Pacific Rim, Guillermo Del Toro 2013

Pacific Rim
di Guillermo Del Toro, 2013

Quand’ero giovane – e dico giovane per davvero, mica per titolo – mi poteva capitare di rivedere un film nuovo una seconda volta. Avevo più tempo libero, più energie? Se non riesco nemmeno a stare a pari con i post sui film che vedo, chiese con un’evidente domanda retorica, quanto tempo potrò mai avere per fare un bis? Nel corso di quest’anno solare, per esempio, mi è successo di rivedere in sala soltanto un film.

Questo film è Pacific Rim.

Il motivo per cui sono tornato a vederlo non ha nulla a che vedere con la razionalità. La prima volta che vedi Pacific Rim, se hai la fortuna ma anche il desiderio di “entrarci” (dimenticando per un’ora e mezza di essere uno sbuffante, bolso, noiosissimo adulto), può essere un’esperienza emotiva totalizzante. In tal senso, il film di Guillermo Del Toro è uno dei più generosi blockbuster degli ultimi (parecchi) anni, si offre totalmente allo spettatore, sostituisce lo strato (sottile o spesso che sia) di sarcasmo con un’avvolgente crosta di passione per l’avventura pura, per le sue meravigliose macchine, per i suoi eroi senza macchia e con qualche paura. Farsi letteralmente travolgere da un film come Pacific Rim (non per forza da lui, dico, ma preferibilmente) è un’esperienza che consiglio, una volta ogni tanto; perché è vero, sembrerai meno figo agli occhi dei tuoi amici (pace all’anima loro) perché tremavi mentre gli jaeger si immergevano sott’acqua per sfidare i kaiju, perché non riuscivi a trattenere una lacrima mentre Idris Elba in armatura motivava i suoi uomini a cancellare l’Apocalisse – ma il film ti invita a fare proprio questo, a fare un viaggio nel tempo, a goderti lo spettacolo del cinema come quando avevi tredici anni, spingendoti a ricordare che quel ragazzino è ancora lì dentro da qualche parte. Perché non accontentarlo? Per quello sono tornato a vedere Pacific Rim, perché la prima cosa che ho pensato quando sono partiti i titoli di coda è stata: dio, che voglia di rivedere questo film. Quante volte vi capita, ormai?

L’ho fatto alla prima occasione – sempre in un teatro IMAX, che fa sicuramente la differenza. E ho capito, o meglio ho avuto conferma (perchè sarò pure un emotivo, ma non sono uno sprovveduto) che un film non può funzionare così bene a livello immediato senza essere un grande film – tanto più che si tratta di un’opera che, nella generale indolenza dei franchise, ha avuto il coraggio di scrivere la propria mitologia su un foglio bianco. La seconda volta ci si diverte ancora, quindi, ma si comincia ad apprezzare, veramente, tutto quello che c’è sotto. La semplice, forse artigianale cura con cui sono disegnati i personaggi, in particolare quello di Rinko Kikuchi. La brillante scaltrezza con cui Del Toro e il co-sceneggiatore Travis Beacham sfruttano sia la comodità dei cliché da action movie (come le schermaglie à la Top Gun) sia una ricchissima dote di precursori culturali (un discorso a sé che sono troppo pigro per fare, e che comunque hanno già fatto tutti), ma sempre e comunque a vantaggio del racconto, sempre con in mente lo spettatore e non i riferimenti stessi. Gli elementi più tipici del regista, come la direzione degli attori, l’abilità nell’usare il comic relief con pertinenza narrativa (Ron Perlman, Charlie Day e Burn Gorman: sono tutti suoi), di bilanciare l’ingombrante carisma dell’incredibile Pentecost con un’ironia imprevista e impeccabile. La fotografia di Guillermo Navarro, il cui apporto è fondamentale in molte sequenze, come quella più clamorosa e complessa del film, il flashback di Mako Mori. Una produzione che è sontuosa, ma serrata, in cui nemmeno un dollaro sembra andare sprecato e dove si respira un’aria di diversità culturale che è difficile riscontrare nei più redditizi (e “più americani”) blockbuster recenti.

Non sono tornato a vedere nessun altro film, forse, perché non c’era nessuno che lo meritasse altrettanto. Lo dico a prescindere da un discorso di qualità, di lista, ma lo dico con il cuore e con la testa – e pure con un pizzico di acrimonia, visto lo scarso successo che Pacific Rim ha avuto presso il pigro, bolso, sbuffante pubblico occidentale. E sapete che c’è? Ho già voglia di vederlo per la terza volta.

