Jane Eyre, Cary Joji Fukunaga 2011

Jane Eyre
di Cary Joji Fukunaga, 2011

L’ennesimo adattamento (una trentina dai tempi del muto a oggi) del più celebre libro di Charlotte Brontë esaurisce di fatto quasi tutti i suoi sforzi inventivi nella prima metà: da principio con un’intelligente struttura a flashback che punta a reinventare la narrazione del testo originale; inoltre, con una regia (e un montaggio) che tendono a enfatizzare palesemente i caratteri più gotici e dark del racconto, avvicinando a volte Jane Eyre a un horror (burtoniano?) più che a un dramma romantico in costume. Da un certo punto in poi però il film, avviato con sicurezza da Fukunaga, va avanti da solo, tra uno spiccato paesaggismo (a dire il vero per nulla disprezzabile: sarà una banalità ma la fotografia di Adriano Goldman è la cosa migliore del film, per come riesce anche a dialogare con i sentimenti dei suoi personaggi) e un racconto che si dipana senza troppi scossoni verso l’inevitabile conclusione – seppure tronca rispetto al libro. Gran parte della forza espressiva del film è in verità buttata sui moltissimi e insistiti primi e primissimi piani, naturalmente fotogenici, di Mia Wasikowska: la sua è una Jane Eyre di straordinario e immediato impatto, capace di esprimere con una recitazione misurata la lotta interiore tra la passione e l’indole più indipendente del suo personaggio. Di fronte a lei il resto del cast, Michael Fassbender incluso, passa inevitabilmente in secondo piano.

Nelle sale dal 7 ottobre 2011

4 Thoughts on “Jane Eyre, Cary Joji Fukunaga 2011

  1. visto in inglese e piaciuto moltissimo, lei è perfetta, lui troppo bello della parte ma lo apprezziamo egualmente…per me molto debitore dell’orgoglio e pregiudizio di Joe Wright….
    http://firstimpressions86.blogspot.com/2011/08/jane-eyre.html

  2. Personalmente ho trovato gotico (e disonesto), solo il trailer.

    Il film invece mi è parso poco coeso e frettoloso (specie nella parte adolescenziale), tutto poggiato sulle spalle della protagonista, che se la cava ma è anni luce meno soddisfacente delle precedenti incarnazioni.

    La vera sorpresa è stato Jamie Bell che nonostante sia fisicamente poco aderente e penalizzato dai consistenti tagli sulla storyline, salva da solo una seconda parte che, come dici tu, va avanti da sola.

    Il tutto sotto un IMHO gigantesco, beninteso.

  3. Ma è parso solo a me in molti momenti sfacciatamente calcato dal “Jane Eyre” di Zeffirelli del 1996? E intendo per acconciature, particolari, inquadrature… ammetto di averlo visto parecchio tempo fa ma mi è saltato all’occhio subito.

  4. ma no dai…a me sembra molto diverso per toni e atmosfere da quello di zeffirelli!la versione del 96 mi piace ed è sempre un piacere vederla, ma è molto più “fredda” emotivamente parlando!

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