The Woman in Black, James Watkins 2012

The Woman in Black
di James Watkins, 2012

Un horror inglese prodotto dalla Hammer, una volta abituatisi alla melodia della frase, sembra davvero un caso di condizioni produttive che influenzano artisticamente un’opera. Dopotutto, per sua stessa natura il film di James Watkins, alla sua seconda prova come regista dopo Eden Lake, sembra presentarsi come erede ufficiale di una lunga tradizione, quella di uno dei marchi per eccellenza del cinema di genere. Un horror d’altri tempi, insomma, volutamente desueto e “analogico”, in cui il montaggio sonoro e il make-up, le silhouette e la nebbia sono ben più funzionali degli effetti speciali odierni per provocare emozioni e spaventi. Il film non fa nulla per allontanare questa impressione: tratto da un libro di Susan Hill di una trentina d’anni fa e ambientato nella provincia inglese all’inizio del secolo scorso, è un ricettario, compiuto e piuttosto godibile, della ghost-story britannica che trae il massimo vantaggio da una sceneggiatura (di Jane Goldman, collaboratrice di Matthew Vaughn fin da Stardust) semplice e anch’essa volutamente inattuale e da una fotografia (di Tim Maurice-Jones, ex sodale di Guy Ritchie) che utilizza in modo intelligente la peculiare ambientazione storica e geografica. Curiosamente, il film non ha il suo culmine nella parte finale ma in una tesa e lunghissima sequenza centrale (quella in cui Arthur passa la notte nella casa stregata), perfetta antologia di trucchi e stilemi del genere, dalle apparizioni improvvise ai classici minacciosi scricchiolii. Verso la fine il film finisce per prendersi un po’ troppo sul serio, rinuncia a un po’ della sua gradevolissima obsolescenza (talvolta sembra persino strizzare l’occhio al j-horror) e chiude in modo poco convincente; ma rimane un suggestivo esercizio di stile, che peraltro permette al bravo Daniel Radcliffe il primo passo di una – probabilmente ardua – fuga dalla maledizione del typecasting.

One Thought on “The Woman in Black, James Watkins 2012

  1. vespertime on 18 maggio 2012 at 01:43 said:

    completamente daccordo anche se anche la sceneggiatura ogni tanto ha i suoi bei buchetti. Magari sono io che non ho prestato abbastanza attenzione ma che fine ha fatto il cane? appena si fa’ giorno nella casa, in quella scena centrale li, scompare insieme alle sinistre apparizioni.

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