22 Thoughts on “Pacific Rim, Guillermo Del Toro 2013

  1. Caro Kekkoz,

    concordo quasi sempre con le tue recensioni, ma stavolta no.

    Forse non è neanche con te che ce l’ho, ma con tutti gli entusiasti di Pacific Rim che lo avevano pompato in questi mesi dopo le anteprime e all’uscita in sala.

    Sono andato al cinema carico di aspettative e di entusiasmo, e non dico di essere rimasto delusissimo, ma insomma “MEH”.

    Se l’impianto visivo è effettivamente fichissimo, quello della sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, pure in chi è disposto a lasciarsi trasportare al massimo dalla storia, e a sospendere ogni giudizio.

    Non posso credere che non ti abbiano fatti torcere il naso, per usare un eufemismo, la superficialità con cui sono stati superati alcuni fondamentali twist narrativi come “il rifiuto della chiamata dell’eroe” (Non combatterò più! Mio fratello è morto! – No, tu combatti! – Va bene, combatto.), o il superamento del veto di Pentecost in merito alla guida dello Jaeger da parte della tizia, per non parlare della prevedibilità di tutto. Ti presentavano un personaggio e sapevi immediatamente che sarebbe stato immolato. Anzi, succedeva anche prima di quanto uno si aspettasse. Poi i monologhi/dialoghi “motivazionali” dei vari personaggi sono bolsi e sciapi.

    Bastava poco per farne un capolavoro. Una sceneggiatura all’altezza, tipo.

    E.

    • Che serietà, Emanuele! ;-)
      (La mia risposta è contenuta nel post, non ho molto da aggiungere.)

      • Ahahah, sì, ne ho fatto proprio una battaglia personale! :)

        Va bene i clichè, nulla da aggiungere, ma anche i clichè hanno bisogno di essere motivati ogni volta, e lo sviluppo narrativo deve funzionare senza bisogno di appigli esterni (e funzionare bene), soprattutto quando segue uno schema classico ed essenziale come in “Pacific Rim”.

  2. A ciascuno la sua battaglia, come vedi io sto nella fazione opposta. Ma ti garantisco che non ho alcuna pretesa che tu debba pensarla come me, essere in disaccordo è una figata.

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  3. Infatti! Figurati, ho combattuto indefessamente contro “Django Unchained”, che problema mai sarà “Pacific Rim”! :P

  4. No, mi dispiace ma no.
    Io in questo film ci credevo tantissimo, quando è uscito il secondo trailer (quello dove il mostro viene preso a colpi di petroliera in faccia per intenderci) ero attaccato alla parete dell’ufficio a urlare che il mondo era un posto bellissimo.
    Però poi sono andato a vedere il film. Che delusione.
    Delusione perché dopo il prologo veramente mondiale il film praticamente si perde per strade tutte sue dove alla fine non si va a parare da nessuna altra cazzo di parte se non quella che avevi immaginato tipo 45 minuti prima. Non esiste.
    Tacendo del fatto che ho trovato il discorso di Pentecost niente di memorabile e il finale un po’ tirato via.
    Ovviamente è stato comunque un evento. Un film che dal punto di vista delle palle non si vede tutti i giorni. Ma non era minimamente paragonabile a quello che avrebbe potuto essere con una struttura narrativa un po’ più corposa e meno bambinesca.
    I comic relief li ho letteralmente odiati. I bambini invece no, ci hanno voluto bene ai due scienziati picchiatelli. Ma io perché devo farmi piacere le stesse cose di un moccioso non lo capirò mai.

  5. Purtroppo sono totalmente d’accordo con Emanuele anche se qualndo il testone dello Jaeger è calato nel corpicione mi sono davvero emozionata, avevo i brividi.
    E comunque la migliore è la bimba giapponese del flashback!!!

    Bella rece del menga che ho fatto.
    Teddy

  6. …che io sia totalmente d’accordo è tutto sommato poco rilevante, ma anch’io avrei voluto rivederlo subito, e ho raccomandato ai miei amici di andarci subito e vivere l’esperienza.

    Alcuni l’hanno fatto, piaciuto gnente, derisione generale.

