The East, Zal Batmanglij 2013

The East
di Zal Batmanglij, 2013

Da queste parti si è parlato a più riprese di Brit Marling, una delle più interessanti e anomale figure del cinema indipendente americano. Dopo aver scritto e interpretato due film eccezionali come Another Earth e Sound of my voice, era quasi naturale che l’attrice si confrontasse con una produzione più ambiziosa e (molto relativamente: siamo intorno ai 6,5 milioni di dollari) più ricca, grazie al patrocinio dei fratelli Scott. Diretta ancora una volta dal Batmanglij di Sound, la Marling mantiene anche il ruolo di co-sceneggiatrice e produttrice, ma The East è un film meno inconsueto dei precedenti: si tratta, di fatto, di un ecothriller all’apparenza piuttosto semplice, su una talentuosa ex agente dell’Fbi, ora impiegata nel settore privato, che si infiltra in un gruppo di attivisti. Il formato dell’undercover cop che rivede le sue posizioni affascinato dal carisma del capo della setta (comprensibile, trattandosi di Alexander Skarsgård) è rispettato, ma il film affronta i temi legati ai metodi e alle responsabilità della sovversione sociale ed economica con una lucidità decisamente superiore alla media hollywoodiana. Poco interessati a dare risposte compiute, tantomeno a tracciare definizioni di merito e colpa, Marling e Batmanglij giocano tutto sull’ambiguità morale dell’una e dell’altra parte; suggerendo, semmai, un’interpretazione più forte con la cinica rigidità di Patricia Clarkson, autentico villain del film. Chiaramente, la Marling si ritaglia il ruolo centrale e lo porta a casa con una prova di notevole intensità, anche se qua e là si fa rubare la scena, e non soltanto da uno Skarsgård terribilmente magnetico: pur relegata al secondo piano, Ellen Page mostra ancora una volta una comprensione assoluta della parte e finisce per regalare alcuni dei momenti migliori del film. Chiuso, ed è un marchio di fabbrica, da un finale a effetto che mette in discussione quanto visto fino ad allora, The East ha portato forse Brit Marling e soci in territori cinematografici più rassicuranti, ma il cinema della sua personalissima setta (il cui prossimo capitolo sarà I Origins di Mike Cahill nel 2014) continua a produrre opere in grado di porre questioni delicate, in particolare sulle nostre aspettative legate al patto narrativo, mascherate da un approccio professionale e impeccabile alle stesse convenzioni del genere. Non è mica da tutti.

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