Cogan (Killing them softly), Andrew Dominik 2012

Cogan (Killing them softly)
di Andrew Dominik, 2012

La prendo alla larga con un aneddoto. Negli Stati Uniti esiste una società che svolge da molti anni una ricerca di mercato sul gradimento dei film da parte del pubblico. Si chiama CinemaScore. Con l’aiuto di un sistema di rilevazione statistico che analizza le reazioni “a caldo” degli spettatori, il CinemaScore dà un “voto” ai film in uscita che va dalla A (anzi da A+) alla F. Dove però la C non è una sufficienza. ma un fallimento, una stroncatura da parte del pubblico. In tutti questi anni, sono infatti solo 8 i film che hanno preso una F: sei di questi film gravitano intorno al genere horror, a essi si aggiungono Solaris di Soderbergh e, appunto, Killing Them Softly di Andrew Dominik.

Il dato in sé non significa nulla, si intenda (un film irrilevante come Courageous guadagnò un raro A+), ma può restituire l’idea del grado di insoddisfazione che può dare un film come Killing Them Softly, che si presenta come un cupo gangster movie d’autore (peraltro con una star carismatica come Brad Pitt) ma che, alla fine dei conti, è un noir spocchioso, irritante e mortalmente noioso, terribilmente compiaciuto sia della sua insostenibile staticità, spacciata per scelta stilistica, sia della sua metafora politica ingenuotta (la sottigliezza di usare i discorsi di Bush e Obama sulla crisi economica come colonna sonora: no comment) sia del suo cinismo, che prende la forma della desolazione scenografica e della sgradevolezza un tanto al chilo – come se bastasse far vedere quattro strade di periferia piene di fango e due tizi che non si lavano da settimane per realizzare una parabola dolente sulla dissoluzione dell’America. La violenza gratuita non aiuta a risvegliare dal torpore, i dialoghi sopra le righe, decadenti e raggelanti, fungono più che altro da riempitivi, i nomi più altisonanti del cast sembrano capitati sul set tra un impegno e l’altro e recitano pigramente come se stessero inscenando uno sterile omaggio a sé stessi: un’amara delusione da un regista che, nei suoi film precedenti Chopper e L’assassinio di Jesse James, aveva fatto grandi cose. Qui ritroviamo, a tratti, il talento per la composizione visiva, per il resto Dominik si dà solo un sacco di arie senza andare da nessuna parte, e senza un briciolo di ironia. Un film brutto, seccante, pressoché irrecuperabile.

5 Thoughts on “Cogan (Killing them softly), Andrew Dominik 2012

  1. esatto: una schifezza clamorosa!
    :)

  2. paolie on 28 gennaio 2013 at 11:23 said:

    Grande Kekkoz! Il più grande abbaglio collettivo dell’anno scorso.
    Detesto quei film che ingigantisconno i propri difetti spacciandoli per scelte d’autore.
    “Ti sto annoiando a morte con un dialogo di venticinque minuti sui problemi coniugali di James Gandolfini perchè voglio farti riflettere sulla normalità della vita dei criminali, non perchè sono un cane di scrittore.”

  3. Andrea on 1 febbraio 2013 at 18:25 said:

    Esatto.
    L’ho visto tutto solo perche’ era una proiezione in lingua originale…
    Se fosse stata una versione doppiata avrei mollato tutto a metà.

    Noioso, borioso, inutile.

  4. Lollo on 6 febbraio 2013 at 09:52 said:

    E’ spocchioso persino il poster…

  5. Johnny on 14 febbraio 2013 at 19:06 said:

    Ma non diciamo bestialità: se dici che questo è un brutto film mentre Silver lining playbooks ce lo “porteremo per molto tempo nel cuore” allora mi sa che c’è qualcosa che non va nella tua capacità di giudizio.

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