    Ma kekkoz lo conoscono e lo rispettano: la rece di oggi è un po’ la mia…riabilitazione.
    Thanks (e Viva Pacific Rim)
    Alex

  7. Noto che siamo in inferiorità, ma per quanto mi riguarda ho provato le stesse sensazioni che descrive kekkoz. Emanuele ha anche ragione per certi versi, ma secondo me non è quello il taglio giusto per affrontare questo film. Io l’ho visto in connessione col me stesso bambino/ragazzino che passava le giornata e vedere i film e cartoon coi kaiju e me la sono spassata un mondo (per non dire di alcune trovate, come quella del battito cardiaco e dell’alato).

  8. totalmente d’accordo con la recensione… non ballavo sulla sedia più o meno dall’anno scorso, con the avengers! (ecco, quello e iron man 3 li ho visti 2 volte al cinema, questo purtroppo no)

    spero ingenuamente in un sequel…?

  9. Gli unici film che ho visto due volte al cinema sono stati Inception e The Avengers…questo no, non è male, ma non mi scalda proprio il cuore e non mi fa venire nemmeno un brivido…peccato

  10. Filmone TOTALE.
    Certo, pieno di ingenuità, ma al di là del fatto che è uno spasso cosmico, non si prende mai troppo sul serio e sì, invita a un’immersione e coinvolgimento che vanno oltre l’accettazione critica.
    La trama è poverella e scontata, ma dopotutto si tratta di un film di robottoni che fanno a mazzate con dei mostri giganti, non di Shakespeare. Niente di più, niente di meno.

  11. E’ dall’uscita del film che aspetto di leggere un tuo parere su Pacific rim.. mi trovi completamente d’ accordo con te e anch’io ho sentito il bisogno di vederlo una seconda volta.
    Questo film e’ un “giocattolone” o almeno io l’ ho preso in questa maniera, le piccole incongruenza per carità ci sono ma c’erano anche nei cartoni animati a cui si ispira, io da piccolo mi chiedevo perché Aran Banjo non usasse subito l’ attacco solare con il suo Datarn3 e più o meno qui ci si fanno le stesse domande che lasciano il tempo che trovano.

  12. Astarte on 19 settembre 2013 at 23:44 said:

    Mi rendo conto con orrore che l’ultimo film che ho visto due volte di seguito al cinema è stato Alien.
    E dopo quello ci sarò andato una decina di volte, da allora.
    Quando ancora riuscivo a muovermi agevolmente con il deambulatore, insomma.

  13. Amen. Sottoscrivo tutto. Per tutta la durata del film ho smesso di preoccuparmi di tutto. però W i Kaiju!

  14. Massimo rispetto al tuo entusiassmo, se un film ti entra nel cuore è amore, e al cuore non si comanda.
    Io ho sofferto il caos visivo degli scontri notturni con i godzilloni, ma nel complesso mio sono divertito-non entusiasmato.
    Se pi apriamo il tema “quale film rivedresti 2/3 volte al cinema quest’anno ?”, la mia risposta è immediata:
    - Spring Breakers
    - Lords of Salem
    - Blind Detective (se mai passasse in sala ).

  15. L’ultimo film che ho visto due volte di seguito al cinema è stato “Le casalingue”.
    ;-)

  16. D’accordo con Emanuele… ‘sto film è una specie di Sucker Punch con i robottoni… e ho detto tutto! :-(

  17. L’ho visto ieri sera. Aspettative? Divertirmi di brutto.
    Risultato?
    Non ho messo 5 solo perché oggi son tornato il solito adulto rompiballe… sigh

  18. Io credo che se parli dei Kaiju e di grandi Mecha il pensiero dello spettatore vola immediatamente a Neon Genesis Evangelion.
    Per questo il film mi ha lasciato tiepido: non c’è la stessa passione, la stessa connessione combattente/mecha che tanto entusiasmava nel referente anime.
    In una qualche maniera la mia sensazione è che il film sia stato fatto (in modalità analogica) da qualcuno che si è perso la complessità degli ultimi venti anni di mecha. Mi da la sensazione che sia un passo indietro, anche se divertente – ca va sans dire.
    My two cents.

  19. il_dima on 30 luglio 2014 at 04:43 said:

    Ho acceso il pc pensando che si trattasse solo di robbottoni. Poi ho fatto i conti con la Storia del Cinema.
    Punto e a capo.

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