Hitchcock, Sacha Gervasi 2012

Hitchcock
di Sacha Gervasi, 2012

Un regista come Alfred Hitchcock non ha certo bisogno di essere “riscoperto”, ma ci troviamo ugualmente in un periodo di intensa rielaborazione (inclusa la serie tv Bates Motel che, citando Serialmente, è più una fanfiction su Psycho che un prequel) le cui conseguenze assomigliano a quelle che coinvolsero la figura di Truman Capote qualche anno fa. Infatti, anche stavolta nel giro di pochi mesi sono stati prodotti due film che si concentrano su una fetta della vita (privata e professionale) del grande regista inglese: il primo è The Girl, film tv con Toby Jones (che, guarda caso, era stato Capote in Infamous) sul morboso rapporto di Hitchcock con Tippi Hedren; il secondo è questo, è diretto da Sacha Gervasi (che aveva esordito con lo splendido documentario sugli Anvil), è certamente più “gentile” con le perversioni di Hitch, e racconta proprio il periodo della rischiosa produzione di Psycho, fatta ancora più drammatica dall’esigenza di rendere in qualche modo “decisiva” la narrazione, concentrandosi soprattutto sulla relazione privata e professionale con la moglie Alma Reville. Il tratto più distintivo del film è indubbiamente la performance di Anthony Hopkins, che interpreta Hitch con un gusto mimetico che sta a metà strada tra la meraviglia e la mascherata da quattro soldi; il resto del cast finisce un po’ nell’ombra, come è ovvio che sia, ma il film cerca soprattutto di spingere sul gioco “interattivo” con i fan del regista – coinvolti, a qualunque livello: gran parte del minutaggio è speso indicando lo schermo dicendo “questa la sapevo” (la realizzazione di alcune scene, il rapporto con Vera Miles e Janet Leigh, la curiosità di sentir dire che Vertigo era stato un macello commerciale) o considerazioni sparse sulla somiglianza (a dire il vero, notevole) tra James D’Arcy e Anthony Perkins. Uno dei grossi problemi del film, semmai, parte proprio dal suo titolo, Hitchcock: forse è un gioco della sedia in cui c’è una sola sedia, ma non si può certo ignorare l’intenzione sottesa. Perché una cosa è dire che Psycho è un capolavoro, e ci siamo; un’altra è spingersi (anche se lo si fa implicitamente) a definirlo come unico e indiscutibile culmine della carriera di Hitchcock, con la pretesa di poter spiegare non solo tutta l’arte ma persino tutta la psicologia dell’autore attraverso questo limitato e tutt’altro che oscuro periodo. Quindi, se come racconto divertito, sciocco e inoffensivo di una manciata di mesi, o meglio ancora come ricostruzione “storica” della produzione di un titolo leggendario, si lascia guardare (ogni piccolo spiraglio su un sistema superato o defunto è irresistibile per qualunque cinefilo, nostalgico o meno), come ritratto compiuto dell’uomo e del genio un film come Hitchcock è sostanzialmente improponibile.

One Thought on “Hitchcock, Sacha Gervasi 2012

  1. il titolo in effetti non è dei più azzeccati.
    non è un biopic a tutto tondo (nel caso di hitchcock è proprio il caso di dirlo), quanto un film sulla lavorazione di psyco. e in quello per me è parecchio riuscito

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