La migliore offerta, Giuseppe Tornatore 2013

La migliore offerta
di Giuseppe Tornatore, 2013

Virgil Oldman è un famoso esperto d’arte, antiquario, perito e battitore d’asta. Solitario e insensibile, ha una sola vera passione: una stanza segreta nel suo appartamento dove colleziona preziosi ritratti femminili, sottratti con l’inganno alle sue stesse aste. Un giorno riceve la telefonata di Claire, una giovane donna rimasta orfana che gli commissiona un sopralluogo nella sua villa. Dopo qualche tempo, Virgil viene a conoscenza del motivo per cui Claire non si presenta mai di persona ai suoi appuntamenti: la ragazza soffre di un’acuta forma di agorafobia e vive murata nella sua stanza da più di 10 anni. Dopo la sbronza di Baaria, con cui si era cercato un ritorno ai fasti di Nuovo cinema Paradiso sbattendo contro le barriere artistiche di Malèna, Giuseppe Tornatore è tornato con questo film all’aspirazione apolide che aveva generato il suo lavoro più riuscito (tra quelli che ho avuto l’occasione di vedere), ovvero Una pura formalità. Non è una coincidenza che il suo piccolo, bellissimo ma spesso dimenticato film del 1994 venga ora citato così spesso: anche qui troviamo una struttura da racconto breve che utilizza le forme del thriller per dirigersi, attraverso una sceneggiatura di ferro, verso un finale sorprendente. Poco importa che la conclusione stessa sia o meno presumibile, in senso stretto: anzi, il regista non fa che disseminare il film di indizi, sfidando lo spettatore a un gioco intelligente e raffinato in cui, da un certo punto in poi, entra piuttosto in ballo una sorta di reciproca, cinica complicità. La classe del film si vede però soprattutto nella chiusura: non perché sia perfetta, ma perché Tornatore sa esporla con sapienza e rigore, preferendo le immagini alla delucidazione letterale, e lasciando persino un filo di ambiguità nell’efficace tocco finale. Un modo di fare assai poco italiano: quello di non dare per scontato che lo spettatore sia uno sciocco. Lo stile di Tornatore, poi, è pressoché irriconoscibile: i suoi barocchismi e i dolly sperticati sono sostituiti da una messa in scena compatta, precisa, che rispecchia a tratti l’ossessività del suo protagonista e che dà il giusto valore all’ottima performance di Geoffey Rush. Il film non è impeccabile, e non tutto convince in pieno: la durata è forse un eccessiva (anche se necessaria a descrivere compiutamente il rapporto tra Virgil e Claire), l’adeguata fotografia a volte è troppo patinata, e le musiche di Ennio Morricone sono strabordanti, onnipresenti, un po’ presuntuose nel loro voler prendere possesso della scena. Ma il film del regista siciliano, in definitiva, è davvero una bella sorpresa, oltre che una rara eccezione: una produzione tutta italiana con un’autentica indole internazionale. Insomma, un buon esempio da seguire. E un gradito ritorno.

Link: il parere di Federico Gironi su ComingSoon e quello di Gabriele Niola su BadTaste.

10 Thoughts on “La migliore offerta, Giuseppe Tornatore 2013

  1. sicuramente non mi perderò una fatica artistica di Geoffrey Rush, che amo in tutte le sue forme, dai tempi di “Shekeaspere in love”.

  2. Concordo pienamente. L’idea e la scrittura sono solidissimi. Tornatore dissemina la pellicola di indizi, sfidando sia l’antiquario sia lo spettatore, a una partecipazione attiva nel labirinto in cui si ritrovano. Un labirinto fatto di surrogati, figure stranianti e umbratili compagni di ventura.

  3. E invece penso proprio che Tornatore abbia voluto prendere in giro lo spettatore. Che abbia voluto truffarlo come fa il protagonista con i clienti delle aste? La sceneggiatura è tutto tranne che perfetta. Il soggetto vale sicuramente ma alla fine tutto sembra così ingarbugliato.

