Frankenweenie, Tim Burton 2012

Frankenweenie
di Tim Burton, 2012

Quant’è ironico che la Disney abbia promosso con entusiasmo il remake di un cortometraggio che, una trentina d’anni fa, costò al suo autore il posto di lavoro proprio alla Disney? Dopotutto è anche ironico che, grazie alla loro produzione, il maggior risultato commerciale di Tim Burton sia stato, in fin dei conti, il suo film meno riuscito. Ma tutto è bene, se l’exploit di Alice gli ha potuto procurare questa sorta di risarcimento in extremis: un lungometraggio animato in stop-motion che nonostante la tecnica magistrale rappresenta un viaggio alle radici del suo cinema, alla riscoperta delle ossessioni originarie. La quintessenza, o il bignami che dir si voglia, del burtonismo, dagli omaggi al cinema di James Whale alla fissazione per l’immaginario rètro e ripetitivo della provincia americana, fino all’adorazione per Vincent Price che rivive nel personaggio di Rzykruski, doppiato da Martin Landau (che già aveva resuscitato Bela Lugosi in Ed Wood). Raccontando la storia di Vincent, Burton rimette in scena la purezza della sua prospettiva unica, quella degli emarginati e dei diversi, e se tutta la perfezione formale (e narrativa, nella sua semplicità) rischia di farlo risultare un po’ troppo asettico e sterile, questo nuovo Frankenweenie è uno dei risultati più indiscutibili della sua filmografia recente – anche se il finale ammorbidisce molto il contrasto tra l’innocenza fanciullesca e l’irritante ipocrisia del mondo adulto. Burton, che tra alti e bassi non ha mai smesso di fare bei film (tra gli ultimi, Sweeney Todd e Dark Shadows sono ingiustamente sottostimati), finalmente ha girato qualcosa capace di riavvicinare tutti, anche i più inflessibili fan della prima ora, quelli che sono cresciuti con Edward e Beetlejuice e non hanno mai mandato giù Planet of the apes. Un curioso, tenero e divertentissimo viaggio nel tempo, pieno di trovate e di cuore, e con una favolosa sfilata finale di mostri horror.

5 Thoughts on “Frankenweenie, Tim Burton 2012

  1. finalmente tim è tornato dal mondo dei registi zombie, più vivo che mai!

  2. Cobra Verde on 3 febbraio 2013 at 01:13 said:

    Bel ritorno di Burton.

    @Kekkoz: ce l’hai un indirizzo e-mail? Vorrei chiederti un link per una pagina FB.

  3. Sweeney Todd e Dark Shadows sono ingiustamente sottostimati

    Verissimo!

  4. Piaciuto tanto anche a noi e concordiamo anche su Sweeney Todd: davvero sottovalutato

  5. Mauro on 17 aprile 2013 at 11:43 said:

    Non è un po’ troppo palese la dilatazione forzata del racconto? Ci sono film in cui vedi lontano un miglio la sua trasposizione da un libro, qui mi è parso evidentissima l’origine dal cortometraggio.
    A metà film mi sono messo a lavare i piatti. Non era mai successo con nessun film.
    Boh.

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