Journey to the West: Conquering the Demons, Stephen Chow (e Derek Kok) 2013

Ci sono voluti cinque anni perché Stephen Chow tornasse alla regia dopo la (relativa) delusione del tenero CJ7. Per il suo ritorno, una delle più grandi star in patria (ma anche all’estero grazie a due titoli epocali come Shaolin soccer e Kung Fu Hustle) ha scelto di restare soltanto dietro la macchina da presa e tornare alle origini, dirigendo l’ennesima variazione sul tema di Journey to the West, il poema epico cinquecentesco che ha dato il vita, tra i tanti film e serie tv, a un capolavoro come il dittico A Chinese Odyssey di Jeffrey Lau (1995) di cui Chow era proprio il protagonista. Gli impressionanti numeri di questo Conquering the demons al box office cinese (è il più grande incasso del 2013) sono comprensibili: in questo affollato racconto fantastico pieno di trovate, bizzarrie, magie, combattimenti, amori e morti spietate, si respira un amore puro per il cinema d’avventura (e per la grande tradizione di Hong Kong) ma si ritrovano anche tutte le caratteristiche del cinema della superstar Chow, dal percorso di riscatto del perdente emarginato (l’imbranato ma volenteroso protagonista Tang Sanzang, qui interpretato da Wen Zhang) al suo umorismo tipicamente demenziale che va a braccetto con un esasperato romanticismo – dualità incarnata perfettamente dalla meravigliosa, magnetica e ironica Shu Qi. Fin dalla prima, folle sequenza, in cui un demone marino aggredisce un villaggio facendo fuori un’intera famiglia in pochi bocconi, Chow mette subito in chiaro uno spiccato e divertito sadismo (di cui faranno le spese soprattutto i personaggi secondari), oltre che un disinteresse totale nei confronti del pubblico “globale”, lo stesso a cui sembrava essersi rivolto con le sue ultime opere, e allo stesso modo delle loro limitanti convenzioni narrative. Complice l’espansione crescente del mercato cinese, questo è un film pensato per il pubblico locale, che è in grado di cogliere ogni sfumatura, ogni citazione della complessa mitologia che ruota attorno al “monkey king”, un’audience che è in linea con l’incontenibile surrealismo della messa in scena e che infatti ha risposto con notevole entusiasmo. Ma la verità è che il genio di Chow è in grado di attraversare, abbattere, calpestare queste differenze culturali, e che c’è un pezzo del suo Journey to the west anche per noi poveri, grigi, tristi occidentali; a patto di settare la propria mentalità su “aperto” e il proprio senso dell’umorismo su “completamente fuori di testa”, Conquering the demons è un film irresistibile, prodigioso e sinceramente esilarante.

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