  4. Luigi on 9 gennaio 2013 at 16:45 said:

    “Sceneggiatura di ferro”?? “finale sorprendente”?? Ma che film hai visto? Una pellicola goffa e presuntuosa, con un finale che più telefonato non si può. A parte Rush gli attori ggiovani sono dei cani assoluti. Delusione stra-cocente

  5. Giustina on 10 gennaio 2013 at 09:59 said:

    Non sono un fan di Tornatore. Un ottimo regista, non c’è che dire, ma, spesso, i suoi films mi annoiano. La migliore offerta, purtroppo, ha confermato le mie convinzioni. Un film lungo e prevedibile, con dialoghi non all’altezza, retto essenzialmente dalla recitazione straordinaria di un mostro come Rush. Fosse durato meno, forse ne avrebbe giovato la godibilità generale.

  6. io l’ho trovato davvero imbarazzante.
    ‘preferendo le immagini alla delucidazione letterale’: a me è sembrato davvero troppo letterale, invece.
    poi in che spazio-tempo sarebbe ambientato? (ok, il mondo delle aste alle Sothesby’s potrà essere un tantino polveroso, ma non imbalsamato). quindi: in che spazio-tempo vive Tornatore?
    e perchè lei ha quella faccia lì tutta stropicciata se deve reggere il ruolo donna-opera d’arte? e perchè mi devi stordire-poi nauseare di Morricone? e l’automa è quello di Hugo Cabret?
    vabbè, dai. meno male che ci sono le rotelle haribo.

  7. marco on 10 febbraio 2013 at 08:51 said:

    Davvero sorprendente che in un paese dove ricerca, istruzione, sanità siano allo sbando, dove l’educazione civica è a livelli da terzo mondo dove non si vive senza Grande Fratello, Xfactor e Amici, dove nonostante tutto siamo chiamati a votare dovendoci tappare per l’ennesima volta il naso perchè milioni di persone voteranno ancora per la persona sbagliata, davvero sorprendente leggere giudizi così trancianti su un film senz’altro godibile, non un capolavoro ma godibile, a mio modesto parere sicuramente si. Troppi “critici” affetti da sgarbismo esasperato, sarà di moda così…
    Pellicola goffa e presuntuosa, storditi e addirittura nauseati da Morricone!! Non mi si venga a raccontare dalla trama o del finale, il difficile è proprio saper raccontare una storia magari dal finale forse scontato, forse…La ricerca esasperata della sorpresa e dell’originalità a tutti i costi porta troppo spesso a risultati di dubbio gusto. Comunque un film che può piacere o no, ma certi giudizi sono veramente pretestuosi e irriverenti nei confronti di un regista che ha comunque portato l’Italia alla ribalta nelle rarissime occasioni dove ahimè godiamo ancora di considerazione a livello internazionale.

    • oddio, io non sposterei il confronto sul piano politico, nè mi impantanerei nel patriottismo. non vedo cosa se ne possa trarre. non si può parlare male dell’opera di un autore italiano in quanto italiano? Tornatore ha così grandi crediti da garantirgli il plauso nei secoli dei secoli amen a prescindere da qualità e riuscita dell’opera? stesso discorso per Morricone? l’Italia è un Paese culturalmente così fragile da non reggere le critiche? bisogna parlare piano altrimenti andrà in frantumi? non capisco.

  8. L’ho visto ieri al Madison a Roma. E’ riuscito nuovamente nelle sale dopo la vittoria dei David di Donatello. Quando era uscito la prima volta me lo ero perso.
    Per me è stata una delusione totale.
    La storia proprio non regge.
    Si capisce benissimo che una donna così giovane, e bella, non può, in alcun modo, innamorarsi davvero di un umo così avanti nell’età, e non certo fascinoso.
    Aldilà dei numerosissimi indizi (troppi) disseminati da Tornatore il film è non prevedibile, ma addirittura scontato, al punto che mi sono chiesto, per tutta la durata della proiezione: “Speriamo che non finisce come immagino”.
    Ahimè, speranza vana.
    Il film finisce esattamente come lo spettatore intuisce troppo presto, per reggere un film così lento, e così barocco.
    Tornatore sa fare di molto meglio, anche nella regia, oltre che nella sceneggiatura che tutt’altro che perfetta a parer mio.
    Non basta riannodare tutti i fili per scrivere un plot perfetto.
    “Una pura formalità”, quello si che era un film innovativo, e fuori dagli schemi, ma siamo ben lontani da quelle latitudini!
    Quoto elena al 100%, condivido ogni singola parola dei suoi due commenti.
    Saluti da un quasi ex cineblogger.
    Rob.

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