Les Misérables, Tom Hooper 2012

les_miserables_ver6_xlgLes Misérables
di Tom Hooper, 2012

Si è già affrontato in passato, parlando per esempio di un film fallimentare come Rock of ages, il discorso sulle diverse necessità di un musical e del suo adattamento cinematografico, bisogni di cui un regista e una produzione non possono non farsi carico, tanto più quando ne hanno i mezzi (un grande cast, un budget all’altezza, una trama che rimanda a un inestimabile immaginario storico). È possibile invece, ancora una volta, che un musical magnifico diventi un brutto film, in grado di scontentare persino i fan più accaniti dell’originale? Va detto che Les Misérables sconta una struttura tutt’altro che organica, giocata soprattutto su grandi assoli e duetti. Ma invece di regalare al musical un respiro cinematografico, attraverso l’applicazione di una visione personale d’insieme, Tom Hooper ha deciso di stringere costantemente i personaggi all’interno del quadro, in una serie interminabile di primi piani – tanto che per la maggior parte del tempo il film potrebbe essere ambientato in un set completamente deserto e non coglieremmo la differenza. Ma l’efficacia, la forza espressiva di un primo piano è inversamente proporzionale al suo abuso, e non ci vuole una scuola di cinema per capire che il troppo stroppia. L’idea di cinema di Hooper, comunque, si ferma qui: al di là dei soliti ineleganti cento grandangoli di maniera, Les Misérables è un film sostanzialmente privo di una qualunque direzione, che non sia quella di preparare l’occhio di bue per il successivo pezzo di bravura, senza però avere le spalle coperte dalla professionalità di un cast di Broadway o di West End. Le performance del cast, in tal senso, sono rese certamente più interessanti, per via della loro imperfezione, dalla scelta di utilizzare la presa diretta restituendo al musical una sensazione di realismo piuttosto inusuale per il genere – ma è quel tipo di idea che fa la differenza nelle cartelle stampa più che sullo schermo, e una volta passata la sbornia di I dreamed a dream (dove una straordinaria Anne Hathaway dà tutta se stessa, ricordiamolo, per una risicata manciata di minuti) ci si ritrova a sbadigliare nervosamente in attesa che finiscano le due ore e quaranta più lunghe, massacranti della stagione, buone giusto per riscrivere la definizione di mattone.

 

Una particolare nota di demerito all’edizione italiana: il film, quasi interamente cantato, è stato distribuito in inglese con i sottotitoli (e vorrei ben vedere) ma le pochissime parti parlate sono state doppiate, anche quando si trovano nel bel mezzo delle canzoni. Non ci vuole un genio per capire che l’effetto è tremendo: era davvero impossibile distribuirlo interamente in lingua originale? Vale la pena di domandarsi, in un esempio limite come questo, quale sia il prezzo di un ticket da timbrare per favorire voci che stanno in campo per una decina di minuti al massimo in totale. In ogni caso, una parte la pagano gli spettatori.

11 Thoughts on “Les Misérables, Tom Hooper 2012

  1. Sol on 25 marzo 2013 at 17:08 said:

    Io lo guarderò, se lo guarderò, in lingua originale, è lì pronto da settimane…al di là di questo, ero convinto che stavolta la distribuzione italiana avrebbe tirato fuori il coniglio dal cilindro e avrebbe optato per l’originale con sottotitoli integrale…e invece, scelta pietosa fatta forse per accontentare qualcuno…a scapito di tanti, forse troppi…

  2. vinz on 25 marzo 2013 at 17:33 said:

    E’ buffo: ho letto svariate recensioni di questo film, e NESSUNA spreca una riga sulla qualità della musica. E’ davvero cosi’ irrilevante in questo MUSICal? Se la risposta e’ si, questo mi sembra il fallimento piu’ grande.

  3. completamente in disaccordo, ma proprio completamente, col giudizio sul film ( senza rancore eh), d’accordo invece sulla follia del doppiaggio.

    mia recensione e punto di vista alternativo qui http://firstimpressions86.blogspot.it/2013/02/les-miserables.html ;)

  4. Claire on 25 marzo 2013 at 20:12 said:

    Non potrei essere più d’accordo sulla parte relativa al doppiaggio. Sul resto, invece, devo dissentire (non che il mio giudizio sia chissà quanto attendibile, si tratta di una mera opinione personale). Premetto una cosa: è dai tempi de Il discorso del Re che di Hooper non mi fido. Nel senso che sì, il film era “bello” (definizione limitante e limitata, ma in sintesi ci sta) eppure la regia non mi parve, all’epoca, del tutto convincente. E’ probabile che questa mia perplessità sia priva di fondamento (ma ad oggi Hooper non l’ho ancora “capito”, a livello registico).
    Però, paradossalmente, Les Mis mi ha appassionata assai – e non solo durante quel momento catartico che è I dreamed a dream. A mio avviso, la “finzione” sopracitata – innegabile – dipende dal fatto che è praticamente il musical del west end, paro paro. Si è voluto fare una (chiamiamola) sottospecie di opera, e perdinci se è venuta bene (e si consideri che io i Musical li sopporto poco). Per quanto riguarda i primi piani, poi, sono cose opinabili, su cui è impossibile avere una posizione del tutto coincidente col vero. Perché per alcuni possono essere un vezzo stancante, per altri no; io personalmente li ho apprezzati: trovo che abbiano giovato molto alla caratterizzazione dei personaggi, e che puntare su questo anziché su tutto l’apparato circostante sia stata una mossa vincente. Però, può darsi che io stia blaterando. :)

  5. Simone on 25 marzo 2013 at 21:34 said:

    Diciamo che 2ore e40 sono un buon deterrente per dare priorità ad altri film, oltre al fatto che sono spesse volte d’accordo con te.
    e poi almeno in quello di tim burton c’era del sangue.

  6. Simo on 28 marzo 2013 at 10:33 said:

    completamente d’accordo.
    come ebbi modo di dire di là: faccioni canterini
    il cinema dov’è?

    • Letizia on 19 marzo 2014 at 20:09 said:

      Bè, ma c’è da dire che Sweeney Todd è un film di tipo macabro,il sangue ci “deve” essere.
      Secondo me però, in fatto di scene sanguinose in Les Miserablès la dose è giustissima. Ripeto è un mio parere.

  7. Marco on 13 aprile 2013 at 09:44 said:

    Mi trovo in disaccordo. Io non sopporto i musical, questo è il primo che mi è piaciuto (e anche tanto) negli ultimi 20 anni. Visto in edizione originale, non è per nulla un mattone. Dura molto, è vero, ma le vicende dell’arco narrativo sono davvero molte e non mi sembra che siano state stirate e allungate per dare spazio alle canzoni. Io direi invece che c’è molto movimento, succede sempre qualcosa e spesso è qualcosa di sconvolgente che cambia il corso della narrazione. Non ci si stufa delle canzoni perchè non ci sono balletti inutili; mentre cantano, i protagonisti sono parte della vicenda, non cantano fine a se stessi giusto per divertimento. Sembra di guardare un’opera lirica dei giorni nostri, in cui gli attori invece che parlare, cantano. Il film è fatto molto bene, cast, costumi, scenari, scenografia. Un ottimo “mattone” a mio avviso

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