ma facendo di Rango un oggetto del tutto alieno, un film divertentissimo e un po’ folle, un film di cui, non sapendolo, sentivamo il bisogno.

8 Thoughts on “Rango, Gore Verbinski 2011

  1. Ann on 22 marzo 2011 at 17:13 said:

    Non sono un’amante dei western, ma questo film, dalla trama semplicissima, mi ha incantata.
    In sala, avevo l’impressione di respirare polvere in una città afosa, avevo la stessa sete dei personaggi e non mi sono accorta dello scorrere del tempo…è stato magico.
    Inutile dire che il resto del cinema ha trovato Rango noiosissimo ;(
    Forse si aspettavano più originalità o più battute comiche, ma per me l’ambientazione da sola ha strameritato il prezzo del biglietto…il doppiaggio è stato meno fastidioso del solito, lo segnalo per quelli che, come la sottoscritta, evitano come la peste i film doppiati.

  2. ah ecco, vedi mi bastava un po’ di pazienza per esprimere il mio dubbio sulla distribuzione italiana in 3D…

    consiglio serio per chi lo andrà a vedere: portatevi una bottiglietta d’acqua.

  3. Beh, sì, non va troppo in profondità, ma qualche pungente stoccata su come il business ha ucciso il mito la dà, e che una critica del genere arrivi da un blockbuster è tutto grasso che cola. Bella rece e gran bel film btw.

  4. Visto qualche giorno fa.
    Personalmente ho adorato la caratterizzazione di certi personaggi del paesino.
    Tra l’altro mi sembra ci sia anche un mezzo omaggio in questo senso a Kinski. :)
    Visione decisamente piacevole.

  5. avete ragione fa venire una sete pazzesca.

  6. enrico on 27 marzo 2011 at 23:08 said:

    Appena visto e piaciuto molto. dopo aver visto il metafisico siparietto dei molti Johnny Depp nei Pierati dei Caraibi, avevo intuito che c’era qualcosa di buono in questo regista. E’ un gran film, con qualcosa di diverso dalla semplice “fantasia”. E’ libero, immaginativo, e con un gran ritmo!
    Da vedere, e al cinema!

  7. Ora, lo so che è passata un’era da quando è uscito Rango ma io l’ho visto stasera (ah, noi ”estetica anestetica / provincia cronica”, ché anche la provincia esiste e ha il suo [il nostro - mio] perché) ed è stasera che sono tutta leccata come una carammmmmella dei nonni nei cinema all’aperto, le arene si dicevano, con i ragazzini che ti facevano mo-ri-re perchè facevano i coattelli, ti battevano i pezzi credo dicano i gggiovani d’oggi ma io, che giovane non più sono né spero fui mai è stasera che sono tutta un brodo di giuggiole. L’ho visto stasera, l’ho visto coi miei occhi (”controllino”), quelli in cui ho una specie di voglia, giàggià, quella in cui Grande Nonno John ce lo vogliamo ricordare sulla sedia a rotelle che morisse gugol immagini se la trovo, la foto di lui che dirige The deads da una sedia a rotelle, la foto che ce l’ho nell’atra casa. E chi se ne strafotte se siamo romantiche, è quel che siamo, et alors? Et alors. (Scusa ma sono quasi felice, quasi, ecco.)
    Rango, o del’infanzia ritrovata, o quel che è.

  8. P.S. Non è che ”ho sete”, è che ho ”la gola che sputa spago”. E sì. versamene tanto così, due dita sopra l’orlo.

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