Iron Man 3, Shane Black 2013

Iron Man 3
di Shane Black, 2013

Tralasciato il flashback iniziale, che ha una mera funzione narrativa (ma che fa trasalire una generazione di italiani grazie a – o per colpa di - Blue degli Eiffel 65), è una delle sequenze successive in questa terza avventura del personaggio Marvel (la quarta, ovviamente, se includiamo The Avengers) a essere sintomatica dell’atteggiamento che il film prenderà nelle due ore successive: il protagonista, nel suo laboratorio, indossa una delle sue (numerose) armature lanciandosi addosso i pezzi. Nell’universo tecnologico di Iron Man siamo ben disposti ad accettare, come accadrà poi nell’inevitabile, tumultuoso, roboante e spettacolare duello finale, che i pezzi vadano sempre al loro posto con una grazia scientifica che ha, indubbiamente, qualcosa di magico; in questo incipit, invece, si nota subito che qualcosa non quadra. Vale a dire: le parti sembrano ribellarsi, sbattono contro il corpo di Stark, lo feriscono, lo buttano a terra. Causa di questa impasse, ci dice il film con hollywoodiana chiarezza, sono i fatti di New York, quelli raccontati in The Avengers; ma al centro della crisi di Tony, autentico nemico da sconfiggere (ben più della coppia formata da Killian e il Mandarino: non c’è dubbio che la saga di Iron Man abbia un problema con i “cattivi”), c’è la risoluzione del rapporto tra l’uomo in carne e ossa e le sue componenti tecnologiche. In questo senso il film di Black è la chiusura ideale del discorso metamorfico aperto dal primo capitolo: la sua conclusione risponde proprio a questa esigenza, con un punto. Ma la scelta di internalizzare il conflitto, una soluzione che sulla carta non sembra avere nulla di originale, viene eseguita da Black in un modo eccellente, originale, frutto della sua particolare carriera: ai film di Iron Man serviva, dopotutto, proprio uno sceneggiatore. Non tanto per la robustezza dello script (in cui accadono due o tre cose palesemente “sbagliate”) ma per lo stile, l’anima, e per un piglio ancora più legato alla commedia (lo svelamento del Mandarino è soltanto uno dei molti esempi possibili) che nei capitoli precedenti. Così Black è riuscito a liberare la serie dal pantano di un inerme secondo capitolo, restituendole una personalità indebolita, per forza di cose, dal progetto Avengers: rimettendo Tony Stark al centro dell’azione. La parte più riuscita del film, infatti, è quella che lo vede privato della sua armatura, alle prese con crisi di panico oppure con piani d’azione à la McGyver, o con un bambino che arriva dritto sparato da un film di Spielberg e che si becca pure la battuta migliore del film: “Adesso possiamo parlare degli Avengers?”. Ma anche se i punti di forza del film rientrano nella zona più umana del personaggio (merito, anche, di un Robert Downey Jr per il quale bisognerebbe riscrivere i dizionari), ciò non impedisce alla produzione di darsi allo spettacolo più oneroso, spudorato: in fondo, si tratta pur sempre di un film da 200 milioni di dollari. E se si facesse un torneo delle sequenze più clamorose della stagione, quella del volo dall’Air Force One in fiamme, girata per aria da una troupe di paracadutisti, non avrebbe molti rivali.

7 Thoughts on “Iron Man 3, Shane Black 2013

  1. d’accordo su tutto… ma potresti esplicitare questa frase? “(in cui accadono due o tre cose palesemente “sbagliate”)”.

    bentornato

    • [SPOILER]

      Non mi piace molto fare le pulci alle sceneggiature, trovo che sia un esercizio spesso sterile, oltre che abusato. Detto questo, nello specifico, un esempio potrebbe essere la comparsa improvvisa, un po’ troppo “conveniente”, delle armature nascoste con cui si svolge il duello finale: è quasi un deus ex machina, e di fatto vanifica gran parte della tensione narrativa accumulata. Il termine “sbagliato” è un po’ forte, in effetti: ma mi salvano le virgolette…

  2. Giò on 3 luglio 2013 at 17:52 said:

    Sinceramente l’ho trovato troppo “cartoon” troppo facile.
    Meglio il secondo dove il villain era davvero “villano”, non questo mandarino che è la parodia di se stesso.

    • Capisco. Personalmente, però, trovo molto più “facile” mettere in campo un villain più tradizionale che ridiscuterne il ruolo, come fa invece questo capitolo. Infatti il Mandarino, qui, ha la funzione di depistare tanto l’eroe quanto lo spettatore.

  3. Welcome Back Kekkoz!
    il film l’ho visto e mi è piaciucchiato, ma è davvero troppo troppo gigghioneggiante per i miei gusti. è vero che Iron Man gigioneggia da sempre, ma non si prende mai sul serio nemmeno quando fa finta di farlo…non lo so. O forse sono ancora arrabbiata per come mi hanno ridotto Ben Kingsley. Perchè Ben, tu eri Ghandi, GHANDI DICO.
    Scoprire di avere la lampada di Iron Man nel salotto è stata però una bella scoperta.

  4. Giò on 4 luglio 2013 at 13:04 said:

    Quoto Alessia: Ma come ha fatto Ben ad accettare una parte così?
    Eh si che di cattivi ne aveva fatti bene… ed anche mooolto inquietanti…..

  5. giordano on 4 luglio 2013 at 15:00 said:

    Bentornato!

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