Antiviral, Brandon Cronenberg 2012

Antiviral
di Brandon Cronenberg, 2012

È facile (e ammissibile) ironizzare su un film come Antiviral. Il solo fatto che il figlio di David Cronenberg abbia deciso di debuttare con una storia simile (una società che inietta a pagamento ai suoi clienti le malattie delle celebrity) rende quasi automatiche riflessioni sulla sua inevitabilità; dovuta, magari, a una formazione personale che (scioccamente) ci piace immaginare piuttosto disturbata. Ma la verità su Antiviral è che Brandon, in questo primo film, mostra già una personalità notevole, rarissima per un regista al suo esordio. I temi del film, in primis quello della mutazione della carne, non sono certo nuovi (la sequenza horror onirica, splendidamente disturbante, sembra quasi un omaggio a registi come il padre o Tsukamoto) ma quella di Brandon è tutt’altro che un’imitazione di David; è, piuttosto, una sorta di prosecuzione. Fatta, però, non dall’ennesimo emulo, ma da un giovane autore ambizioso ed estremamente preparato, aggressivo ma dotato di un ammirevole controllo del mezzo espressivo, che mostra di aver colto la chiave, lo spirito del suo predecessore. E che decide di raccogliere la staffetta, quella di una testimonianza importante per il cinema degli ultimi trent’anni. Dimostrando, tra le altre cose, un talento visivo impressionante, giocato sul contrasto tra ambienti asettici e pulsioni morbose, tra l’esattezza delle simmetrie e la furia delle materie organiche, sfruttando in modo perfetto il volto unico di Caleb Landry Jones, e realizzando una strepitosa riflessione sulle ossessioni somatiche della nostra civiltà, in bilico tra fantascienza, parabola e incubo.

4 Thoughts on “Antiviral, Brandon Cronenberg 2012

  1. Bandini on 8 maggio 2013 at 21:53 said:

    Ma esce anche da noi?

  2. vespertime on 8 maggio 2013 at 22:22 said:

    bravo! ho letto molte critiche immeritate su questo film su cui non mi sono mai trovato d’accordo!

  3. Io avevo un approccio indulgente ed:ero persino disposto a perdonare il figliodartismo, del resto lo ho fatto anche con Sofia Coppola, Ami Mann, Jennifer Linch, ma sono stato costretto a cassare Antiviral già a metà visione. Noioso, velleitario, ma soprattutto poco personale, anche se il talento visionario sembrerebbe esserci.

  4. Commento praticamente perfetto! Lo condivido appieno. Il cinema di Brandon Cronenberg possiede prerogative originali pur dialogando con l’opera del padre sia in termini concettuali sia direttamente, con la scelta di girare in Canada e fare della splendida Sarah Gadon, già Elise Shifrin in Cosmopolis, la sua musa, a metà tra l’iperreale e il carnale più mefitico.
    Antiviral possiede un suo preciso codice visivo in cui il minimalismo e una ricercata simmetria convivono insieme a un’attitudine organica vicina a Francis Bacon.

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